Enrico Varriale condannato a 10 mesi per stalking e lesioni alla ex: «Per lui percorso di recupero per uomini violenti»
Il Mattino

Enrico Varriale condannato a 10 mesi per stalking e lesioni alla ex: «Per lui percorso di recupero per uomini violenti»

Martedì 23 giugno 2026
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Confermati anche dalla prima sezione penale della Corte d'appello di Roma i 10 mesi per il giornalista Enrico Varriale, condannato in primo grado a giugno dello scorso anno per stalking e...

Confermati anche dalla prima sezione penale della Corte d'appello di Roma i 10 mesi per il giornalista Enrico Varriale, condannato in primo grado a giugno dello scorso anno per stalking e lesioni ai danni della sua ex compagna. I giudici hanno deciso di subordinare la sospensione delle pena alla partecipazione a specifici percorsi di recupero per uomini maltrattanti. A dicembre Varriale era stato condannato a 7 mesi anche qui con pena sospesa sempre per stalking e lesioni nei confronti di un'altra donna.

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La vicenda

I fatti al centro del processo risalgono al 2021. I due si conoscono per motivi lavorativi e, dopo qualche tempo, cominciano una relazione. Un rapporto caratterizzato da alti e bassi. Ad agosto del 2021 si concedono qualche giorno di vacanza insieme. Al ritorno, il 5 di quello stesso mese, sono a casa di lei. Nel corso della sera litigano e lui se ne va. La mattina dopo la donna viene svegliata dal rumore insistente del citofono che continua a suonare. È Varriale che si trova sotto casa. «Fammi salire», le dice. La ex prova a farlo desistere («ti chiamo dopo che mi sono fatta la doccia», è il suo tentativo di replica), ma lui non vuole sentire ragioni. Sale sul pianerottolo e fa il suo ingresso nell'appartamento «come una furia», ha riferito in aula la vittima nel corso del processo di primo grado.

La afferra per le mani e per i polsi, gridandole insulti sessisti e poi prova a toglierle il telefonino di mano «per sapere con chi avevo scambiato messaggi la notte prima». Poi, come recitano le carte, la prende per il collo e la sbatte contro il muro, procurandole lesioni guaribili in cinque giorni, secondo il referto del pronto soccorso. A fatica la 54enne riesce a farlo andare via di casa, invitandolo a non farsi più vedere né a cercare di contattarla. Ma non finisce qui perché Varriale difeso dall'avvocato Fabio Lattanzi comincia una serie di comportamenti persecutori, a partire proprio da quella mattinata. Infatti, mentre la signora è in ospedale, le arrivano i primi messaggi e le chiamate dal giornalista.

La crisi di panico

Un episodio che non rimane isolato, anzi. Il 7 agosto si presenta ancora una volta sotto l'appartamento della vittima. «Ha iniziato a citofonare insistentemente la ricostruzione della 54enne e lì ho cominciato ad avere la mia prima crisi di panico». Addirittura, per far credere di non essere in casa, spegne tutte le luci e si muove furtiva solo con la torcia del telefonino. Quando, dopo numerosi tentativi, Varriale smette di citofonare le manda dei messaggi. «Sei una vera t..., ma proprio nell'anima». E poi: «Evidentemente sei in giro con qualcuno dei tuoi amanti con i quali non hai perso tempo». Lui dice di volersi solo scusare, ma lei è sempre più spaventata anche perché tra le minacce c'è quella di farle perdere la collaborazione con una testata per cui lavorava, sfruttando la sua rete di influenze.

Il clima di paura rimane fin quando la donna - costituitasi parte civile e assistita dall'avvocata Teresa Manente, responsabile dell'ufficio legale "Differenza Donna" - sporge denuncia il settembre successivo. Così si avvia il processo, arrivato ieri al verdetto di secondo grado.

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