America?s Cup 2027, la sfida: «Pil e sviluppo: Napoli meglio di Barcellona»
Il Mattino

America?s Cup 2027, la sfida: «Pil e sviluppo: Napoli meglio di Barcellona»

Sabato 31 gennaio 2026
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La febbre da America?s Cup sale di giorno in giorno sempre di più a iniziare dai protagonisti istituzionali che stanno lavorando sul progetto Bagnoli. Il quartiere sarà la base...

La febbre da America’s Cup sale di giorno in giorno sempre di più a iniziare dai protagonisti istituzionali che stanno lavorando sul progetto Bagnoli. Il quartiere sarà la base operativa della competizione velica più antica prestigiosa del mondo. A parlare è il manager di “Sport e Salute”, la Società del Mef che ha in carico l’organizzazione dell’evento, Diego Nepi Molineris: «Barcellona ha fatto un miliardo e duecento di Pil, siamo convinti che in Italia si possa fare di più» il suo pensiero. Espresso durante l’evento “Comunicare la vela” in corso al Coni dove si è discusso dell’America’s Cup a Napoli nel 2027.

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Ma ben prima - ovvero già questa estate - sulla colmata a mare saranno pronti gli hangar e le officine delle formula uno del mare in via di installazione. Perché inizieranno ad arrivare gli equipaggi e soprattutto gli allenamenti. E questo significa che in estate quelle formidabili imbarcazioni inizieranno a sfrecciare anche nel golfo di Napoli. È evidente che visto l’incarico che ricopre il manager della società del Mef, le previsioni del ritorno economico su Napoli dell’evento saranno basate su studi di settore seri.

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«Ringrazio ancora il Governo per questa grande opportunità - spiega ancora Nepi - E vorrei ringraziare anche Ettorre, il presidente della Federazione della vela, per l’educazione con la quale si è posto quando ha saputo che il Governo ci ha dato l’impegno di portare a casa l’America’s Cup. Si è messo immediatamente a disposizione». E poi ancora: «Con America’s Cup vogliamo far sì che tutti possano praticare questo sport e conoscere il nostro mare. Per questo ci sono in cantiere diversi progetti congiunti che coinvolgeranno anche i ragazzi e le scuole che per noi sono il motore pulsante. Il nostro obiettivo è che l’evento più antico al mondo possa diventare il futuro di un modello di sviluppo e gestione dei grandi eventi sportivi in Italia, basandosi su competenza, professionalità e sburocratizzazione. È un vento forte che dobbiamo saper gestire».

“Napoli città della vela” è un sogno che da almeno un quarto di secolo - lo stesso Tino Santangelo ex vicesindaco mai troppo rimpianto - sta in campo. Sogno che il sindaco Gaetano Manfredi, che è anche Commissario di governo per l’area ex Italsider, sta cercando di concretizzare. Grazie proprio alla non rimozione della colmata a mare che verrà utilizzata - una volta che la Coppa America sarà finita - come terrazza e spiaggia pubblica per tutti i napoletani. Manfredi ne parla a Canale 8: «Il tombamento della colmata - racconta Manfredi - è stata l’opzione più sicura dal punto di vista ambientale. L’alternativa, ovvero rimuoverla, sarebbe stata demolirla a mare e poi trasportare con dei camion milioni e milioni di metri cubi di materiale». Senza contare gli incalcolabili danni che potevano scaturire se durante le operazioni di demolizione fosse percolato qualcosa nelle acque del golfo di Bagnoli. Veleni che con le correnti sarebbero arrivati fino a Ischia e anche oltre.

Il sindaco spiega come arriva la decisione che per 25 anni ha frenato il rilancio di Bagnoli, un dibattito arenatosi sull’amletico dubbio “colmata sì colmata no”. «Durante l’esame del piano per Bagnoli nella Commissione che deve rilasciare la Via, cioè la valutazione di impatto ambientale, la stessa commissione ci ha chiesto di fare delle analisi comparative sull’impatto ambientale sia con la demolizione della colmata sia con la sua permanenza. E dalle analisi è venuto fuori che la soluzione prevalente era quella di lasciarla in situ. Del resto non è mai spostata per questo motivo. Sta li da 70 anni, finita la competizione velica tornerà ad avere funzioni pubbliche, sarà uno spazio pubblico a mare e noi su questo stiamo lavorando».

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Grazie ai fondi per la bonifica stanziati dal Governo 1,250 miliardi e l’intuizione dell’esecutivo di Palazzo Chigi di portare a Napoli - e proprio a Bagnoli- l’America’s Cup, si è sbloccata la rinascita di Bagnoli al palo da 30 anni. Con investimenti pubblici e con un piano dove mare e spiagge saranno pubblici. E causa bradisismo, la quota di edilizia pubblica e privata - già molto contenuta - si è ridotta e di molto. La sostanza è che ora nell’area ex Italsider si vedono decine di operai al lavoro e le gru e gli escavatori che senza sosta eliminano estraganno i suoli contaminati per bonificarli. Cosa si sta facendo dunque a Bagnoli per la Coppa America? Gli abbattimenti di opere in disuso come il pontile centrale che anticipano di almeno tre anni la nascita del nuovo waterfront di Bagnoli, la bonifica degli arenili e dei fondali così da restituire ai napoletani il mare flegreo. È prevista, come si legge nel progetto, «la sistemazione e illuminazione dell’area fronte mare dell’ex Città della Scienza, per migliorare l’accoglienza e la percezione dell’intero waterfront; la manutenzione straordinaria dello storico Circolo Ilva, immediatamente adiacente alla “Technical Base”» ovvero attaccato alla colmata a mare. «Interventi mirati a recuperare uno dei luoghi storici della socialità e dello sport del quartiere». E ancora, «l’illuminazione scenografica delle archeologie industriali, per valorizzare le preesistenze come elementi identitari; la riqualificazione del Lido Pola, spazio simbolico della balneazione popolare, che tornerà accessibile in chiave inclusiva e sostenibile».

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