Augusto dell'Erba: «Mezzogiorno, spinta dalle pmi. Sistema Bcc punto di riferimento»
Dottor dell?Erba, partiamo dai numeri dell?ultima semestrale: il credito cooperativo cresce anche nel 2025? «Assolutamente sì. Ad agosto scorso la raccolta ha...
Dottor dell’Erba, partiamo dai numeri dell’ultima semestrale: il credito cooperativo cresce anche nel 2025…
«Assolutamente sì. Ad agosto scorso la raccolta ha superato 209 miliardi (+4,9% sullo stesso periodo dell’anno precedente), la quota di mercato è cresciuta all’8,6%, e anche gli impieghi sono saliti a 140 miliardi (+3,1%). Il tutto condito da un cet 1 ratio al 26,7%, 9 punti percentuali sopra quello medio dell’industria del credito. Il 22% del credito alle imprese fino a 20 dipendenti viene dalle Bcc: venti anni fa uno sportello su 10 apparteneva a una Bcc, oggi uno su 5», risponde Augusto dell’Erba, barese, presidente di Federcasse, la Federazione delle Banche di credito cooperativo. Sarà tra gli ospiti oggi pomeriggio dell’evento organizzato a Santa Maria C.V. dalla Bcc “San Vincenzo de’ Paoli” guidata da Roberto Ricciardi per la consegna delle borse di studio a 39 giovani del territorio in base al merito (presenti anche lo scrittore Erri De Luca, il Rettore dell’Università Vanvitelli Gianfranco Nicoletti, la neo Dirigente dell’Ufficio scolastico regionale Monica Matano).
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Si rafforza anche la vostra presenza al Sud dove i numeri indicano una crescita ormai costante in termini di Pil e occupazione?
«Le Bcc sono banche di relazione, punti di riferimento anche fisici per imprese e famiglie sul territorio e al Sud questa nostra missione trova spazi e opportunità importanti di crescita. Penso ad esempio alle aree interne in cui storicamente la nostra presenza si è radicata. Non è un caso che le banche che hanno sede nel Mezzogiorno sono nella quasi totalità banche di credito cooperativo: e i numeri che migliorano di anno in anno dimostrano che avere i centri decisionali in loco è strategico. Senza dimenticare che il nostro modello organizzativo sta recependo le trasformazioni introdotte dall’innovazione tecnologica, come nel caso dell’IA, ma senza rinunciare ai suoi fondamentali».
È d’accordo sul fatto che specialmente per il Sud la domanda chiave è cosa succederà dal 2027, dopo cioè il Pnrr?
«È sicuramente un tema importante. Il Sud e l’Italia in generale hanno una grande quantità di risparmio: si tratta di riuscire a trasformarlo in investimento, fermo restando che una parte importante degli investimenti deve restare pubblica. L’imprenditoria privata va incoraggiata ad avere fiducia nel futuro e dunque a richiedere il denaro e oggi le condizioni sono più favorevoli del passato: il risparmio, come detto, c’è, la capacità delle banche di fare girare il denaro pure, e finalmente anche l’UE ha in animo di mettere in campo strumenti per facilitare l’erogazione del credito: noi gestori del risparmio privato siamo pronti a contribuire al rilancio degli investimenti ma occorre, ripeto, un clima di fiducia che incoraggi le imprese».
Il Sud che cresce sembra poter contare sempre di più sulla spinta del turismo: che ne pensa?
«Il settore sicuramente tira ma dobbiamo evitare di farci scavalcare, per così dire, da terzi. Mi spiego: sostenere l’imprenditoria che investe sul turismo può essere per l’Italia e per il Sud in particolare un vantaggio ma dobbiamo fare in modo che venga scoperto anche l’impianto culturale complessivo di queste aree che spesso non è conosciuto e che noi stessi promuoviamo assai poco. Investire in questo senso al Sud vuol dire ad esempio incoraggiare una classe di imprenditori a guardare al turismo in un’ottica un po’ diversa, passare ad esempio dal bed & breakfast all’albergo strutturato, dall’albergo diffuso al grande resort capace di attrarre clientela da ogni parte del mondo e produrre ricchezza sul territorio».
Le Pmi restano una scommessa vincente per il Mezzogiorno?
«Il futuro del Mezzogiorno è nella crescita delle Pmi, senza trascurare ovviamente il ruolo e il peso delle aziende di eccellenza di più grandi dimensioni. Di sicuro dove c’è lo sportello di una Bcc, l’accesso al credito per le micro e piccole imprese è maggiore, e penso anche alle aziende femminili, dei giovani e alle startup. Di recente poi è stato dimostrato che la presenza del credito cooperativo coincide con la riduzione della povertà. Vuol dire che il nostro modello non si basa solo sulle garanzie reali ma anche sulla capacità di lavorare, di intraprendere e naturalmente di rimborsare il prestito».