Schlein chiama la premier: «Le istituzioni non dividano». No del campo largo al dl
Il Mattino

Schlein chiama la premier: «Le istituzioni non dividano». No del campo largo al dl

Lunedì 2 febbraio 2026
6 visualizzazioni

Quando ieri mattina Elly Schlein ha letto l?ennesimo lancio di agenzia di un esponente di Fratelli d?Italia che puntava il dito contro il centrosinistra per l?esplosione di...

Quando ieri mattina Elly Schlein ha letto l’ennesimo lancio di agenzia di un esponente di Fratelli d’Italia che puntava il dito contro il centrosinistra per l’esplosione di violenza di sabato a Torino, deve aver pensato che la misura era colma. E così la segretaria del Pd ha rotto gli indugi: ha preso lo smartphone e ha composto il numero della premier. «Cara Giorgia», ha detto in sostanza Schlein a Meloni, «le forze dell’ordine sono un patrimonio dello Stato, non una questione di parte». Smettiamola, è insomma il messaggio recapitato alla presidente del Consiglio, con la batteria di «strumentalizzazioni» delle ultime ventiquattr’ore, di cui la timoniera del Nazareno si dice «preoccupata». E ancora: «In questi momenti le istituzioni devono unire, non dividere». È netta, Schlein. Che non ci sta affatto a passare come la leader di un partito o di una coalizione progressista che avrebbe offerto «coperture politiche» (questa l’accusa che le viene rivolta) ai violenti dei centri sociali che hanno malmenato due agenti con una ferocia che inorridisce.

Il Pd, e lei in prima persona, avevano condannato fin da subito quelle scene da guerriglia urbana. Non solo: per tutto il giorno ieri si sono rincorse le voci di un possibile blitz a Torino della segretaria, per portare la propria solidarietà ai due agenti in ospedale. Alla fine però la scelta è stata quella di evitare passerelle – anche per non dare l’impressione di “tallonare” Meloni – e così in ospedale si reca una delegazione dei dem, composta tra gli altri dalla vicepresidente del Senato Anna Rossomando e dal sindaco Stefano Lo Russo.

Ma c’è un altro messaggio che Schlein consegna a Meloni da Milano, dove ha preso il via il percorso di «ascolto» dei territori del Pd. Questo: se la condanna alle violenze dev’essere unitaria, sulle misure che il governo intende proporre per la sicurezza i dem non accetteranno compressioni ai diritti fondamentali, come quello a manifestare pacificamente. L’appello di Piantedosi alle opposizioni a votare insieme il pacchetto del governo pare destinato a rimanere insomma inascoltato, almeno su buona parte dei punti. Si parta piuttosto dal «riportare in Italia i soldi dei centri in Albania e usarli invece per assumere più forze dell'ordine», incalza la leader del Pd. E poi, oltre a rafforzare i presidi di sicurezza, bisogna irrobustire «quelli sociali, educativi, culturali», coinvolgendo chi sta sui territori come sindaci a associazioni del terzo settore.

Critici col pacchetto sicurezza del governo in arrivo anche i Cinquestelle, che pure da qualche tempo hanno messo il tema al centro dell’agenda. Ma è un campo, dicono i contiani, in cui «il centrodestra ha fallito», e «se ne sono accorti anche i cittadini che secondo qualsiasi rilevazione si sentono meno sicuri». Per i pentastellati «mancano tantissimi agenti nelle strade», mentre il governo «fa un decreto sicurezza ogni pochi mesi e i risultati sono disastrosi, e via con nuovi annunci».

La riunione

Un altolà che accomuna anche Avs. Dove si diffonde la voce di una riunione per confrontarsi sulla posizione da tenere su Askatasuna. Voci che i rosso-verdi smentiscono con fermezza: «La nostra posizione di condanna delle inaccettabili violenze avvenute a Torino è netta, senza incertezze e soprattutto unanime», scandiscono Bonelli e Fratoianni. Anche se non a tutti nel partito piacciono le parole del deputato torinese Marco Grimaldi, secondo il quale «quelle immagini» di violenza «non ci sarebbero mai state senza lo sgombero di Askatasuna». Replica il dem Marco Furfaro: «Non esistono giustificazioni. Non esistono “però”». E anche Matteo Renzi condannando i fatti di Torino sembra parlare ai colleghi di coalizione. «Se la sinistra radicale non rompe ogni legame con chi giustifica i violenti, non vinceremo mai», avverte il leader di Iv. Che punta il dito contro la destra, che «fa un decreto al mese» ma «su questo tema sta fallendo». Poi però bacchetta la sinistra: «Deve essere molto più netta nell’andare all’attacco sui temi della sicurezza. E per farlo serve dirlo chiaro: quelli di ieri a Torino non erano compagni che sbagliano ma terroristi da punire duramente».

Condividi questo articolo