Attentato a Ranucci, D?Avino e Tavares: un passato da buttafuori nei locali irpini
Il Mattino

Attentato a Ranucci, D?Avino e Tavares: un passato da buttafuori nei locali irpini

Domenica 19 luglio 2026
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Hanno lavorato insieme come buttafuori in diversi locali della Campania. Questo l’anello di congiunzione tra l’irpino Pellegrino D’Avino e Clesio Gomes Tavares, soprannominato o’nir, uomo di fiducia dell’imprenditore Valter Lavitola. Oggi risultano tutti indagati per l’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, compiuto a Torvaianica nell’ottobre 2025. Ma il collegamento tra i due – Pellegrino D’Avino, di Avella, ristretto dal 30 giugno nel carcere di Rebibbia e Gomes ritornato nel suo paese di origine, il Camerun dall’ottobre 2025 – viene captato dagli inquirenti nell’attività di intercettazione autorizzate nell’aprile 2026, quando le indagini dei carabinieri del comando di Roma si fanno più insistenti e gli indagati iniziano ad avvertirne il peso. In un messaggio inviato il 15 aprile 2026 da Gomes, mentre si trova in Africa, all’indagato Pellegrino D’Avino, gli suggerisce di rivolgersi all’avvocato «loro» e che da successive indagini risulta essere il legale di fiducia di alcuni esponenti del clan Russo, Fabbrocino, Casalesi e Di Lauro. Del resto Gomes è coinvolto in un’indagine per droga ed è considerato un affiliato al clan Russo quando risiedeva in Campania. Dagli atti di indagini si fa riferimento all’avvocato Cola, difensore attuale di Lavitola. «Diglielo dopo a tuo padre che va con un compagno e lo mando da questo avvocato… digli solo per parlare, parlate subito che se per caso, dovesse succedere qualcosa l’avvocato già sape comm va da fa… per nun v fa piglià niusc guai. Hai capito?».

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L’appuntamento viene fissato per il 20 aprile. Antonio Passariello – il papà di Pellegrino D’Avino, considerato dagli inquirenti colui che ha posizionato l’ordigno davanti all’abitazione di Ranucci - lo contatta e così come indicato da Gomes, fa subito il suo nome, quale riferimento utile per il difensore al fine di comprendere immediatamente di quale vicenda si tratti. Ma il papà di Pellegrino D’Avino è scettico se affidarsi o meno all’avvocato indicato da Gomes, tanto che vuole il suo legale di fiducia. Gomes aveva anche organizzato la fuga dei membri del commando irpino, garantito le risorse economiche, le carte di credito e pure una versione da dare agli inquirenti in caso di arresto per mettere al riparo il mandante e proteggere la sua identità. Chi ha piazzato la bomba il 16 ottobre 2025, stando a quanto emerge dalle carte dell’inchiesta, avrebbe dovuto dire di aver agito «per conto di un albanese conosciuto ad Ostia tre giorni prima per affari di narcotraffico, ma che non conosceva chi fosse l’obiettivo». La realtà, almeno quanto ricostruita dall’accusa, è ben diversa: a voler colpire Ranucci era l’amico ristoratore romano, indagato con l’accusa di strage.

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Il nome di Gomes, ricompre anche quando i carabinieri del nucleo operativo di Roma hanno eseguito le misure cautelari in Irpinia, a fine giugno. Pellegrino D’Avino mentre viene arrestato, chiede al suocero di avvertire Gomes. Mentre il nome di Valter Lavitola compare nella rubrica della compagna di Gomes. Intanto lunedì i quattro arrestati – difesi dagli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri - compariranno davanti al tribunale del Riesame per chiedere la revoca o l’attenuazione della misura cautelare. I quattro irpini- Antonio Passariello, suo figlio biologico Pellegrino D’Avino, la sua compagna Marika De Filippis, Saverio Mutone di Sperone - raggiunti dalle misure sono accusati di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall'aver agito con modalità di tipo mafioso.

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