Omicidio Vassallo, i giudici: pentiti poco credibili, Cagnazzo non andava arrestato
Nell?impianto accusatorio nei confronti del colonnello Fabio Cagnazzo, indagato per il presunto coinvolgimento nell?omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo, la Corte...
Nell’impianto accusatorio nei confronti del colonnello Fabio Cagnazzo, indagato per il presunto coinvolgimento nell’omicidio delsindaco di Pollica Angelo Vassallo, la Corte di Cassazione individua «una serie di criticità e falle sistematiche nel quadro indiziario» e sottolinea, nelle sue motivazioni, «la mancanza dei riscontri necessari alle dichiarazioni» rese dell’ex pentito Romolo Ridosso, anche lui coinvolto nell’inchiesta. Ridosso più volte contraddittorio.
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Nelle quattordici pagine con le quali gli ermellini motivano il perché hanno annullato l’ordinanza restrittiva emessa nei confronti dell’ufficiale dell’Arma, le valutazioni riguardano anche le dichiarazioni di Eugenio D’Atri, già ritenute non utilizzabili nell’ambito del procedimento giudiziario in quanto rese prima della riapertura dell’inchiesta. Ricordiamo che è questo il secondo pronunciamento degli ermellini sul caso Cagnazzo i quali per due volte hanno annnulato l’ordinanza con rinvio al tribunale del Riesame.
LE CARTE
Il coinvolgimento di Cagnazzo, si legge nelle carte, «si baserebbe infatti in via principale, se non esclusiva, sulle dichiarazioni di Ridosso, che tuttavia non avrebbe mai esplicitato accuse dirette nei confronti del Cagnazzo, né offerto dati probatori utili». I giudici sottolineano anche che la diversità tra la narrazione di Ridosso e quella di D'Atri, «utilizzata per rafforzare la validità delle dichiarazioni del Ridosso (nonostante lo stesso abbia poi negato di avergli fatto confidenze), rende entrambe le narrazioni incapaci di dimostrare alcunché». Quindi riferiscono di non trovare riscontri, nella carte esaminate, tra una serie di episodi raccontati da Ridosso e l’omicidio. A partire dal movente.
Proprio in merito alla posizione di Ridosso, i giudici sottolineano il «continuo cambiamento di rotta narrativa, collegata inizialmente alla negazione di ogni responsabilità, successivamente diretta a spostare la responsabilità su altri per lucrare benefici». I benefici sarebbero stati quelli di vedersi nuovamente riconosciuta la condizione di collaboratore di giustizia.
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IL MOVENTE
Torniamo all’analisi fatta dai giudici romani sul movente. Secondo loro, si legge sempre nelle carte, non sarebbe legato alla presunta attività di spaccio, contro la quale combatteva il sindaco pescatore, in quanto Ridosso sarebbe un «dichiarante altamente inaffidabile» anche perché in un successivo interrogatorio l’ex pentito dell’agro nocerino, avrebbe anche parlato di contrasti tra Vassallo e Giuseppe Cipriano (imprenditore di Scafati anche lui coinvolto nell’inchiesta e che avrebbe portato con se Ridosso e il figlio per un sopralluogo ad Acciaroli pochi giorni prima dell’omicidio) relativamente a mancate autorizzazioni o licenze da parte del sindaco Vassallo per alcune attività commerciali di Cipriano. Anche su quella trasferta i giudici ritengono che ci siano state dichiarazioni contraddittorie in quanto, in nessun interrogatorio, sarebbero stati riferiti particolari sulla connessione tra il viaggio e l’omicidio di Vassallo. Insomma, non ci sarebbero riferimenti a Cagnazzo.
IL DEPISTAGGIO
Sull’accusa di depistaggio i giudici della Cassazione vanno cauti. «L’allontanamento di 23 minuti di Cagnazzo dal porto di Acciaroli, in concomitanza con l’esecuzione del sindaco costituirebbe una sorta di “segnale di attivazione”, non essendo in alcun modo precisato in cosa sarebbe consistita e cosa sarebbe avvenuto», scrivono nelle motivazioni. Così come, secondo loro, non sarebbe stato reso esplicito «un accordo preventivo relativo all'inquinamento delle indagini».
LA DIFESA
«Abbiamo letto con attenzione le motivazioni e prendiamo atto della circostanza che siano stati recepiti totalmente i rilievi sollevati nel ricorso su un tema fondamentale, anzi centrale, in punto di gravità indiziaria e della sua tenuta, ossia l'attendibilità di Romolo Ridosso e del suo "sedicente confidente" Eugenio D'Atri - commenta Ilaria Criscuolo codifensore con Agostino De Caro di Cagnazzo - D’Atri la cui credibilità era stata già messa seriamente in discussione dalla stessa Procura di Salerno. In sostanza, gli elementi che avevano determinato la riapertura delle indagini e l'emissione dell'ordinanza di custodia cautelare, dopo ben tre archiviazioni, oggi rivelano tutta la loro inconsistenza. Aspettiamo la nuova udienza al Tribunale per il Riesame di Salerno sperando che questa volta si attenga ai principi di diritto dettati in maniera così netta dalla Corte Suprema».