Basta violenza nelle scuole a Napoli, pronti i metal detector: «Si parte a campione»
Il Mattino

Basta violenza nelle scuole a Napoli, pronti i metal detector: «Si parte a campione»

Venerdì 30 gennaio 2026
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La morte del diciottenne Youssef Abanoub a La Spezia ha segnato la linea di confine. Un po?, forse, come quella di Willy Monteiro Duarte a Colleferro che ha rappresentato il punto di svolta...

La morte del diciottenne Youssef Abanoub a La Spezia ha segnato la linea di confine. Un po’, forse, come quella di Willy Monteiro Duarte a Colleferro che ha rappresentato il punto di svolta per l’adozione dei daspo urbani come deterrenre contro ogni violenza. Arriva ora il provvedimento che tanto ha fatto discutere ma che, di fatto, in via sperimentale, era già stato adottato: la possibilità di installare i metal detector a scuola. I ministri Giuseppe Valditara (Istruzione e Merito) e Matteo Piantedosi (Interno) hanno firmato la circolare che prevede l’utilizzo dei metal detector per scoraggiare l’uso delle armi tra i giovani. La misura potrà essere adottata su richiesta dei dirigenti scolastici e discussa in sede di Comitato per l’Ordine e la sicurezza pubblica per «la delicatezza del tema e la necessità di un approccio quanto mai prudente ed equilibrato». Ci sarà dunque una valutazione che verrà fatta caso per caso.

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I dirigenti

Che ci sia un’emergenza criminalità minorile, sono d’accordo tutti i dirigenti scolastici dell’area metropolitana, dal centro alle periferie. Condividono tutti che il metal detector possa essere un utile strumento, ma non tutti sono pronti a richiederlo. «Lo scorso anno abbiamo partecipato, su sollecitazione della polizia, a un intervento a campione sull'uso del metal detector e dei cani antidroga - spiega la dirigente dell’Istituto Archimede di Ponticelli, Maria Rosaria Stanziano - È andata bene ma credo che debba essere un'azione sporadica. Io non chiederò il metal detector perché in diversi casi i nostri docenti sono stati molto bravi, essendo anche giovani, ad entrare in sintonia con i ragazzi e individuare coloro che venivano armati di coltelli e tirapugni. Così abbiamo invitato questi ragazzi in presidenza e, solo dopo aver chiamato le famiglie e le forze di polizia, sono stati perquisiti e sono state trovate le armi».

Quindi: «Abbiamo voluto un coinvolgimento diretto delle famiglie, sinceramente, credo che un un'azione costante e continuativa di questo tipo può essere d’aiuto: i ragazzi sono furbissimi, se applichi la legge ti trovano l’inganno invece il nostro compito è sradicare le abitudini comunque in sinergia con le forze dell’ordine. Siamo stati a Brooklyn, in gita, i nostri ragazzi sono rimasti scottati dalla militarizzazione della scuola». Sempre a Ponticelli, alla Marie Curie, la dirigente Valeria Pirone, è stata tra le prime a chiedere l’uso dei metal detector. «Se questo scoraggia anche un solo alunno dal portare un coltellino in tasca - ha sempre detto - vale la pena adottarla».

 Chi resta titubante e ritiene di doversi prima consultare con i colleghi che dirigono altri tre istituti adiacenti al suo, è invece la dirigente Teresa Martino dell’istituto Rossini di Bagnoli, alberghiero. «Noi non riusciamo sempre a proteggere i nostri ragazzi, devo parlare con le colleghe dell’istituto Labriola e Boccioni con le quali condividiamo l’accesso alle nostre scuole...». Il 6 febbraio prossimo nel suo istituto la dirigente ha organizzato un incontro, alla presenza anche di rappresentanze politiche, proprio sulla sicurezza. «Nelle scorse settimane - prosegue la preside - ho incontrato alcuni studenti per capire quelle che sono le loro motivazioni. È stato un dialogo sincero e quello che emerso mi ha fatto rabbrividire.

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Sono giovani che frequentano i licei artistico e scientifico e il nostro professionale. Loro motivano la violenza e il camminare armati per emulazione di social, fiction e comportamenti in famiglia, come simbolo di protezione perché è una generazione insicura che crede nell'appartenenza al gruppo. Si sentono giudicati e sottovalutati». La preside racconta anche: «Mi hanno spiegato che chi gira armato lo fa per farsi vedere dagli altri o perché devono provocare un litigio e che la differenza tra chi porta la pistola o il coltello è che, mentre la pistola è un’arma di impeto, il coltello rappresenta il coraggio e la forza per l'uso che ne viene fatto».

Il parco Verde

Bartolo Perna, preside dell’IC3 del Parco Verde di Caivano, lavora in questo territorio da 21 anni. Ne ha visti di giovani. È favorevole all’uso del metal detector «per le zone che sono difficili», dice e aggiunge: «Ce ne sono tante di zone difficili, non soltanto Caivano, ci sono tante periferie che sono veramente difficili dove i ragazzi portano armi perché abituati, al di la della nostra opera di educazione ci sono sacche di ragazzi che non rispettano le regole: sono d’accordo a qualsiasi presidio che possa darci la possibilità di difenderci di più, sono d'accordo che sia nella facoltà del preside. Spesso restiamo da soli, un controllo va fatto». Poi chiosa: «Noi non lo chiederemo perché abbiamo preso questi ragazzi da bambini e abbiamo provato ad educarli diversamente, loro hanno risposto alle nostre sollecitazioni».

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