Sparatoria a San Giovanni, identificato l?aggressore: «Una spedizione punitiva»
Due distinte regie dietro la notte thriller che ha insanguinato le strade di Napoli. A meno di ventiquattro ore dall?omicidio che ha scosso il quartiere San Lorenzo e dal triplice ferimento...
Due distinte regie dietro la notte thriller che ha insanguinato le strade di Napoli. A meno di ventiquattro ore dall’omicidio che ha scosso il quartiere San Lorenzo e dal triplice ferimento di San Giovanni a Teduccio, sul tavolo degli inquirenti c’è una prima, granitica certezza: i raid, a dispetto della strettissima finestra temporale che li separa, non sono in alcun modo collegati. Due episodi distinti, dunque, e altrettanti moventi. Sullo sfondo, però, un solo - poco rassicurante - comune denominatore: il contesto camorristico nel quale sono maturati. Il duplice binario investigativo sembra intanto destinato a percorsi radicalmente differenti. Avrebbe le ore contate l’uomo che, in via Vigliena, ha fatto fuoco contro un intero nucleo familiare. Il misterioso pistolero sarebbe intervenuto per prendere le parti del figlio, un ragazzino di appena sedici anni, che poco prima aveva importunato una donna. Un atto di arroganza che avrebbe innescato la difesa dei tre uomini che, di lì a breve, avrebbero però pagato a caro prezzo quel gesto di “cavalleria di strada”. Ben più profondo e oscuro, invece, il pozzo in cui affonda le radici l’omicidio di Antonio Mauro, ucciso come un boss in via Rosaroll.
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Caccia all'uomo
Il compito di dipanare il bandolo della matassa è ora nelle mani degli uomini della Squadra mobile che, sotto la guida del primo dirigente Mario Grassia, hanno lavorato senza sosta dalle ventidue di martedì - quando è scattata la trappola mortale a San Lorenzo - ad oggi. Un quadro labirintico, in cui le prime tessere sarebbero però già in procinto di essere ricomposte. È il caso della spedizione punitiva scattata nell’area est. Gli investigatori di via Medina, supportati dai colleghi dell’Upg, hanno interrogato fino a tarda notte il sessantunenne Salvatore Ambrosio, pregiudicato di modesto calibro attivo nel settore dello spaccio, e i figli Ugo e Vincenzo. Nonostante i proiettili conficcati nelle gambe, il trio familiare avrebbe mostrato una certa apertura alle indagini, indicando soprattutto il motivo che ha armato l’aggressore. A dare fuoco alle polveri, un rimprovero maldigerito.
I tre avrebbero ripreso un ragazzino che, proprio davanti ai loro occhi, aveva messo sotto torchio una donna che percorreva via Vigliena. Tra i tre e l’adolescente, che a dispetto della giovanissima età ha già alle spalle diversi controlli di polizia, sarebbero subito volate parole grosse, forse qualche spinta, poi ognuno per la propria strada. Questione archiviata? Neanche per sogno. Dopo una manciata di minuti il sedicenne sarebbe tornato alla carica con i “rinforzi”: il padre armato fino ai denti. L’uomo, dopo aver affrontato Ambrosio senior, ha quindi estratto la pistola che aveva portato con sé, premendo a ripetizione il grilletto e ferendo i tre “rivali” agli arti inferiori. Incrociate le versioni fornite dalle vittime, ieri pomeriggio gli uomini della Mobile hanno bussato alla porta del sospettato. Di lui, conosciuto negli ambienti investigativi per la vicinanza al clan Formicola, in casa non c’era però alcuna traccia. La caccia all’uomo è appena partita.
Giallo in centro
Se il cielo sopra San Giovanni a Teduccio sembra destinato a schiarirsi a breve, le nubi sui vicoli del centro storico si fanno invece assai minacciose. La partita investigativa è in questo caso decisamente più complessa e insidiosa. Sull’asfalto di via Cesare Rosaroll, all'incrocio con via Pontenuovo, i sei colpi di pistola che hanno spento la vita di Antonio Mauro raccontano un’altra storia: una sentenza di morte pianificata nei minimi dettagli. Mauro, dopo essere già scampato a un agguato nel maggio del 2007, in passato ha scontato pesanti condanne per la sua vicinanza agli affari del gruppo Mazzarella. Il suo ultimo identikit fornisce però un ritratto diverso. La vittima era infatti il genero di Nunzio De Luca, già sfiorato da alcune inchieste anticamorra e a sua volta fratello del più noto Gennaro “’o muntato”, inquadrato dagli inquirenti della Dda come uno dei pezzi da novanta del clan Contini. Sul tavolo dei pm che stanno lavorando al caso - il fascicolo passerà ad horas sotto il coordinamento della Dda - ci sono due ipotesi, percorse entrambe con la stessa convinzione: epurazione interna, dovuta forse a un’ingente somma di denaro, o attacco degli eterni rivali della holding Mazzarella, egemone tra l’altro nella zona in cui è scattata l’imboscata. Due indagini speculari per una città in cui la diffusione delle armi continua a fare paura.