Dimaro, Giovanni di Lorenzo: «Sarebbe unico vincere nell'anno del Centenario»
Ma quale autunno del patriarca. A 33 anni Giovanni Di Lorenzo lancia la sfida al quinto scudetto «perché vincere un trofeo nell?anno del centenario sarebbe fantastico». E...
Ma quale autunno del patriarca. A 33 anni Giovanni Di Lorenzo lancia la sfida al quinto scudetto «perché vincere un trofeo nell’anno del centenario sarebbe fantastico». E sarebbe un record, il terzo da capitano. Meglio del Pibe de oro. «Ma non tiriamo in ballo Maradona: Diego è inavvicinabile, pure se dovessi vincere un altro campionato qui». Ma non sempre il tempo invecchia in fretta. Di Lorenzo non si è fatto mancare nulla in questi anni d’azzurro e non pare intenzionato ad abdicare. «Se Vergara vuole la fascia dovrà aspettare ancora molto», dice benedicendo il rinnovo di Antonio perché «se c’è un napoletano che tifa Napoli fa bene la società a tenerselo ben stretto». Di questo Napoli, ora, è un po tutto: capitano, bandiera, icona, persino dirigente: «De Bruyne? Una squadra non può giocare per far felice un calciatore, è l’allenatore che decide come si gioca e tutti si devono mettere a disposizione», dice il capitano tirando una decisa bacchettata sulle mani (e sulla lingua) del campione belga. Di Lorenzo atto VII. Non è l’Odissea, perché non ha mai perduto la via di casa, il capitano. «Non dirò mai di no alla Nazionale, le critiche a Pirlo sono molto severe, fidiamoci di Maldini e Leonardo. Nonostante l’età ci sono, magari anche solo per una partita tra quattro anni: ma non c’è mai un momento in cui qualcuno può dire a se stesso che non vuole più indossare la maglia dell’Italia. Ma dobbiamo dare fiducia a questo nuovo corso e per prima cosa lo dico da italiano». Insomma, se la Patria dovesse aver bisogno, risponderà: obbedisco. Intanto c’è il Napoli.
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IL CARISMA
Ironico e tagliente, come solo uno come Di Lorenzo: «Noi andare a spiegare ad Allegri come giocare più offensivi? Ma noi siamo calciatori, lui ci dice e noi seguiremo le sue idee e le sue indicazioni». Da bene come sono fatte nel dna le squadre di Allegri: «Sempre molto compito dalla loro organizzazione e della loro tenuta difensiva». Saranno le stesse caratteristiche del nuovo Napoli. «Sì, è vero c’è molto più pallone rispetto a Conte, ma ognuno ha il proprio metodo. Cerchiamo di raggiungere alcune distanze con il pallone, il lavoro a secco viene utilizzato per il pallone. Ma vi assicuro che gli allenamenti sono molto intensi». Conferma quello che a inizio giugno ha scritto il Mattino: «Vero, mi piacerebbe chiudere la carriera qui a Napoli (vorrebbe prolungare di un altro anno il contratto che scade nel 2028, ndr): questa ormai è diventata casa Poi nel calcio le cose cambiano velocemente. Se alla società farà piacere, mi piacerebbe chiudere la carriera qui». Il ritorno alla difesa a 4: «Per il momento, con il mister non abbiamo parlato di una possibile difesa a tre: ci stiamo concentrando solo su questo modulo.
OTTIMISMO
È anche il giorno di Lobotka, che parla a SkySport: «Mi ha colpito che il mister vuole giocare molto con il pallone durante gli allenamenti. È sempre positivo, sorride continuamente e cerca di trasmetterci la sua energia. Davvero, è un piacere stare con lui. Il contratto? Sono davvero felice qui a Napoli. In questo momento non ci penso. Adesso penso solo alla mia condizione, perché con due allenamenti al giorno non è facile. Cerco soltanto di recuperare al meglio e farmi trovare pronto per la nuova stagione. A Radio Kiss Kiss, parla Giovane, che deve per forza rilanciarsi dopo i 20 milioni spesi a gennaio. «Spero che sia la mia stagione, sapevo di poter giocare meno quando sono arrivato a gennaio. Mi piace giocare a destra sicuramente, anche da seconda punta più interna».