Imprese e occupazione, Sbarra: «Il Mezzogiorno fucina di nuove imprese»
Il Mattino

Imprese e occupazione, Sbarra: «Il Mezzogiorno fucina di nuove imprese»

Sabato 31 gennaio 2026
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«Il Mezzogiorno è il vero motore della nuova imprenditorialità italiana». Non ha dubbi, e non da ieri, Luigi Sbarra, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con...

«Il Mezzogiorno è il vero motore della nuova imprenditorialità italiana». Non ha dubbi, e non da ieri, Luigi Sbarra, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud. Lo dicono i numeri, sui quali l’esponente del governo torna a mettere l’accento. Come quelli di «Movimprese», elaborati da Unioncamere e InfoCamere, sulla vitalità del sistema imprenditoriale meridionale, appena pubblicati. E i dati che testimoniano la straordinaria continuità degli investimenti della Zes unica, ormai ben oltre quota mille in poco più di due anni e tutti al Sud, in attesa di verificare la risposta di Umbria e Marche e di capire se e come il modello verrà esportato a tutto il Paese (almeno in termini di sburocratizzazione delle procedure). Ma non solo.

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Nelle ore drammatiche dei danni e delle angosce tutte meridionali del ciclone Harry, Sbarra - impegnato in prima persona nelle aree del disastro ormai da giorni - rilancia il senso e la fondatezza della nuova narrazione del Sud, ribadendone il ruolo sempre più strategico per l'economia del Paese. «Le previsioni Svimez - sottolinea il sottosegretario - ci dicono che anche nel 2026 il Sud crescerà più del Centro Nord, e con prospettive altrettanto incoraggianti sul fronte del lavoro. Nel periodo gennaio–marzo 2026, secondo le rilevazioni del Sistema Informativo Excelsior promosso da Unioncamere, nel Mezzogiorno, sono infatti previsti 403.650 nuovi ingressi. Del resto, l’attuale tasso di occupazione ha raggiunto il massimo storico da quando sono iniziate le rilevazioni (2004), oltre il 50 per cento. Un dato che riflette la vitalità del tessuto economico e la capacità del Sud di intercettare nuove opportunità occupazionali».

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Le prospettive

La tendenza alla crescita, insomma, si conferma e la spinta delle imprese non sembra calare di intensità come era peraltro emerso anche dai dati Abi sull’erogazione dei prestiti alle imprese, con il Sud a settembre 2025 più avanti della media Italia e di tutte le macroaree. «A fine 2025, oltre 103.500 nuove imprese, con un saldo positivo di 21.569 unità, pari a circa il 40% del dato complessivo nazionale - ricorda Sbarra - L’incremento si traduce in un tasso di crescita dell’1,07%, un valore superiore alla media nazionale».

Dietro questi numeri, il riscontro dei dati regionali con la positiva risposta di Campania, Puglia e Sicilia al vertice della classifica. «A livello provinciale, tra le prime undici città per crescita del numero di nuove imprese, nove risultano localizzate nel Mezzogiorno», insiste Sbarra al quale non si può certo rimproverare di non essere aggiornato su tutti gli indicatori economici o statistici che raccontano i progressi e comunque la tenuta del Sud Italia in tempi e condizioni non proprio semplici per il sistema Paese. Per il sottosegretario tutto questo non può essere una sorpresa e basta. Nel senso che i dati sono maturati - osserva Sbarra - «in un contesto favorevole agli investimenti, grazie alla visione unitaria di interventi programmata in questi ultimi 3 anni dal Governo Meloni e grazie anche al ruolo strategico della Zes Unica, leva decisiva di politica industriale. Ciò contribuisce al rafforzamento delle catene del valore e dell’indotto».

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Le leve della crescita

Il Pnrr ha sicuramente reso possibile la rimonta e non è un caso che anche da Bankitalia sia giunta con il Governatore Panetta una significativa conferma del nuovo corso del Sud. Il 2026, ultimo anno del Piano nazionale di ripresa e resilienza, rafforzerà ancora il trend favorevole al Sud ma proprio per questo, come avvertono gli esperti, non dovrà essere l'ultimo con i segni più. Le risorse della Coesione, europea e nazionale, restano un impegno altrettanto decisivo se si considerano che potranno essere spese entro il 2030 e destinate almeno in parte alle nuove priorità indicate dall’UE. Il miliardo aggiuntivo che le Regioni hanno accettato di impegnare per l'housing sociale, una delle cinque opportunità previste da Bruxelles, è sicuramente un buon segnale, specialmente in chiave Sud. Ma spendere tutte le risorse della Coesione resta un obiettivo fondamentale per il definitivo cambio di passo. La sfida del dopo-Pnrr era e rimarrà questa.

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