Torre del Greco, uccise poliziotto Aniello Scarpati schiantandosi col suv contro la volante: dieci anni al conducente
«Non abbiamo nulla da dire». È laconica Sharon Salvati, la figlia di Aniello, il poliziotto morto un anno fa a seguito di un incidente stradale dopo la sentenza di condanna di...
«Non abbiamo nulla da dire». È laconica Sharon Salvati, la figlia di Aniello, il poliziotto morto un anno fa a seguito di un incidente stradale dopo la sentenza di condanna di Tommaso Severino, il ragazzo che era alla guida del suv che si schiantò contro l’auto di pattuglia della polizia che la notte di Halloween del 2025 era in servizio nella zona periferica di Torre del Greco. In quell’incidente, ricordiamo, rimase gravemente ferito anche il collega di pattuglia di Scarpati, l’agente scelto Ciro Cozzolino.
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Per Severino è ora arrivata la condanna a dieci anni in abbreviato. Il gip del Tribunale di Torre Annunziata Maria Concetta Criscuolo ha accolto le richieste della procura - diretta da Nunzio Fragliasso - che aveva chiesto per Severino 12 anni di reclusione per omicidio stradale e lesioni, un anno e quattro mesi per l’omissione di soccorso. In effetti, avendo l’imputato scelto il rito abbreviato, ha avuto uno sconto di pena di cinque anni quindi le richieste del pm sono state accolte. Presenti in aula anche gli avvocati Amato Del Giudice e Gennaro Maresca in rappresentanza delle parti civili, la vedova e i figli di Scarpati e Cozzolino, sopravvissuto allo schianto di quella notte. Il reato riconosciuto a Severino è di omicidio stradale colposo aggravato dalla fuga, dalle lesioni stradali, dall’omissione di soccorso. Inoltre era alla guida in stato di ebrezza per uso di alcol e droga.
Il caso
A luglio scorso, durante la prima udienza, il legale del giovane chiese ed ottenne per lui gli arresti domiciliari dopo otto mesi scontati a Poggioreale. In quella stessa sede chiese ed ottenne di essere giudicato con rito abbreviato. Tommaso Severino, dunque, sconterà la pena nella sua abitazione di Ercolano.
I fatti
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, avallata dalla sentenza di condanna, l’imputato avrebbe tenuto una condotta caratterizzata da un «livello di colpa elevatissima», essendosi messo alla guida sotto l’influenza dell’alcol e della cocaina, essendo risultato positivo al drug test e avendo un tasso alcolemico superiore ai livelli consentiti. Inoltre, viaggiava a velocità elevatissima, nonostante alcuni dei passeggeri lo avessero più volte invitato a moderare la velocità. Severino, inoltre, una volta verificatosi l'incidente, dopo aver acceso ed aver fumato una sigaretta sul posto, si era allontanato senza prestare soccorso né agli agenti investiti, né agli altri passeggeri dell'auto, tra cui tre ragazze minorenni. La mattina successiva il giovane imprenditore si presentò spontaneamente al commissariato di polizia di Torre del Greco dopo una nottata trascorsa - secondo il suo racconto - a girovagare a piedi per la città. Quando si costituì raccontò di non essersi reso conto di quanto fosse accaduto ma di averlo appreso la mattina presto sentendo la notizia in tv dentro un bar.
La lettera
I primi di gennaio Severino scrisse una lunga lettera alla famiglia del l’assistente capo Scarpati per chiedere scusa. «Scrivo queste parole con un peso nel cuore che non mi lascerà mai - si legge - So che nessuna frase, nessuna lettera, nessuna richiesta di perdono potrà restituirvi ciò che vi è stato tolto. Scrivo non per giustificarmi, perché non esiste giustificazione, ma per assumermi fino in fondo la mia responsabilità e dirvi ciò che porto dentro ogni giorno». Sua madre, Rosa Riccio, andò a casa della famiglia Scarpati e ad aprire la porta fu proprio la signora Eliana, la moglie dell'assistente capo. Le due donne non si dissero nulla ma la signora Eliana in una successiva intervista a Il Mattino disse che lo avrebbe perdonato anche se «mi chiedo perché ha fatto questo? Perché ha tolto il padre ai miei figli?».