L?arte napoletana a Parigi: una gigantografia di Maradona a due passi dalla Torre Eiffel
Il Mattino

L?arte napoletana a Parigi: una gigantografia di Maradona a due passi dalla Torre Eiffel

Venerdì 30 gennaio 2026
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Da qualche giorno, in una piccola e colorata via di Parigi, a pochi passi dall?iconica Torre Eiffel, c?è qualcosa che lega la capitale francese a Napoli. Nella 15 rue Violet,...

Da qualche giorno, in una piccola e colorata via di Parigi, a pochi passi dall’iconica Torre Eiffel, c’è qualcosa che lega la capitale francese a Napoli. Nella 15 rue Violet, sulle mura del locale Maison Mozza, è stato realizzato un murale che unisce cultura, identità, tradizione e calcio nel nome e nel ricordo sempre vivo di Diego Armando Maradona.

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Il protagonista

A idearlo è Taddeo Del Gaudio, aka Reale, street artist originario del rione Petraro, zona tra Santa Maria la Carità e Castellammare di Stabia. L’artista sale agli onori della cronaca nel 2024 quando realizza un murale dedicato a Geolier nel cuore di Secondigliano, quartiere dove il rapper è nato e cresciuto. Studente dell’Accademia di Belle Arti, Reale porta un pezzo di Napoli a 600 metri da uno dei luoghi più iconici del mondo, con un’opera unica che non parla solo della città ma di un personaggio che, ormai da decenni, è stato inglobato completamente nell’identità partenopea.

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La sua avventura francese parte da una proposta fatta dal proprietario di un locale che, dal 2014, cerca di esportare i sapori della Campania in terra francofona. «A Parigi si è trattato di una commissione privata – spiega riguardo l’origine del progetto – mi hanno chiesto di portare un po’ di anima napoletana all’interno del posto e da lì ho deciso di raffigurare Maradona».

«Tre anni fa realizzai un murale a Santa Maria la Carità – racconta – mi chiesero se puntavo a opere all’estero e io risposi di no: l’unica mia esigenza era restare autentico». Un’autenticità che passa anche attraverso la figura di Diego e per ciò che ha sempre significato nella sua vita artistica. «L’unico a cui avrei mai potuto pensare sarebbe stato Maradona».

L'icona

«Da piccolo sono stato sempre affascinato dalla sua icona – svela Reale – giocavo a calcio nella piazza del mio quartiere, sempre con una bomboletta spray tra le mani e con la maglietta numero 10». Un ricordo e un’eredità che gettano le loro fondamenta nel racconto appassionato fatto dalla sua famiglia della figura immortale del campione azzurro. «Mio nonno me lo raccontava quasi come un mito politico: l’emblema del riscatto napoletano. Vedeva lo scudetto come una rivalsa sociale e il racconto di un popolo che aveva finalmente ottenuto la propria rivalsa». Il primo incontro diretto con la storia e la memoria di Maradona arriva con la conoscenza di Salvatore Carmando, avvenuta durante la realizzazione di un murale nel quartiere in cui Reale è cresciuto.

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«Decisi di realizzare il bacio sulla fronte scaramantico che Diego dava a Carmando prima di ogni partita – ricorda – all’inaugurazione vidi un uomo in lacrime che ammirava la scena. Dopo poco si presentò come Salvatore Carmando». Attraverso gli aneddoti e le storie dell’ex fisioterapista azzurro, diventato poi un simbolo per il club, Reale ha aggiunto un tassello in più nella scoperta di un mito, esplorandone la vita e la persona e portandolo poi sui muri parigini. L’utilizzo delle crepe dorate, tratto distintivo della tecnica giapponese del kintsugi, diventa una metafora del racconto umano e imperfetto di Maradona, anche attraverso i suoi limiti e le profonde sofferenze vissute.

Il percorso

«L’opera a Parigi è il completamento di un percorso cominciato anni fa: il mio incontro con Carmando, i racconti di chi lo ha conosciuto e le storie di mio nonno che mi narrava di quest’uomo che aveva cambiato le sorti e il destino di Napoli», conclude l’artista.

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