Scatole cinesi e l?ombra di fondi russi, maxi-sequestro a due imprenditori
Un buco nero a sei zeri, un impero di società ?schermo?, ma anche crediti d?imposta, scatole cinesi tra Napoli e la Spagna e l?ombra dei fondi di un oligarca russo...
Un buco nero a sei zeri, un impero di società “schermo”, ma anche crediti d’imposta, scatole cinesi tra Napoli e la Spagna e l’ombra dei fondi di un oligarca russo congelati dalle sanzioni. Sullo sfondo, il più classico dei giochi di prestigio aziendali: svuotare la società madre sommersa dai debiti con l’Erario, portarla al crac e trasferire dipendenti, clienti e attrezzature in una nuova azienda pulita. È questo l’articolato sistema illecito scoperto dai militari del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Napoli, autori dell’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Alessandro Milita e dal sostituto Valentina Maisto, che ieri è culminata nell’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo per 7,8 milioni di euro tra conti correnti, compendi aziendali e quote societarie.
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L’indagine della finanza
Al centro del radar dell’inchiesta c’è l’imprenditore di Posillipo Eugenio Picca, 41 anni, ex legale rappresentante e dominus della Viniexport Srl, società di servizi digitali per il settore vitivinicolo con sede a Chiaia, dichiarata in liquidazione giudiziale a febbraio 2025. Indagato anche il coetaneo Oreste Guadagnuolo, legale rappresentante della Tm Selezioni Srl di Marcianise. Le accuse contestate spaziano dalla bancarotta fraudolenta e patrimoniale alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, fino all’emissione di fatture false, false comunicazioni sociali e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. Attraverso intercettazioni, incroci in banche dati e un’analisi capillare dei flussi finanziari, le fiamme gialle del Nucleo Pef hanno ricostruito come la Viniexport, sommersa da oltre 3,1 milioni di euro di debiti erariali e un passivo superiore agli 11 milioni, sia stata progressivamente svuotata prima del crollo. L’asset strategico, fatto di contratti commerciali, know-how, attrezzature in leasing per 28mila euro e una decina di lavoratori, sarebbe stato infatti trasferito a costo zero alla Tm Selezioni, gestita di fatto da Picca. «Io sono il signor Russo e rappresento la memoria storica», diceva al telefono l'imprenditore mentre impartiva direttive all'amministratore formale su fidi e stipendi, permettendo alla nuova azienda di incassare più di 1 milione di euro dalla vecchia clientela.
L’ombra dell'oligarca
Gli approfondimenti contabili hanno poi smascherato l'accesso indebito ai finanziamenti garantiti dallo Stato. Attraverso bilanci artefatti nel 2023, infarciti di crediti svalutati per 3 milioni di euro e costi fittizi, la società aveva ottenuto prestiti dal Fondo Pmi provocando un danno erariale stimato dagli inquirenti in 2,2 milioni di euro. I finanzieri hanno anche smontato la scusa fornita da Picca per giustificare il dissesto, che attribuiva le perdite alla guerra in Ucraina e al congelamento dei fondi della controllante Innes World Wide, riconducibile all’oligarca russo Roman Abramovich. Il provvedimento cautelare disposto dal gip Federica Girardi ha congelato l'intero patrimonio dell’organizzazione, bloccando 4,5 milioni di euro legati alla bancarotta, 2,2 milioni derivanti dalla truffa sulle erogazioni pubbliche, 25mila euro di Iva indebitamente detratta e quasi un milione di euro di valore stimato tra compendi aziendali e quote delle società coinvolte nel circuito: Tm Selezioni, Alcolica Artigianale, Versa, Vomero Gestioni e Luglio Srl. I sigilli mettono un punto fermo su un elaborato meccanismo di spoliazione societaria. I fari dell’inchiesta restano però accesi: nel mirino del prosieguo investigativo ci sono ora le eventuali, singole responsabilità.