Crisi a Castellammare, il Pd: «Serve una svolta»
Da simbolo del riscatto rosso a ennesima grana campana per la segretaria del Pd Elly Schlein. Che stamani sarà a Napoli e si ritroverà con il caso Castellammare. Senza contare quello...
Da simbolo del riscatto rosso a ennesima grana campana per la segretaria del Pd Elly Schlein. Che stamani sarà a Napoli e si ritroverà con il casoCastellammare. Senza contare quello di Salerno dove l’ex governatore De Luca scalpita affinché diventino effettive, venerdì prossimo, le dimissioni del sindaco dem (inutile il pressing del Nazareno per ritirarle) per tornare così in breve sulla tolda di comando nella sua roccaforte. E lì sarà uno scontro epocale tra il partito e l’ex governatore.
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Ma la vera emergenza è Castellammare di Stabia, l’ex Stalingrado d’Italia, che proprio la Schlein pensava di aver conquistato. Basta fare un salto indietro e riavvolgere il nastro. Non a decenni fa quando bastava una flessione del Pci alle comunali di meno dell’uno per cento perché a Botteghe Oscure la direzione nazionale ne discutesse per giorni ma ad appena due anni e mezzo fa. È un pomeriggio di inizio maggio, la Schlein è diventata leader del partito da due mesi, e si fionda proprio a Castellammare per festeggiare l’iscrizione al Pd di un gruppo di operai della Fincantieri. Con una di quelle tute blu che addirittura la prende in braccio, a mo’ di Benigni con Enrico Berlinguer, e il Pd si convince di essersi ricongiunto con la sua storia. Poi il sigillo con la vittoria di Luigi Vicinanza, non iscritto ai dem ma supportato dal Pd, che conquista Castellammare. È il ritorno al passato che si sognava ma il futuro, dopo pochi mesi, diventa un incubo. Prima l’addio di Sandro Ruotolo, europarlamentare e membro della segreteria nazionale dal consiglio, dal consiglio comunale poi la commissione d’accesso e la sfiducia al sindaco del partito nazionale. Una cosa mai vista quest’ultima ma che è l’epilogo di un braccio di ferro andato avanti per giorni.
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Il nodo
Dopo l’inchiesta giudiziaria che lambisce due consiglieri di maggioranza, i dem tentano di correre ai ripari. Pochi giorni fa viene convocata d’urgenza una riunione in call tra il sindaco Vicinanza, il vice governatore Mario Casillo, i parlamentari Marco Sarracino e Piero De Luca e la presidente regionale del partito Teresa Armato, per individuare una exit strategy ed evitare un logoramento che farebbe male a tutto il partito. Al primo cittadino viene fatta una proposta: dimissioni subito per spazzare via i veleni e l’accordo di ricandidarlo nuovamente alle prossime elezioni. Si cerca di trovare un percorso condiviso ma, raccontano, Vicinanza non ne vuole sapere: è irremovibile. Anche quando gli viene fatto notare che in caso di arrivo della commissione d’accesso verrà scaricato ufficialmente dal partito.
Nazionale e napoletano. Prendere o lasciare. Ma nulla: vuole rimanere al suo posto convinto di uscirne. «Una posizione autolesionista che rischia di travolgere tutto il partito», il commento dei dirigenti dem a riunione chiusa. Poi l’arrivo della commissione d’accesso. Da qui la decisione, l’altra sera, di marcare nettamente le distanze togliendo «il sostegno all’attuale esperienza amministrativa». Mossa inusuale, quasi impensabile, ma necessaria per evitare che stamani la segreteria arrivi alla Stazione marittima di Napoli e si ritrovi con una bomba ad orologeria, l’ennesima, tra le mani.
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Nella giornata, ancora, in cui sul palco, organizzato dai riformisti di Bonaccini ormai nella stesso correntone di maggioranza, si alterneranno anche possibili avversari di congresso come Antonio Decaro e Silvia Salis. Meglio non rischiare quindi e lasciare il sindaco Vicinanza al suo destino. Compreso i 4 consiglieri dem di Castellammare decisi a non mollare lo scranno convocati per lunedì in Federazione dai vertici regionali del partito (Piero De Luca e Teresa Armato) e da Francesco Dinacci. Quest’ultimo commissario di Castellammare ma anche segretario in pectore del Pd di Napoli. I circoli voteranno proprio quest’ultimo nome dell’area Schlein il prossimo fine settimana. E la linea del Nazareno è quella di mettere in sicurezza, subito e senza ombre, proprio il Pd di Napoli e il segretario in vista delle amministrative: il vero banco di prova del Campo largo dopo l’elezione di Roberto Fico.