Tino Santangelo, il funerale del principe dei notai: «Un napoletano illustre»
«È stato uno dei figli migliori di questa città». Uno dei passaggi del discorso pronunciato da Antonio Bassolino dall?altare raccoglie sinteticamente il filo rosso...
«È stato uno dei figli migliori di questa città». Uno dei passaggi del discorso pronunciato da Antonio Bassolino dall’altare raccoglie sinteticamente il filo rosso dei ricordi che ieri si sono alternati durante l’ultimo saluto a Tino Santangelo alla chiesa di Santa Maria di Piedigrotta. Lo stesso filo rosso usato un tempo per rilegare gli atti notarali, che Dino Falconio ha utilizzato nel suo commosso omaggio al suo maestro per riannodare i passaggi della lunga vita del «notaio galantuomo».
APPROFONDIMENTI Tino Santangelo, i funerali a NapoliNapoli, camera ardente di Santangelo: Antonio Bassolino in lacrime (Neaphoto Sergio Siano)Napoli, la camera ardente dell'ex vicesindaco Santangelo
In Chiesa non bastano nemmeno i posti in piedi, in tanti restano fuori. Colleghi e avversari politici, mondo delle professioni, amici di una vita. «Persone di ogni strato sociale», come sottolinea ancora Bassolino, si sono unite per l’ultimo omaggio all’ex vicesindaco.
«Grazie è la sola parola che può accompagnarlo. Non dimenticheremo mai quello che hai fatto per la città», le ultime parole prima che la bara venga portata via dalla Chiesa. Tocca al sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, vestito con la fascia tricolore ma con il tono commosso di chi saluta un amico di famiglia, pronunciarle. «Grazie» è una delle parole più ripetute, ricorre più volte anche nel primo dei quattro interventi che hanno concluso la cerimonia, quello del presidente del Consiglio dell’Ordine dei Notai Paolo Aponte.
La celebrazione
Sull’altare il gonfalone del Comune accompagna l’ingresso della bara. Dopo la giornata di mercoledì, con la camera ardente al Maschio Angioino, ieri è stata la giornata dell’estremo saluto. È lunghissima la fila delle persone che passano a salutare la famiglia del notaio per poi cercare posto nella Chiesa. Nelle prime file si accomodano la moglie Marielva, i figli Marella, Stefano e Giusy e i nipoti. Dall’altro lato il sindaco Manfredi, la sua vice Laura Lieto, la senatrice del Pd Valeria Valente, l’ex governatore e sindaco Bassolino e il rettore della Federico II Matteo Lorito. Tantissimi i volti noti, a partire da un commosso presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi.
Ci sono gli assessori comunali Teresa Armato ed Edoardo Cosenza, il presidente del Pd metropolitano Francesco Dinacci, l’ex ministro e assessore Luigi Scotti, la figlia dell’ex sindaca Rosa Russo Iervolino. E ancora, si notano, il sindaco di Castellammare Luigi Vicinanza, l’ex rettore Guido Trombetti, gli ex vicesindaci Riccardo Marone e Carmine Piscopo, l’ex parlamentare Gennaro Migliore, l’ex assessore Roberto De Masi. Ma anche avversari politici come Luciano Schifone. La prima lettura dall’altare è affidata a Mario Hubler che come dirigente della società di trasformazione urbana ha condiviso con Santangelo la lunga vicenda, amministrativa e giudiziaria, di Bagnoli. «Ha amato Napoli e si è speso tantissimo per la sua città - ha detto di lui il parroco, don Giuseppe Cipollone - Più che per le cariche pubbliche che ha ricoperto, mi ha colpito la sua generosità. Era felice nel donare, nell’aiutare. È stato un grande signore e la sua bontà ha saputo riversarla su chi si rivolgeva a lui».
I ricordi
La commozione raggiunge l’apice durante gli interventi di chi lo ha conosciuto bene. «A lui devo tutto quello che sono. Per me è un secondo padre. Per carattere non gli ho mai detto quanto gli voglio bene, mi perdonerete se glielo dico adesso», le parole del numero uno dei notai napoletani Aponte che ha ricordato il ruolo di Santangelo nel formare «non solo centinaia di allievi, ma una vera comunità di persone che per lui ha un enorme debito di riconoscenza». D’altronde, come racconta Falconio, Santangelo «sognava un nuovo notariato che fosse infrastruttura giuridica della modernizzazione dell’Italia». E nel suo passaggio alla politica «cucì lo strappo tra la borghesia illuminata e la politica e che a Napoli non avevano avuto matrimonio fortunato». Prende parola Bassolino, prima avversario e poi alleato e amico: «Ci auguriamo che le nuove generazioni sappiano portarlo avanti come punto di riferimento».
E ancora: «Ha sofferto molto ma non ho mai sentito una parola sbagliata, si è sempre saputo porre nel modo migliore». Significative le parole di Manfredi: «Quando scese in campo in politica, lo fece partendo da un grande prestigio personale. Non doveva chiedere niente alla città, voleva solamente dare qualcosa alla città. E lo ha fatto da costruttore, navigando contro vento in una politica di conflitto». Infine il ringraziamento personale del primo cittadino: «Venne a trovarmi al Comune, tornando a Palazzo San Giacomo dopo 12 anni. Ricorderò sempre l’incoraggiamento che mi ha dato e la forza che mi ha trasmesso».