Castellammare. Scrutatori, tifosi e appalti: ecco le accuse a Vicinanza
Il Mattino

Castellammare. Scrutatori, tifosi e appalti: ecco le accuse a Vicinanza

Giovedì 23 luglio 2026
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Dagli scrutatori (gran parte dei quali vicini ad ambienti camorristici), allo strano via vai all?interno degli uffici tecnici comunali; dalle infiltrazioni della cosca locale sugli spalti o...

Dagli scrutatori (gran parte dei quali vicini ad ambienti camorristici), allo strano via vai all’interno degli uffici tecnici comunali; dalle infiltrazioni della cosca locale sugli spalti o nella gestione dei servizi nello stadio comunale, alle strane alchimie societarie per assicurare una (finta) rotazione delle ditte negli appalti. Sono i punti della relazione della commissione di accesso a Castellammare di Stabia (a firma del viceprefetto Dario Annunziata, del vicequestore aggiunto Riccardo Buonomo e del capitano dei carabinieri Vittorio Tesoro), che hanno determinato lo scioglimento della giunta fino a qualche giorno fa guidata da Luigi Vicinanza.

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Le ipotesi 

In oltre 270 pagine ci sono gli esiti di audizioni e verifiche di atti, da cui emerge un quadro di commistioni che riguarderebbero - secondo i commissari - sia un certo livello politico, sia i gangli essenziali della macchina amministrativa stabiese. Duro l’affondo nei confronti dell’ex primo cittadino Vicinanza, giornalista prestato alla politica che - bene chiarirlo - non è indagato, né risulta essere al vaglio degli uffici inquirenti. Si legge nella relazione finale: Vicinanza aveva improntato la sua campagna elettorale all’insegna del contrasto al crimine organizzato («sarò il sindaco di tutti, tranne che dei camorristi»), salvo poi disattendere le premesse iniziali. Spiegano i commissari: «Il lavoro di questa Commissione, invece, dimostra che le intenzioni professate in campagna elettorale non siano state mantenute; ed è stato ampiamente acclarato che numerosi esponenti della politica locale, tra consiglieri comunali, candidati non eletti, presentatori di lista e persino scrutatori di nomina consiliare, sono risultati segnati da gravi controindicazioni che ne avrebbero imposto senz’altro l’esclusione dalla candidatura per motivi di opportunità e di coerenza politica».

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E giù una serie di riferimenti, in alcuni casi noti ai media. È il caso che ha riguardato due ex esponenti della maggioranza, vale a dire l’ex consigliere comunale Gennaro Oscurato (finito nell’inchiesta del pm Giuseppe Cimmarotta) e di Nino Di Maio (quest’ultimo costretto alle dimissioni dopo il coinvolgimento del figlio in una indagine anticamorra). Ma è un intero mondo ad essere passato al setaccio. In più occasioni si fa riferimento alla mancanza di tracciamento nelle sortite di consiglieri all’interno degli uffici tecnici del Palazzo. Senza appuntamento, senza un mandato specifico, in uno scenario ritenuto quanto meno anomalo. Si legge nella relazione: «Emerge l’immagine di un ente privo di adeguati anticorpi procedimentali rispetto al rischio di opacizzazione delle procedure e di esposizione dell’azione amministrativa a pressioni esterne della criminalità organizzata nei settori più sensibili». Riferimento al clan D’Alessandro.

I servizi 

Rifiuti, lavori pubblici, settore cimiteriale, servizi di parcheggio, gestione dello stadio, finanche affido di licenze e concessioni per la gestione dei lidi. Sono i punti su cui battono gli 007 mandati dal Viminale. Eppure l’ex sindaco Vicinanza ha in più di una occasione replicato alle accuse che gli sono state indirizzate sui giornali. A partire dalla presenza di soggetti in odore di camorra (per altro daspati) tra i tifosi sul palco allestito per festeggiare la promozione della squadra locale: «Non competeva a me impedire l’accesso al palco di alcuni soggetti - ha spiegato di recente - né potevo conoscere la fedina penale di ogni supporter della squadra locale. Non c’è un solo atto amministrativo da me firmato che possa essere ricondotto ad interessi opachi o sistemi criminali».

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