Askatasuna, Piantedosi: «È terrorismo urbano. Ora il fermo preventivo per isolare i violenti»
Il Mattino

Askatasuna, Piantedosi: «È terrorismo urbano. Ora il fermo preventivo per isolare i violenti»

Lunedì 2 febbraio 2026
7 visualizzazioni

Un fermo preventivo per isolare i violenti, ma anche uno ?scudo? per tutelare chi agisce per difendersi, evitando l?iscrizione automatica nel registro degli indagati. A fare il...

Un fermo preventivo per isolare i violenti, ma anche uno “scudo” per tutelare chi agisce per difendersi, evitando l’iscrizione automatica nel registro degli indagati. A fare il punto sulle misure allo studio è il ministro Matteo Piantedosi, alla vigilia della riunione che si terrà oggi a Palazzo Chigi per definire i provvedimenti del pacchetto sicurezza da portare in Consiglio dei ministri questa settimana.

APPROFONDIMENTI Video


Agente dimesso. Arrestato presunto aggressore
Meloni visita i feriti a TorinoVideo

Partiamo dalla guerriglia urbana a Torino, con l’uso di scudi e molotov. Pensa abbia rappresentato un salto di qualità? Qualcuno agita il fantasma degli anni di piombo, Crosetto evoca le Br…

«Siamo sicuramente di fronte a un terrorismo urbano di stampo eversivo che è alla ricerca di ogni pretesto per perseguire l’obiettivo dell’insurrezione. Dall’analisi degli ultimi eventi è certamente possibile dire che stiamo registrando un innalzamento del livello dello scontro che, per certi versi e pur con delle varianti, richiama dinamiche squadristiche e terroristiche che hanno caratterizzato alcune fasi del nostro passato».

Anche alla luce di quanto accaduto ieri, è preoccupato dalla gestione della sicurezza all’inaugurazione delle olimpiadi Milano-Cortina?

«Abbiamo predisposto un dispositivo di sicurezza adeguato a fronteggiare i rischi connessi a un evento molto complesso. Siamo nella condizione di massima attenzione ad ogni particolare, ma tutto questo senza allarmismi».

In settimana arriva in Cdm il dl sicurezza, l’ennesimo giro di vite. Ci saranno misure anche sui centri sociali e nuove strette sulle manifestazioni?

«Con il nostro Governo le manifestazioni sono aumentate significativamente per numero e partecipazione, sicuramente sulla scorta del difficile contesto internazionale ma anche perché qualcuno ha pubblicamente più volte proposto di portare l’opposizione al nostro Esecutivo nelle piazze e nelle strade. Qualcuno ha invitato addirittura alla rivolta sociale. In Italia le forze di polizia garantiscono il diritto costituzionale di manifestare liberamente e lo fanno sempre con grande professionalità ed equilibrio anche quando è a rischio la loro stessa incolumità. Nessuno più di noi rispetta chi scende in piazza dimostrando partecipazione civile. Cosa ben diversa è registrare la crescente propensione ad aggredire i poliziotti e devastare le città, azioni che sicuramente ci riproponiamo di punire con sanzioni e strumenti più adeguati con le norme che ci apprestiamo a varare».

Davvero pensate di introdurre il fermo preventivo di 12 ore per soggetti potenzialmente pericolosi?

«Proprio da parte di coloro che si sforzano di allontanare l’attenzione dalla gravità intrinseca della violenza praticata da alcuni manifestanti, vengono ripetute sollecitazioni ad individuare modalità per isolarli da coloro che si asserisce vogliano unicamente manifestare in forma pacifica. La norma che vogliamo introdurre serve soprattutto a questo e qualcosa del genere esiste già in altri ordinamenti europei. Avremmo l’ennesima contraddizione se domani dovessimo proporla e registrare i soliti allarmi di chi dice di temere la compressione del diritto di manifestare. Le scene viste sabato richiamano l’attenzione sulla necessità di depotenziare questi gruppi organizzati di facinorosi prima ancora che possano mettersi all’opera: e questo anche per evitare di demandare esclusivamente alle forze di polizia questo compito nei momenti in cui farlo mette a repentaglio la stessa incolumità dei poliziotti. Nella gestione dell’ordine pubblico bisogna garantire la libertà di manifestare, la prevenzione e la repressione della commissione dei reati ma anche l’incolumità di chi veste la divisa».

Vi accuseranno di voler introdurre uno stato di polizia…

«Lo sostiene chi cerca in qualche modo di dare una copertura giuridica e politica ai delinquenti che abbiamo visto anche ieri all’opera a Torino. Dare i giusti anni di galera a quei criminali che stavano colpendo il poliziotto con un martello, ma soprattutto lavorare per evitare che questo accada ancora, non significa introdurre uno stato di polizia ma prevenire, contrastare e sconfiggere una forma moderna di terrorismo urbano».

 

Ci sarà anche lo scudo penale per i poliziotti?

«Non è uno scudo all’insegna dell’impunità e vale per tutti i cittadini, non solo per gli agenti. Se si guarda il caso specifico di Torino, si può tranquillamente dire che se il poliziotto sottoposto al tentativo di linciaggio avesse risposto con una manganellata a uno degli assalitori, magari ferendolo a un’unghia, oggi potrebbe essere iscritto lui stesso sul registro degli indagati, pur avendo avuto una condotta del tutto legittima e giustificata. La norma dà al magistrato la facoltà di accertare i fatti senza penalizzare l’agente. Il vero problema, per me, è costituito da certi tribunali che spesso, in casi di manifestazioni del genere, ritengono non accoglibili le richieste di misure cautelari a carico di persone che vengono identificate dopo aver spaccato vetrine o incendiato cassonetti, perché ritengono applicabili a questi comportamenti considerazioni di particolare tenuità dei fatti».

E la stretta sui maranza con lo stop alle armi da taglio e le sanzioni per i genitori arriveranno sempre in Cdm o ci sarà da attendere un ddl ad hoc?

«Lavoreremo per approvare il pacchetto di norme nel più breve tempo possibile e coinvolgendo la più ampia discussione parlamentare che, credo, sia legittimo attendersi dopo le unanimi dichiarazioni di condanna espresse sui fatti di sabato. Domani (ndr: oggi) proprio saremo riuniti per lavorarci».

Cosa gli ha detto Alessandro Calista, l’agente preso a calcio e martellate dagli antagonisti?

«Benchè giovane di età ed in servizio da soli quattro anni, ha manifestato una maturità e un equilibrio che sarebbero di esempio per tanti. Mi ha innanzitutto rassicurato sulle sue condizioni e, pur con l’amarezza per quell’accerchiamento vigliacco e infame, ha espresso coraggio e determinazione meritevoli di encomio».

Negli scontri di Valle Giulia del ’68, Pasolini si schierò con i poliziotti, veri figli di poveri proletari, e contro gli studenti figli di papà. Secondo lei è una lettura che vale ancor oggi, anche per Torino?

«Le parole di Pasolini furono molto acute nel cogliere le contraddizioni dei movimenti giovanili di quegli anni e sono tuttora attuali e molto utili. Aggiungerei una amara constatazione. In quegli anni la contestazione, se non altro, diceva di nutrirsi di una qualche analisi critica della società. Quelli di oggi sono rozzi delinquenti che scendono in piazza per praticare una violenza fine a sé stessa, senza nemmeno una plausibile rivendicazione politica, culturale o sociale».

Condividi questo articolo