Morì a quattro anni a Tufino, arrestati gli zii affidatari per omicidio aggravato
È morta di stenti e trascuratezza. E per questo sono finiti in carcere gli zii della piccola Alessandra, che a soli quattro anni ha perso la vita nella casa di Tufino, in provincia di...
È morta di stenti e trascuratezza. E per questo sono finiti in carcere gli zii della piccola Alessandra, che a soli quattro anni ha perso la vita nella casa di Tufino, in provincia di Napoli, dove il padre l’aveva lasciata, affidandola a quei parenti che, pur avendo altri tre figli, l’hanno privata di ogni supporto: fisico, sanitario, emotivo. I magistrati parlano di child neglect per condensare una condotta che ha portato, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno, alla morte della bambina e per la quale la coppia è ora accusata di omicidio aggravato.
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LA RICOSTRUZIONE
Denutrita, scheletrica, con piaghe e bruciature sul corpo e affetta da una grave e importante patologia polmonare. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, Alessandra si è spenta lentamente, cedendo a una condizione psicofisica alla quale nessun essere umano riuscirebbe a sopravvivere, men che mai una bimbetta di soli quattro anni. Come se non bastasse, ha dovuto sopportare anche comportamenti violenti e maltrattamenti che l’hanno consumata nel corpo e nell’anima.
Altro che caduta dalle scale, altro che incidente domestico. Nessuno ha mai creduto alla versione fornita inizialmente ai medici del 118 e poi ai carabinieri accorsi in quella casa, dove Alessandra ha smesso di vivere nella notte del 14 dicembre 2024. Ai sanitari, e soprattutto agli investigatori, è bastato guardare quel corpicino senza vita, al quale mancava persino una ciocca di capelli, per comprendere che vi fosse dell’altro, e dietro quella morte si nascondessero mesi di condotte omissive e di totale disinteresse.
LA COMUNITÀ
Da quella sera, nella comunità di Tufino, si è diffuso uno sgomento profondo: incredulità, dolore e rabbia hanno attraversato il paese del nolano, mentre tra i vicini di casa hanno iniziato a emergere racconti inquietanti. C’era chi parlava di una bambina sempre più magra, chi ricordava pianti frequenti, chi raccontava di condizioni di vita precarie non solo per Alessandra, ma anche per i suoi tre cuginetti. Proprio per questo, fin da subito, le indagini si sono susseguite a un ritmo incalzante e sono state portate avanti senza trascurare alcun aspetto.
LE INDAGINI
Con il coordinamento della Procura di Nola, guidata da Marco Del Gaudio, i carabinieri della stazione di Tufino e della sezione operativa della Compagnia di Nola, diretti dal capitano Edgard Pica, si sono avvalsi di testimonianze e intercettazioni, di consulenze medico-legali collegiali, di accertamenti informatici e dell’acquisizione di numerosi elementi documentali. La ricerca della verità sulla morte della piccola Alessandra è stata serrata e soprattutto sentita. Tutto è stato esaminato con cura: dai messaggi scambiati dalla coppia sui cellulari agli esiti dell’autopsia.
Il 30 dicembre 2024, a Tufino arrivarono anche i Ris dei carabinieri di Roma, sezione biologia, insieme ai colleghi della sezione rilievi del nucleo investigativo di Castello di Cisterna. La casa in cui la bambina aveva vissuto con gli zii e i tre cuginetti fu letteralmente passata al setaccio, alla ricerca di ogni elemento utile a chiarire le cause della sua straziante morte. Fuori, le foto di Alessandra davanti alle quali furono posati fiori, candele e giocattoli: attenzioni mai ricevute in vita. Dentro, professionisti in tuta bianca che scandagliarono ogni centimetro quadrato, alla ricerca delle tracce di un’esistenza segnata da privazioni, indifferenza e violenza.
I GENITORI
Anche i tre cuginetti, all’indomani della morte di Alessandra, furono affidati a una struttura protetta, a conferma di un quadro familiare ritenuto gravemente compromesso. E proprio per la necessità di non sottovalutare alcun elemento, il corpo senza vita della bambina rimase per mesi in un obitorio prima di ricevere sepoltura, prima di tornare in una bara bianca nel cimitero di Castelvenere, nel Beneventano, dove risiede la madre. È da lì che il padre, originario di Nola, l’aveva portata via per poi affidarla ai parenti. Fino a quel momento, la vicenda non aveva ancora interessato il Tribunale per i minorenni. La giovane madre aveva denunciato il padre della bimba per sottrazione di minore e si era attivata la procedura di accertamento delle capacità genitoriali, sulla quale è poi piombata come un macigno la morte di Alessandra.
«Nessuno potrà mai riportarla in vita, ma – ha sottolineato Benito Palmieri, avvocato della madre della bimba – esprimiamo soddisfazione per il lavoro della Procura di Nola e dei carabinieri, sui quali abbiamo sempre riposto la nostra fiducia». Ci saranno altre responsabilità da accertare ma intanto il cerchio si è chiuso con l’esecuzione dell’ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Nola su richiesta della Procura di piazza Giordano Bruno ed eseguita dai carabinieri della Compagnia di Nola.