Napoli, Lorenzo Spasiano ucciso per una partita di calcio: «Caccia a un babykiller»
Il Mattino

Napoli, Lorenzo Spasiano ucciso per una partita di calcio: «Caccia a un babykiller»

Mercoledì 24 giugno 2026
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La fatwa della strada non gli ha dato scampo. Il triplice fischio non è bastato ad archiviare il rancore scaturito da un semplice contrasto su un campetto di pallone. Il fuoco della...

La fatwa della strada non gli ha dato scampo. Il triplice fischio non è bastato ad archiviare il rancore scaturito da un semplice contrasto su un campetto di pallone. Il fuoco della vendetta ha continuato a bruciare sotto la cenere e, due mesi più tardi, il regolamento di conti si è consumato con un dito sul grilletto. Un unico colpo di pistola - uno solo - esploso a sangue freddo e a distanza ravvicinata. Lorenzo Spasiano, ventuno anni appena e un futuro ancora tutto da costruire, ha avuto appena il tempo di voltarsi e guardare negli occhi il suo assassino. Poi il buio insanguinato della periferia nord di Napoli e le urla disperate di due genitori travolti dalla spietata esecuzione del proprio figlio. Sull’ultima notte maledetta che ha segnato le strade di Miano, si staglia un tragico dettaglio: a prestare le prime cure al giovane è stato il padre, soccorritore di professione, che in quel momento si trovava a casa e aveva sentito, un istante prima, lo scoppio secco del proiettile appena esploso. Nonostante il tempestivo arrivo del 118 in via Caprera, per Lorenzo Spasiano non c’è stato purtroppo nulla da fare. All’1.30 i sanitari del Cardarelli non hanno potuto far altro che annotare l’orario del decesso. 

APPROFONDIMENTI

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L’inchiesta 


Al pronto soccorso si sono precipitati i carabinieri del Nucleo operativo della compagnia Stella, ai quali è stato assegnato il delicato compito di risalire in tempi brevi e con prove certe al responsabile del delitto. Un’inchiesta che, fin dalle primissime battute, sarà chiamata a scandagliare il complesso contesto criminale nel quale è maturato l’omicidio di Lorenzo Spasiano. Il ventunenne lavorava come operaio e la sua fedina penale era immacolata: non una denuncia alle spalle e neppure frequentazioni a rischio negli ambienti della malavita. Gli inquirenti sono però ben consapevoli che Miano è un quartiere ancora oggi alle prese con l’egemonia del clan Lo Russo. Una dynasty, quella dei “Capitoni”, che nonostante gli arresti e i pentimenti eccellenti continua a far sentire la propria presenza sul territorio. A frammentare e rendere instabile il mosaico criminale ci pensano poi i sottogruppi della cosca saliti alla ribalta negli ultimi anni: almeno quattro quelli attualmente attivi. Non è un caso che il fascicolo sia già finito sotto la lente di ingrandimento della Direzione distrettuale antimafia di Napoli: a coordinare l’inchiesta, il procuratore aggiunto Sergio Amato e il sostituto Enrica Parascandolo. L’iter investigativo è subito cominciato con l’individuazione della cerchia di amici e conoscenti della vittima. Proprio dalle primissime dichiarazioni raccolte dai carabinieri è emerso il dettaglio chiave che ha instradato l’inchiesta sul binario della spedizione punitiva. 


Lite al campetto 


L’omicidio non sarebbe stato dunque il frutto avvelenato di un’aggressione “a caldo”. Gli investigatori dell’Arma stanno infatti riavvolgendo un nastro, la cui origine risalirebbe addirittura a fine marzo. Tutto avviene su un campetto della periferia nord. È qui che il ventunenne entra in contrasto con un ragazzino più giovane di lui. Volano parole grosse e qualche spinta, poi intervengono i compagni di squadra che riescono a separarli. Il peggio sembra passato e invece è solo l’inizio di una sequenza di violenza che andrà avanti fino a fermarsi soltanto con un proiettile calibro 7,65 conficcato nel petto di Spasiano. La vittima e il “rivale”, stando a quanto fin qui emerso, si sarebbero poi affrontati in almeno altre due occasioni. Faccia a faccia avvenuti in strada e a cui avrebbero preso parte anche alcuni amici del secondo. Quest’ultimo non sarebbe però uscito bene dalla zuffa: Spasiano, pugile dilettante, sapeva come difendersi. 


L’identikit 


In attesa dei riscontri delle immagini di videosorveglianza, nei radar degli inquirenti ci sarebbe già un nome cerchiato in rosso. Le indagini dei carabinieri della compagnia Stella e della Dda si stanno in queste ore concentrando su un sospettato ben preciso: un sedicenne del quartiere, strettamente imparentato con un elemento di spicco proprio dello storico clan Lo Russo. Sarebbe stato lui, secondo l’ipotesi che sta prendendo quota, a giurare vendetta dopo lo scontro sul campo di gioco e a investire deliberatamente Lorenzo con l’auto due giorni prima di Pasqua. Un'escalation di minacce che non è stata però mai denunciata. Mentre gli inquirenti stringono il cerchio intorno al giovanissimo rampollo della malavita, Miano sprofonda nel dolore dell’ennesimo lutto per una giovane vita strappata via così prematuramente.
 

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