Stesa in via San Sebastiano, la confessione del pistolero: «Una lite prima degli spari»
Il Mattino

Stesa in via San Sebastiano, la confessione del pistolero: «Una lite prima degli spari»

Martedì 28 luglio 2026
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Bastano pochi secondi a trasformare una notte estiva - una notte di movida napoletana - in un inferno metropolitano. Pochi secondi che separano il bene dal male, un corpo sano dal cancro della...

Bastano pochi secondi a trasformare una notte estiva - una notte di movida napoletana - in un inferno metropolitano. Pochi secondi che separano il bene dal male, un corpo sano dal cancro della malavita organizzata. Eccoli gli istanti peggiori di via San Sebastiano: non è ancora l’alba, siamo a pochi passi da piazza Bellini, la strada è gremita di ragazzi. Sono giovani e spensierati, aspettano il nuovo giorno. Al centro della strada c’è lui, Gennaro Saponara, un barman di 33 anni che ha un motivo in più per essere sereno. Ha infatti da poco finito di lavorare, il suo turno è terminato, si trova al centro di una scena di gomorra a sua insaputa. Eccoli gli istanti peggiori, quelli della controstoria, quelli dell’altra narrazione napoletana: passa uno scooter che si fa largo tra la folla di giovani, ci sono degli spari, il braccio dell’aspirante killer si flette per un attimo. Un proiettile raggiunge il 33enne: la vittima ha una camicia bianca, uno zainetto nero alle spalle. Salta dal dolore. Il proiettile gli ha perforato la spalla. Il resto è storia nota. Una stesa nel cuore della movida, un uomo ferito per errore. E per orrore. Cosa è successo? In meno di 48 ore gli uomini della Mobile del primo dirigente Mario Grassia hanno quasi del tutto risolto il caso. Facciamo un passo in avanti. Domenica notte, la confessione dell’indagato numero uno. Via Medina, siamo in Questura, indagine coordinata dal pm anticamorra Cristina Curatoli, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Sergio Amato, l’indagato firma alcune ammissioni.

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Si chiama Giuseppe Muscariello, ha 20 anni e non è uno sconosciuto per gli archivi delle forze dell’ordine. Ha precedenti penali. È assistito dalla penalista Carla Maruzzelli, sabato notte non doveva essere nella zona dei baretti del centro storico: risulta infatti agli arresti domiciliari, doveva essere ristretto per una storia legata al furto di un telefono cellulare.

Il verbale 

Poche parole, il minimo indispensabile, di fronte agli inquirenti: ha ammesso di aver fatto fuoco, ma ha fornito una versione tutta da verificare. Sentiamolo, nelle linee generali: «Sì, d’accordo, ho fatto fuoco, sono io che ho sparato. Ma non volevo uccidere. Perché ho sparato? Perché ho reagito a una lite ingaggiata con un gruppo di ragazzi della mia età». Una storia che non ha convinto gli inquirenti, dal momento che nelle immagini delle telecamere non esiste un momento iniziale, non c’è traccia di un litigio o di una tensione gruppi diversi. Si vede solo lo scooter sfrecciare. Ora la parola passa agli inquirenti, che devono chiedere la convalida del fermo di polizia dinanzi al gip: si valuta l’accusa di tentato omicidio o di stesa. In entrambi i casi si tratterebbe di reati aggravati dal metodo camorristico. Non è tutto. Si lavora sulla trama di rapporti del ventenne finito in cella. Parliamo di soggetti legati alla camorra targata clan Savarese, una dynasty storicamente radicata tra i vicoli di rione Sanità. Non è tutto. Agli atti manca un nome. Già, perché in questa storia c’è un fuggitivo. Un complice che manca all’appello. Era quello alla guida dello scooter, che rischia di finire in cella con le stesse accuse che tengono dentro Muscariello. Ma come si è arrivati alla svolta di domenica notte? Decisivo il controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine. In questo caso, le telecamere con i catturatarghe hanno funzionato, segno dell’importanza del sistema di controllo assicurato dalla videosorveglianza.

Le verifiche 

In poche ore, gli uomini della Mobile sono a casa del ventenne. Inizia la confessione, anche se manca il nome del conducente. Una storia destinata a riproporre l’attenzione dell’opinione pubblica sulla circolazione di armi in città. Pensate: un ventenne con precedenti penali, per giunta agli arresti domiciliari, ha avuto la possibilità di girare armato. E di fare fuoco per un motivo banale, probabilmente uno sguardo sinistro nel pieno di una serata tra giovanissimi. Una volta dinanzi agli inquirenti, il ventenne non ha fornito alcuna informazione sull’origine dell’arma e sul luogo in cui è stata nascosta la pistola. Inchiesta in corso, caccia al complice e all’armiere.

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