Il rettore Antonio Garofalo: «Parthenope tra le big laboratori e didattica i nostri punti di forza»
Il Mattino

Il rettore Antonio Garofalo: «Parthenope tra le big laboratori e didattica i nostri punti di forza»

Venerdì 30 ottobre 2026
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Antonio Garofalo, rettore dell?Università Parthenope, l?Ateneo ha ottenuto «A - Pienamente soddisfacente», il massimo giudizio dell?Anvur, l?Agenzia...

Antonio Garofalo, rettore dell’Università Parthenope, l’Ateneo ha ottenuto «A - Pienamente soddisfacente», il massimo giudizio dell’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca. Il livello richiede la valutazione massima per almeno il 75 per cento dei punti di attenzione di sede e prevede un accreditamento di cinque anni. La visita si è svolta dal 20 al 22 aprile; il rapporto è stato ricevuto il 19 ottobre.

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Che cosa certifica il riconoscimento?

«La capacità dell’università di programmare, organizzare e migliorare le proprie attività. Si esamina il funzionamento complessivo. Siamo il primo ateneo del Centro-Sud a ottenere la A in questo ciclo di valutazione. Nella stessa fascia ci sono Politecnico di Torino, Bologna, Pavia, Venezia, Trieste, Modena e Reggio Emilia e Bocconi».

Quali punti di forza hanno evidenziato gli esperti?

«La strategia, l’organizzazione e la capacità di monitorare politiche e risultati. Sono state apprezzate la gestione delle risorse, la programmazione dell’offerta e l’attenzione alla carriera degli studenti. Conta anche il raccordo tra Ateneo, dipartimenti, corsi di studio e dottorati».

Quali scelte hanno consentito questo salto di qualità?

«Abbiamo puntato sull’internazionalizzazione, sull’aggiornamento dell’offerta formativa e sulla centralità dello studente. Ai valutatori ha fatto impressione la felicità dei ragazzi, il rispetto per le sedi e i laboratori, l’appartenenza. Se uno studente chiede di parlarmi viene ricevuto entro 24 ore, 48 se sono fuori sede».

Che cosa significa questa valutazione per chi deve scegliere l’università?

«Significa affidarsi a un’istituzione che sa fissare obiettivi, raggiungerli e correggere il percorso al bisogno. In quattro anni siamo passati da circa tredicimila iscritti a quasi diciassettemila. La crescita non dipende soltanto dai nuovi corsi di Medicina e Infermieristica: molti percorsi esistenti raggiungono il numero massimo di iscritti. I ragazzi ci scelgono e la loro esperienza arriva ad altri studenti».

Sul contrasto agli abbandoni e sull’accesso al lavoro quali risultati avete raggiunto?

«Con azioni mirate abbiamo ridotto gli abbandoni dal 40-45 per cento a meno del 30. Sul lavoro affianchiamo al placement un rapporto continuo con le imprese, attraverso laboratori e iniziative come il Contamination Lab. Le aziende incontrano i ragazzi e gli studenti conoscono realtà produttive poco note. Ricevo richieste di curriculum: ci sono imprese che cercano giovani preparati a Napoli e dintorni».

Quanto conta l’apertura internazionale?

«A Zibo, nella regione cinese dello Shandong, abbiamo 450 studenti iscritti alla Parthenope, e i docenti insegnano lì. Abbiamo un master con il MIT di Boston e partecipiamo all’alleanza europea SEA-EU, dedicata al mare».

Come si trattengono i giovani al Sud?

«Offrendo opportunità. Circa il 60 per cento dei nostri studenti non paga le tasse universitarie. Anche Medicina nasce da questa visione: tra laurea e specializzazione un giovane trascorre fino a undici anni in un luogo, costruisce relazioni e organizza la propria vita. Formarsi a Napoli aumenta la possibilità di restare».

Quali progetti legano l’Ateneo al territorio?

«Le attività con le imprese, i percorsi sugli stili di vita con Sport e Salute e la collaborazione con la Procura generale, che coinvolge competenze giuridiche, economiche e ingegneristiche. Ci sono la ricerca sull’energia e sulla sostenibilità e il corso di Medicina con l’ospedale Cotugno».

Quali sono adesso le priorità?

«Proseguire nel miglioramento».

Si aspettava questo esito? A chi lo dedica?

«L’entusiasmo dei valutatori ci aveva fatto sperare. Lo dedico ai ragazzi: la loro partecipazione è il vero motore del risultato».

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