Napoli-Fiorentina 2-1, dalla vittoria di carattere alla (giusta) scossa alle istituzioni
Soffrendo, perdendo l?ennesimo giocatore (e che giocatore, il coriaceo Di Lorenzo franato sul ginocchio sinistro) ma brillando di una luce intensa con le prodezze di sinistro di Vergara e...
Soffrendo, perdendo l’ennesimo giocatore (e che giocatore, il coriaceo Di Lorenzo franato sul ginocchio sinistro) ma brillando di una luce intensa con le prodezze di sinistro di Vergara e Gutierrez.
Il Napoli è uscito così dall’angolo su questo ring dove aveva incassato in quattro giorni i pesantissimi colpi delle sconfitte contro la Juve e il Chelsea. È stato il giorno del riscatto. Si è aperto, con la vittoria sulla Fiorentina, un nuovo capitolo perché in questa settimana - senza turno infrasettimanale - Conte potrà recuperare energie e forse qualche giocatore: non gli sembrerà vero poter fare tirare il fiato alla squadra, la prossima partita è tra sei giorni contro il Genoa a Marassi. Napoli dal grande cuore e, dopo il gol di Vergara (il secondo in quattro giorni al Maradona), quasi libero da pressioni. Fantastico il mancino di Antonio lanciato da Meret, con Hojlund che ha liberato lo spazio per il ragazzo nuovo idolo di Napoli. Gioca e fa sempre meglio, battendosi come un leone e colpendo con i suoi tocchi perfetti. C’è stato un solo momento di smarrimento, quando si è infortunato Di Lorenzo, il capitano, il leader, la guida tecnica e spirituale di questo gruppo. Si è girato il ginocchio, un urlo di dolore, le mani sul viso. È stato ancora una volta Conte a dare la diagnosi. Una parola, secca e terribile: crociato. Ovvero, stagione finita. Ovvero, Mondiale fortemente a rischio in caso di qualificazione.
APPROFONDIMENTI | Le pagelle del matchNapoli-Fiorentina 2-1 in memeNapoli-Fiorentina 2-1Napoli-Fiorentina 2-1, Vergara
Questo infortunio ha sollecitato un affondo di Conte al sistema. «Troppe partite provocano infortuni gravi: così si ammazza il calcio, i club dovrebbero capirlo». Sono parole che magari lo renderanno antipatico agli occhi di qualcuno, delle istituzioni calcistiche italiane e dell’Assocalciatori, chiamata in causa. Ma ciò che dice un allenatore così titolato e rispettato va tenuto assolutamente in considerazione, senza turbarsi. Non è la solita lamentela. Conte ha lanciato un’accusa circostanziata dopo l’infortunio di «un pezzo da novanta». Dopo una vittoria e non una sconfitta. E ha ricordato che il Napoli con 240 milioni in cassa ha anche paletti sul mercato. Arrabbiato e lucido, ha messo a fuoco temi che devono essere sostenuti con forza da De Laurentiis nelle sedi istituzionali. In queste ultime settimane il Napoli ha perso punti (e qualificazione Champions) per suoi errori ma anche perché era con il fiato corto a causa degli infortuni, sollecitati dal calendario compresso. Di Lorenzo ha giocato 32 partite su 33 anche perché è il capitano, un titolarissimo, ma anche perché alternative non c’erano.
La prima squadra impegnata nell’ultimo turno di Champions a scendere in campo è stata ieri il Napoli. Oggi giocheranno Atalanta, Inter e Juve. È stata chiesta dal club di De Laurentiis alla Lega la ragione di questa programmazione? E poi gli arbitraggi, altro argomento difficile da digerire per Conte. Anche ieri un errore di valutazione da parte di La Penna, quando non ha adottato provvedimenti nei confronti del viola Parisi per quel colpo con il braccio sul naso di Vergara, accaduto peraltro sotto gli occhi del quarto uomo. Dopo pochi minuti, Antonio ha dovuto abbandonare il palcoscenico del Maradona perché gli girava la testa. «Avevo preso una botta in faccia».
Napoli-Fiorentina 2-1, Vanoli: «Meritavamo il pari per quanto prodotto»
Conte ha pagato a caro prezzo questa vittoria, mai in discussione, con pochi minuti di sofferenza nel corso della partita. Ma ha due certezze. La prima: guida un gruppo di uomini veri che si esaltano nelle difficoltà, abituati a convivere con l’emergenza infortuni. La seconda: l’atto di accusa al sistema calcistico - citate anche Fifa e Uefa - può metterlo a capo di un “movimento” per il cambiamento di questo sistema, in cui i club accettano di giocare di più per motivi economici ma agli stessi club non viene consentito di ampliare le rose. Domani presso il centro tecnico di Coverciano ci sarà la consegna della “Panchina d’Oro” ed è probabile che sia assegnata per la quinta volta a Conte, vincitore di scudetto e Supercoppa. Sarà l’occasione per un confronto chiaro tra Antonio e quei vertici del sistema chiamati in causa mentre al Maradona si ascoltavano ancora i cori dei tifosi, orgogliosi di una squadra e di un allenatore che non molleranno mai. Altro che ex campioni d’Italia, come ha detto infelicemente Spalletti.