Napoli, Nino Daniele: «Noi, pool della legalità vicini alla nuova giunta»
Il Mattino

Napoli, Nino Daniele: «Noi, pool della legalità vicini alla nuova giunta»

Domenica 19 luglio 2026
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Nino Daniele torna nella città dove è stato sindaco e ha lanciato una stagione di legalità come membro del pool anti-camorra e dice: «per me è un servizio...

Nino Daniele torna nella città dove è stato sindaco e ha lanciato una stagione di legalità come membro del pool anti-camorra e dice: «per me è un servizio civile». Ma avverte: «la fine dei partiti è un dramma».

La prima domanda è personale: cosa prova a tornare a Ercolano?

«Con Ercolano ho un legame speciale. Ne sono fieramente cittadino onorario. Ricordo la cerimonia di conferimento alla quale Mister Packard (magnate Usa molto legato alla città, ndr) e la sua signora e gli amici della British School parteciparono di persona sedendosi trai cittadini. Ercolano è stata definita negli anni in cui sono stato Sindaco un “modello” di lotta alla camorra. Nel momento in cui si manifestano crepe nella tenuta etica e civile, rispondere alla sollecitazione della sindaca Garzia è per me rispondere a un dovere verso tutta la Città che il sindaco rappresenta. Non è una scelta di parte ma un servizio civile».

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Ha già parlato con il sindaco del suo ruolo e degli altri consulenti?

«Ne discuteremo portando ciascuno la propria esperienza e le storie. C’è alle nostre spalle un lungo impegno comune sul contrasto alle mafie e per un’antimafia dei diritti. Oggi penso valga la pena ricordare le parole di Paolo Borsellino a cui ad Ercolano è dedicato un edificio del Comune: “La lotta alla mafia non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti e che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”. Fu proprio l’associazione Antiracket- Fai a volere che ogni anno si svolgesse una cerimonia in memoria del sacrificio del giudice».

Ritiene che questa formula possa essere utile anche in altre realtà? Può essere una soluzione individuare dei "saggi" che aiutino gli amministratori nella tutela della legalità?

«Non ho mai creduto molto all’efficacia degli assessorati alla legalità. È il sindaco che deve imprimere su questo un indirizzo a tutto l’ente comunale ed essere un riferimento credibile in cui i cittadini possano riporre la loro fiducia. Fiducia è la parola chiave del “modello” Ercolano che ha portato alla denuncia decine di imprenditori. Il Comune deve essere una casa di vetro e spero che il comitato venga inteso come uno spalancare porte e finestre alla trasparenza e alla partecipazione. Io ho sempre detto “meglio una riunione di Giunta in meno ed un incontro con i cittadini in più». Immagina la sua azione orientata ad aiutare il sindaco? Può essere un modo per tutelare tanti sindaci che si trovano catapultati in realtà complesse, costretti dalle circostanze a prendere decisioni in solitudine? «Aiutare, collaborare a mantenere una vigilanza costante e un’iniziativa incessante. Può valere su più questioni e in più campi di attività. Dall’ambiente all’urbanistica, che sono i terreni su cui i comuni hanno ancora poteri decisionali e a cui le mafie sono più interessate. Diceva Giordano Bruno che il lavoro della solitudine è il lavoro della follia. Le mafie prima isolano e poi colpiscono. I sindaci devono aprire le porte e le rappresentanze civiche devono sentirsi soggetti attivi e responsabili dell’autogoverno. Senza un ‘etica pubblica dei diritti e dei doveri la politica degenera in scambio lobbistico ed affaristico e i clan diventano convitati di pietra. Dipende anche dal sindaco non restare da solo o consumarsi nei lacci e lacciuoli delle mediazioni asfittiche e di mediocri transazioni».

In tutto questo i partiti dove sono? Non nota un costante arretramento della politica?

«Non solo lo noto ma è per me, in cui la passione politica è stata centrale per tutta la vita, un dramma. Vi sono questioni di fondo ovviamente, ma cattiva politica e camorra sono vasi comunicanti. Più c’è l’una, più cresce l’altra. Subentrano disillusione, sfiducia, rassegnazione. Primeggiano i mediocri, i trasformisti e coloro che sequestrano i diritti e li trasformano in favori costruendo il loro consenso personale».

E la società civile? Non teme che uomini e donne di buona volontà finiscano per scappare dall'impegno civile perché spaventati?

«Ad Ercolano era questo il clima quando fui eletto sindaco. L’isolamento ti rende debole e impaurito. Con la nascita dell’associazione Antiracket furono in tanti a metterci la faccia. Seguirono i giovani, i parroci, gli oratori, le scuole, il mondo del volontariato. Fu una rivoluzione dal basso contro il potere dei clan e la sopraffazione. Soli si muore dentro, declina la cittadinanza, regredisce la convivenza civile. Purtroppo l’inverno demografico sta svuotando le nostre città e impoverendo il nostro intelletto collettivo. Solo un nuovo patto democratico e generazionale ci può salvare».
 

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