Addio ad Antonio De Simone, maestro dell?archeologia: il professore scomparso all?età di 78 anni
Il Mattino

Addio ad Antonio De Simone, maestro dell?archeologia: il professore scomparso all?età di 78 anni

Venerdì 30 ottobre 2026
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Alberto Angela lo ha ricordato in un lungo post, per un?amicizia nata nel 1994. E in tantissimi, rappresentanti del mondo accademico ma anche semplici appassionati di archeologia, lo hanno...

Alberto Angela lo ha ricordato in un lungo post, per un’amicizia nata nel 1994. E in tantissimi, rappresentanti del mondo accademico ma anche semplici appassionati di archeologia, lo hanno voluto ricordare, con un aneddoto, un episodio, una curiosità, testimonianze della grandezza di Antonio De Simone, profondo conoscitore della sua terra e soprattutto dei tesori che cela, scomparso ieri all’età di 78 anni. Fiuto e intuizione non gli sono mancati, ovviamente supportati da rigorosi studi e sapere enciclopedico. De Simone, schivo ma amabile, modesto ma determinato, sapeva dove scavare. L’ultima sua scoperta è stata la Villa Augustea, sulle pendici del Vesuvio. Una scoperta non banale, che vista la vastità del luogo è ancora sotto scavo.

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Un’idea nata nei primi anni Duemila, quando alcuni colleghi ghi chiesero una collaborazione per un nuovo cantiere a Pompei. Di risposta, l’idea di cambiare direttrice, di spostarsi sul versante settentrionale del monte Somma. Qui iniziò la collaborazione con MasanoriAoyagi, studioso giapponese che finì con il portare l’Università di Tokyo sulle pendici vesuviane. Allievo di Alfonso de Franciscis, storico soprintendente di Napoli e titolare della cattedra di Archeologia alla Federico II, dove si laurerò in lettere classiche, De Simone a sua volta ha formato generazioni di archeologi da docente dell'università Suor Orsola Benincasa. «De Simone per il Suor Orsola - ha ricordato il Rettore Lucio D’Alessandro -è stato uno dei pilastri della didattica e della ricerca nel settore degli studi di archeologia nel quale è stato tra i pionieri di una cooperazione internazionale capace di guardare anche al continente asiatico. È stato tra i docenti più amati degli ultimi 35 anni nel nostro Ateneo». I funerali si terranno questa mattina alle 10 a Somma Vesuviana presso la parrocchia di Sant’Antonio.

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Considerato un punto di riferimento da più generazioni di studiosi. «Ho cominciato qui, a Pompei, con il grande archeologo De Simone», aveva ricordato Angela ricevendo proprio da lui la laurea ad honorem in Archeologia al Suor Orsola. L’altro suo capolavoro fu il lavoro a Villa dei Papiri, agli Scavi di Ercolano, che pure lo hanno ricordato con una lunga nota della direttrice Federica Colaiacomo. Villa già nota dal 1750, ma il professore sentì che non si era rivelata del tutto. Venne esplorata una parte fino ad allora sconosciuta del settore occidentale del complesso. Vennero alla luce, tra l’altro, un grande ambiente e lastre marmoree decorate con scene mitologiche.

Un ambiente «nuovo», mai trovato nonostante i cunicoli borbonici e la documentazione degli scavi settecenteschi. Altro merito del professore una nuova stagione di scavi a Pompei sul finire degli anni Ottanta, periodo nel quale seguì ricerche anche a Stabiae, nell’ambito del consolidamento della collina di Varano, e a Ercolano. Nel 2007 arrivò anche un incarico istituzionale: De Simone fu nominato city manager della Soprintendenza archeologica di Pompei, forte di una lunga esperienza nell’area vesuviana. stato inoltre componente del Comitato tecnico-scientifico per i beni archeologici del Ministero della Cultura e ha diretto la Scuola di specializzazione in beni archeologici del Suor Orsola Benincasa.

«Una bruttta notizia mi ha svegliato questa mattina, durante una trasferta di lavoro all'estero – ha scritto sui social Alberto Angela – ci ha lasciato Antonio De Simone, un amico, un grandissimo archeologo e uno dei maggiori esperti internazionali dell'eredità dei Romani nell'area vesuviana. Ci siamo conosciuti nel 1994 quando, per la prima volta, ho realizzato un servizio per SuperQuark su Pompei. Lui era lì, a raccontarmi il mondo dei romani, la vita di quelle persone scomparse in quella tragedia tremenda. Lo faceva unendo la ricerca storica alla passione che solo chi ama profondamente quello che fa è in grado di trasmetterti. Quella passione e quella preparazione mi colpirono, innescando in me la miccia dell'interesse per l'antica Roma. Una passione che devo a lui. È così nata una bella, profonda e sincera amicizia e Antonio è diventato per me il punto di riferimento nei miei programmi e libri sui Romani. Conserverò sempre nel mio cuore i tanti momenti passati insieme tra gli scavi e nella vita privata e lui rimarrà per sempre una guida nel mio continuo viaggio alla scoperta degli antichi Romani».

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