Isis, due studenti indagati: «Costruivano una bomba con finalità terroristiche»
Avevano siglato la propria adesione all?Isis. Forse erano entrati in contatto con soggetti ritenuti inseriti in contesti eversivi, di stampo jhiadista, per dare inizio a una sorta...
Avevano siglato la propria adesione all’Isis. Forse erano entrati in contatto con soggetti ritenuti inseriti in contesti eversivi, di stampo jhiadista, per dare inizio a una sorta di reclutamento idiologico alla rete del terrore di stampo islamico. Non è finita. Nel corso degli ultimi tempi, avevano accettato una sorta di formazione militare, scaricando contenuti finalizzati ad entrare nella rete del terrore. Quanto basta a far scattare un blitz della Digos in due abitazioni alle porte di Napoli, con tanto di perquisizioni e sequestro di cellulari, computer e altro materiale ritenuto sospetto. Sotto i riflettori non ci sono soggetti clandestini arrivati a Napoli di recente, ma ragazzi napoletani di famiglie partenopee: nuclei domestici composti da nostri concittadini che lavorano, che conducono una vita normale, tra sport e chiesa cattolica. Ed è così che a finire nel mirino della digos sono due ragazzini, due giovanissimi: sotto inchiesta ci sono infatti un minorenne e un ragazzo di 18 anni (ne aveva 17 quando è iniziata la presunta affiliazione). È a loro che gli inquirenti hanno sequestrato cellulari e computer, per dare corso a un approfondimento investigativo. Pochi giorni fa - siamo allo scorso 29 gennaio - è stata effettuata la copia forense al cospetto dei difensori nominati dalle famiglie dei due studenti. Verifiche su chat e profili social, ma anche su note e fotografie che potrebbero confermare l’ipotesi iniziale.
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L’allarme
C’è un sospetto inquietante al vaglio degli inquirenti. In casa di uno dei due (quello che ha già compiuto 18 anni) sono stati trovati dei congegni elettronici ma anche delle biglie di metallo. Verifiche in corso per accertare se il ragazzo si fosse impegnato nella realizzazione di un ordigno esplosivo artigianale.
I profili
Studenti, entrambi iscritti in istituti tecnico-professionali, figli di persone perbene, di lavoratori, di impiegati incensurati e da sempre lontani da circuiti sensibili sotto il profilo ideologico. Ragazzi per bene, potenziali adepti all’Isis. Chiare le accuse finora ipotizzate: auto addestramento con finalità eversive; terrorismo; aderenza ai metodi di reclutamento della Jihad. Parliamo di uno scenario che andrebbe decisamente oltre rispetto ad una sorta di curiosità per il terrorismo islamico o rispetto a una passiva e voyeristica accettazione di contenuti scabrosi. In questo caso, la linea di sicurezza sarebbe stata di gran lunga superata».
Il retroscena
Inchiesta condotta dalla Procura per i minorenni, sotto la guida della procuratrice Patrizia Imperato, ma anche dal pm Claudio Onorati, esponente del pool antiterrorismo della Procura guidata da Nicola Gratteri. Indagini in parallelo, al lavoro la Digos. Si punta a svolgere accertamenti sul materiale sequestrato e su quanto potrà emergere dalla copia degli account di cellulari e computer.
I canali
Tutto nasce dal web. Probabile che gli inquirenti stessero seguendo circuiti sospetti, a proposito della diffusione di contenuti, progetti o informazioni sensibili. Un mondo da sempre sotto attenzione, nell’ambito di un’inchiesta che ha fatto registrare un colpo di coda inedito. È il momento in cui scatta l’allarme su due famiglie borghesi. C’è la convinzione che due ragazzi - entrambi minorenni all’inizio di questa storia - si fossero trasformati in adepti dell’Isis. Avrebbero scaricato contenuti ideologici e programmi di intervento, finanche strategie finalizzate ad un attentato o un sequestro di persona. Lo scorso sette gennaio, il blitz. Completamente sotto choc le famiglie dei due studenti. Sorpresa e sgomento. I genitori dei due ragazzi hanno collaborato, invitando i figli ad essere disponibili nei confronti dei poliziotti. A casa di uno dei due spuntano biglie di acciaio e fili elettronici. Materiale per costruire una bomba? Non è così per i genitori dell’indagato, che ricordano che il percorso di studio del proprio figlio passa per un istituto professionale che contempla la specializzazione in attività da elettricista. Ipotesi al vaglio: «Non era una bomba ma materiale didattico». Possibile? Verifiche in corso, mentre cresce l’allarme sul ragazzo italiano terrorista della porta accanto.