Napoli, Max Pezzali allo stadio Maradona: rotta per casa di D10s
Il Mattino

Napoli, Max Pezzali allo stadio Maradona: rotta per casa di D10s

Sabato 20 giugno 2026
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Il primo a sorprendersi del successo-revival che sta vivendo è proprio lui, Max Pezzali, l’uomo che ha resuscitato l’Uomo Ragno per poi partire alla ricerca del tempo perduto: gli anni Novanta. «Tra tutte le tournée che abbiamo progettato in questi anni questa è quella che più celebra un periodo preciso: i Nineties», conferma l’ex 883 prima di salire sul palco del Maradona, davanti a cinquantamila orfani di quel decennio. Che non vive solo nelle canzoni snocciolate senza pietà come in un Festivalbar ad personam, un vero e proprio «FestivalMax». Visual e citazioni contribuiscono a sollecitare l’amarcord di chi c’era e di chi non c’era, prima dello show c’è persino tempo per il karaoke di «Notti magiche»: almeno all’epoca alla fase finale dei Mondiali ci si arrivava. «È un’emozione pazzesca essere qua dentro, questo non è uno stadio, è una leggenda, Diego Armando Maradona non è un nome e un cognome, è un mito. Il pubblico che sto trovando è davvero straordinario, di tutte le età. Ed è incredibile constatare ancora una volta come le canzoni attraversino le generazioni: non restano legate solo a chi ha vissuto quel determinato periodo, ma continuano a rinnovarsi attraverso il tempo, unendo anche le famiglie».

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In attesa di più approfondite letture sociologiche, il concerto è come un videogioco in cui il protagonista è sempre lui, Pezzali che va al Max...imo. Il supernerd diventato supereroe, campione da stadi (archiviate le date di Lignano Sabbiadoro, Torino e Napoli, il 23 e il 24 sarà all’Olimpico, il 27 e 28 a Bologna, l’1 e 2 luglio a Messina, il 5 Bari, l’8 e 9 a Padova, l’11 e 12 doppio sold out a San Siro). Nel suo mondo ultrapop tutto è tinto di denim, tutto è jeans, ma i colori di «Max forever» sono tanti, e spesso fluorescenti. Amadeus (che guidò il Festivalbar dal 1993 al 19997) apre il «FestivalMax», sia pure dallo schermo, poi, proprio come ai tempi della carovana canzonettara di patron Salvetti la scaletta è spietata, solo hit, o quasi: «Tieni il tempo», «Bella vera», «La lunga estate caldissima», le citazioni dance ed i pupazzetti colorati di «Sei un mito» (con i riff di «Show me love» di Robin S. e di «Street player» dei Chicago), «Viaggio al centro del mondo», «La regola dell’amico» che cita «Disco inferno».

Si rallenta con un paio di ballad, quindi, come in qualsiasi visione da Intelligenza artificiale o come in uno spot della serie di Sidney Sibilia sugli 883 dagli schermi un Max del 1995 interroga il cinquattottenne Max dei giorni nostri sul suo futuro e quello delle sue canzoni. Inutile dire che scoprirà... il successo in versione nostalgia canaglia. E, apriti cielo, a confermare il fenomeno arrivano autentici tormentoni come «Hanno ucciso l’uomo ragno», «Non me la menare» e «Rotta X casa di Dio». «Cumuli», «Un giorno così» e «Senza averti qui» non fanno vibrare il prato degli azzurri, forse nemmeno il romanticismo di «Ti sento vivere», «Eccoti», e «Una canzone d’amore».

Ma è quasi una scelta consapevole, quella della scaletta: prima di tornare al Max...imo c’è il rito dell’«half time», con il gioco della dance-cam che inquadra i ballerini più scatenati e la single-cam che incita all’accoppiamento casuale, sino al brindisi della birra-cam: un giochino scemo per riprendere fiato in camerino. L’applausometro non segna il futuro della set list, inevitabile la scelta di «La regina del Celebrità», seguita da «Nella notte», «Io ci sarò» (che cita i Verve di «Bitter seet symphony»), «Come mai» (che merita la kiss-cam). «Nessun rimpianto» e «La dura legge del gol» (con l’arrivo sul palco della maglia azzurra n.10 del Pibe de Oro) anticipano la videosfilata di campioni del calcio che accompagna «Gli anni» (c’è anche Igor Protti, tra Cannavaro, Zola, Ferrara, Cavani, Careca, Lavezzi, Bruscolotti e... il D10s). «Lo strano percorso» chiude lo show in chiave acustica, anzi no, i bis resuscitano Uan, pupazzo-ossessione di chi fu bimbetto/a ai tempi di «Bim bum bam» e lo arruolano per una «Nord Sud Ovest Est» in versione villaggio vacanze. Come «Tieni il tempo», che torna e s’impossessa jovanottescamente anche del ritmo di «L’ombelico del mondo», come la conclusiva «Con un deca», accompagnata dall’immancabile pioggia di coriandoli.

Nell’era digitale e immateriale trionfano simboli dell’era analogica che fu: walkman e vecchi gameboy, che tutti fotografano grazie a cellulari di modernissima produzione. Un cortocircuito da studiare per il tour più venduto dell'anno con oltre 660.000 biglietti. Il logo di Mtv diventa quello di Max tv, la band - Luca Mattioni (tastiere), Davide Ferrario (chitarre, tastiere, voce), Sergio Carnevale (batteria), Christian «Chris» Rigano (tastiere) e Giordano Colombo (batteria) - prova a farsi notare, ma è difficile rubare la scena a Pezzali ed il suo fascino da «normalieno», forse solo un balletto di Repetto potrebbe riuscirci. E lì, forse, si spiega il successo-revival, la nostalgia di chi c’era e di chi non c’era in quegli anni Novanta lì (che poi in quei dieci anni successe ben altro, anche musicalmente): la tribù dei cinquantamila che balla al Maradona sogna una vita al Max...imo, o almeno da coprotagonista, da Repetto. Nei ‘90 era ancora possibile, sotto il cielo di un’estate italiana.

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