Sant'Anastasia: Manuel, le fiamme e l?infanzia negata: «Vivo per fortuna»
A dodici anni un bambino dovrebbe correre, giocare, uscire in spensieratezza con gli amici. A Manuel, un ragazzino di Sant?Anastasia, tutto questo è stato negato. «Gli hanno...
A dodici anni un bambino dovrebbe correre, giocare, uscire in spensieratezza con gli amici. A Manuel, un ragazzino di Sant’Anastasia, tutto questo è stato negato. «Gli hanno tolto l’infanzia» racconta il padre Fabio E.. Il dodicenne e la sua famiglia vivono, esattamente, a Madonna dell’Arco nei pressi del Santuario, ed è proprio a pochi metri da casa, in territorio comunale di Pollena Trocchia, che è avvenuta la tragedia. Era il tardo pomeriggio del 10 giugno dello scorso anno. Un’auto, in riparazione in un'autofficina meccanica della zona, parcheggiata vicino al marciapiedi, ha preso improvvisamente fuoco e le fiamme hanno avvolto Manuel che passava di lì con alcuni amici. Gli altri bambini non sono stati investiti dalla vampata e neanche gli operai a lavoro vicino l’auto. È invece andata male a Manuel: il fuoco gli ha divorato le gambe.
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La testimonianza
Sul posto sono arrivati contemporaneamente il padre e l’ambulanza. «Quando ho visto mio figlio - racconta Fabio E.- aveva le gambe completamente rosse. Sono salito sul mezzo di soccorso con lui e, mentre andavamo in ospedale a Napoli, ho visto le sue gambe deformarsi: la pelle cadeva, uscivano delle bolle. Manuel gridava dal dolore, mi diceva: papà non voglio morire». Inizia da lì il lungo calvario del dodicenne: tredici interventi, due mesi di ricovero, tre sedute di fisioterapia a settimana e dolore, tanto dolore. Ad oggi Manuel non riesce a camminare bene e a restare in piedi mentre la mamma, che lavorava saltuariamente, è stata costretta anche a lasciare tutto per accudirlo.
Per lui è stato predisposto dalla scuola un piano didattico particolare, segue le lezioni da casa e a breve dovrà fare delle verifiche. «Spesso si lamenta - prosegue il padre - perché ha dolore e fastidio ma sta affrontando questa terribile storia da ometto, con coraggio e determinazione. Non si lamenta perché tante cose non può farle e dice sempre: per fortuna sono vivo». A Manuel resteranno le cicatrici a ricordargli per sempre questa terribile tragedia: non potrà essere sottoposto ad un intervento di chirurgia plastica perché gli sono gli stati fatti degli innesti sulle gambe con la sua stessa pelle.
La denuncia
A breve inizierà anche un procedimento penale perché la famiglia di Manuel ha presentato una denuncia tramite un avvocato di fiducia, il penalista Michele Esposito dello studio Mei. «All’inizio di questa assurda vicenda - racconta il padre - ho anche sentito i titolari dell’officina, ora venduta. Volevano chiudere la vicenda con un risarcimento di diecimila euro ma noi non abbiamo accettato.
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Sono stati sottoposti a controlli, che probabilmente hanno fatto emergere delle irregolarità, perché sono stati chiusi per un bel po’, hanno fatto anche dei lavori. Ma io sono arrabbiato e voglio andare avanti per chiedere giustizia perché per un padre veder soffrire il proprio figlio è una cosa terribile».
Il deputato
Al fianco della famiglia il deputato di Avs Francesco Emilio Borrelli il quale, nei giorni scorsi, ha portato la questione alla ribalta. «A distanza di mesi, la situazione per Manuel resta drammatica - commenta il parlamentare -. La sua unica colpa è quella di aver fatto il bambino, di aver corso su un marciapiede dove avrebbe dovuto essere protetto e al sicuro». «Quell’autofficina lavorava fuori dalle regole, usando lo spazio pubblico come un deposito privato di rottami imbevuti di olio e benzina. È la prova tragica di quanto la deregulation e l’occupazione selvaggia delle strade non siano solo un problema di decoro, ma un pericolo mortale. Per ingrassare i profitti di chi ignora le norme, oggi un dodicenne non può camminare né andare a scuola». E ancora: «Manuel è un vero leone. Nonostante il dolore, non si lamenta mai. Il titolare dell’officina deve pagare per le sue azioni. Il risarcimento per Manuel non servirà per lussi o vacanze, ma per coprire le ingenti spese mediche che questa famiglia è costretta ad affrontare a causa della negligenza altrui. Non ci fermeremo finché non sarà fatta piena luce su quanto accaduto».