Tufino, la madre di Alessandra «Hanno ucciso mia figlia, adesso iniziano a pagare»
Il Mattino

Tufino, la madre di Alessandra «Hanno ucciso mia figlia, adesso iniziano a pagare»

Martedì 3 febbraio 2026
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«Me l'hanno uccisa, finalmente qualcuno comincia a pagare». Parole che non consolano quelle che la giovane mamma di Alessandra ha pronunciato subito dopo aver saputo degli sviluppi...

«Me l'hanno uccisa, finalmente qualcuno comincia a pagare». Parole che non consolano quelle che la giovane mamma di Alessandra ha pronunciato subito dopo aver saputo degli sviluppi dell'inchiesta aperta sulla morte della sua figlioletta di 4 anni, che il 14 dicembre del 2024 ha ceduto agli stenti in un appartamento di Tufino, lontano da casa, lontano dall'amore, le cure e la protezione che una bimbetta così piccola avrebbe dovuto avere. Andrea Iovino e Daniela Ambrosino, cugini del papà ai quali l'aveva affidata, adesso sono in carcere con l'accusa di omicidio aggravato.

«È caduta dalle scale»: la maldestra bugia detta ai medici e ai carabinieri nella notte in cui la piccola spirò sopraffatta dalla fame, dai maltrattamenti, dalla malattia, si è sgretolata di fronte alle ciocche di capelli mancanti, ai segni delle ustioni, alle piaghe e ad una severa malattia polmonare che hanno fiaccato il suo corpicino giorno dopo giorno.

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Resta ancora aperta, però, la meticolosa inchiesta che la Procura di Nola, diretta da Marco Del Gaudio, ha affidato ai carabinieri guidati dal capitano Edgard Pica: il corposo dossier composto da testimonianze e intercettazioni, consulenze medico legali e perfino dagli esiti dei rilievi dei Ris, non si è ancora chiuso.

Gli attriti

Alessandra aveva sul corpo i segni evidenti di una lunga deprivazione, di una sofferenza protratta nel tempo. Oggi riposa nel cimitero di Castelvenere, nel Beneventano. È il paese in cui viveva dopo la separazione dei genitori, e da cui il padre l'aveva portata via nel novembre del 2023. È tornata lì senza vita, in una bara bianca. La madre, oggi 27enne, aveva interrotto la relazione con il padre della bambina nel 2021. Alessandra era rimasta a Castelvenere con i nonni materni, la bisnonna e il fratellino più grande, nato da una precedente relazione sentimentale di sua madre. Il 17 novembre 2023, però, il padre la porta con sé: prima a San Giuseppe Vesuviano, dove convive con la nuova compagna, poi a Nola, a casa dei genitori.

La mamma sporge denuncia per sottrazione di minore. Nel dicembre 2023 il Tribunale per i minorenni avvia la procedura di accertamento delle capacità genitoriali. Viene nominata una curatrice. A maggio 2024 si tiene la prima udienza: la madre chiede l'affido esclusivo della bambina e visite protette per il padre. In ottobre vengono convocati anche i nonni: si presenta solo la nonna materna, che si dice disponibile a prendersi cura della nipotina. Vengono avviati percorsi di rafforzamento della capacità genitoriale, ai quali la madre partecipa ogni volta.

Nel frattempo emergono episodi di conflittualità e condotte violente. A ricostruire la sequenza di eventi che lasciano aperti numerosi interrogativi è l'avvocato Benito Palmieri, legale della giovane donna che non è riuscita più a vedere viva la figlioletta. Emergono particolari importanti, tutti contenuti nel fascicolo in mano agli investigatori. Il 2 febbraio 2024, su invito della madre dell'ex compagno, la madre di Alessandra si reca a Nola per riprendere la bambina: il papà è assente da alcuni giorni. Al suo rientro, però, lui si oppone e la donna denuncia di essere stata mandata via in malo modo.

«L'episodio confluisce in ulteriori procedimenti - aggiunge l'avvocato Palmieri che poi sottolinea - a settembre 2024 la curatrice viene a sapere che Alessandra viene lasciata a casa degli zii. Chiede che la bambina venga affidata alla madre. La minore, però, resta lì. Alla donna non viene consentito di vederla: solo qualche fotografia, qualche videochiamata. In più, risulta agli atti che quando il padre comunica l'intenzione di affidare temporaneamente la bambina al cugino residente a Tufino, i servizi sociali si limitano a informare il Comune interessato».

Parte civile

Il resto è purtroppo storia nota: a marzo 2025 il Tribunale dei minori avrebbe dovuto pronunciarsi sull'affidamento di Alessandra. Non c'è stato tempo, la bimba non ce l'ha fatta a resistere. «La madre della bimba ha sempre seguito il percorso istituzionale, senza sottrarsi mai - osserva ancora l'avvocato - ha chiesto tutela nelle sedi competenti ed è rimasta dentro le regole».

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Si attendono sviluppi perché appare evidente che altre posizioni restino al vaglio. «La madre si costituirà parte civile - annuncia Palmieri - e abbiamo già chiesto di poter acquisire copia degli atti».
Intanto, a fare da sfondo resta un confronto che emerge dai fatti: in altre storie recenti, come quella dei bambini della "famiglia nel bosco", l'intervento di protezione è stato immediato, deciso, risolutivo. In questo caso, invece, la sequenza racconta un'altra storia. Nel mezzo, una bambina di quattro anni. Morta di stenti.

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