Droga, boom di rogatorie: «Asse con il Sudamerica»
I temi (e le polemiche) legati al referendum sulla giustizia hanno inevitabilmente fatto scivolare in secondo piano i contenuti della corposa relazione che fotografa la situazione e le...
I temi (e le polemiche) legati al referendum sulla giustizia hanno inevitabilmente fatto scivolare in secondo piano i contenuti della corposa relazione che fotografa la situazione e le criticità che affliggono il distretto giudiziario di Napoli.
Accanto al grido d’allarme che segnala un aumento esponenziale dei reati commessi dai minori e di quelli che richiamano alla violenza di genere, tre sono gli argomenti da segnalare: un fortissimo incremento delle rogatorie internazionali nell’ambito delle inchieste di camorra, l’inferno carcerario ed il baratro in cui sta precipitando l’ufficio del giudice di pace. Temi più volte richiamati sia dalla presidente della Corte d’Appello, Maria Rosaria Covelli, che dal procuratore generale Aldo Policastro.
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SUPERLAVORO
È stato lo stesso procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, a sottolineare un’impennata di rogatorie internazionali avviate dal suo ufficio inquirente: i fascicoli sono aumentati addirittura del 600 per cento. Una cifra mai raggiunta prima. Questo significa che Gratteri - anche grazie all’esperienza ed ai rapporti istituzionali maturati da procuratore di Catanzaro nelle inchieste sulla ‘ndrangheta - ha implementato i filoni investigativi che corrono lungo l’asse Napoli-Sudamerica (e non solo) con relativi fari che illuminano il contesto e le reti del traffico internazionale di stupefacenti.
«Ogni anno - ha chiarito il procuratore partenopeo - cresce la produttività anche con meno magistrati. La Procura di Napoli ha ancora di più un respiro internazionale. È una procura che si è aperta al mondo, sono aumentate di almeno il 600% le rogatorie internazionali». Sui numeri degli organici ha poi chiarito: «In questo momento mancano sette magistrati, perché ne sono arrivati 14. Sono sicuro che nel 2026 faremo ancora meglio perché ne mancavano più di 22-23».
«Per quanto riguarda la violenza - ha concluso Gratteri - Napoli è una delle poche città, se non l'unica, dove si spara. Però è anche vero che c’è un'altissima percentuale di reati scoperti, di fascicoli che non rimangono a ignoti, soprattutto perché abbiamo incentivato il numero delle telecamere di videosorveglianza».
DIETRO LE SBARRE
Il sovraffollamento continua ad affliggere il pianeta carcerario. «Il carcere ha detto il Pg Policastro - che continua ad essere luogo di dolore e sofferenza con il carico terribile di suicidi e sovraffollamento rimane una delle realtà su cui la Procura generale ha appuntato la sua attenzione». Nel 2025 nelle carceri del distretto ci sono stati sei suicidi e 144 tentati suicidi, 935 atti di autolesionismo, 230 aggressioni, con un andamento, però, in diminuzioni rispetto al 2024.
Policastro ha anche attivato, assieme alla presidenza della Corte d’Appello un osservatorio sulla realtà carceraria: «Uno strumento di conoscenza e confronto tra tutti i soggetti coinvolti - conclude - L’attenzione si è concentrata su due aspetti fondamentali: la sicurezza interna e la tutela della salute dei detenuti».
Preoccupa molto anche il mancato decollo della cosiddetta “giustizia di prossimità”, cioè l’organizzazione e lo smaltimento del lavoro che affligge l’ufficio del Giudice di pace. La presidente della Corte d’Appello lo ha rimarcato nella conferenza stampa a margine della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario: «Emerge una situazione preoccupante in particolar modo per quanto concerne gli uffici a carico degli enti locali, dove è stata segnalata la grave scopertura degli organici del personale amministrativo, in costante avvicendamento, l’elevato numero di pendenze, le carenze legate agli spazi e ai locali dell’archivio. Bisogna mantenere viva la luce di un faro per ridurre ed eliminare queste criticità, che finiscono per ricadere sui cittadini e sulla loro legittima richiesta di giustizia».