Pd a Castellammare la rabbia degli ex: «Non siamo collusi»
«È doveroso recuperare la mia credibilità infamata da questa ipotetica relazione, sono stato vittima di fuoco amico». Roberto Elefante, ex presidente del consiglio...
«È doveroso recuperare la mia credibilità infamata da questa ipotetica relazione, sono stato vittima di fuoco amico». Roberto Elefante, ex presidente del consiglio comunale di Castellammare, smonta punto per punto i fatti ricostruiti nella relazione di 400 pagine che la commissione d’accesso ha firmato e che ha decretato lo scioglimento del consiglio comunale e la fine dell’amministrazione guidata da Luigi Vicinanza. Di lui si legge della sua «rete di rapporti, attività professionale, partecipazioni societarie, ruoli gestionali, rapporti economici e collegamenti con realtà imprenditoriali gravate da profili di controindicazione - scrivono gli ispettori del ministero dell’Interno - che mal si conciliano rispetto al ruolo istituzionale di particolare terzietà e garanzia».
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Lo sfogo
Davanti a lui Elefante ha appunti, sintesi del documento, passaggi della sua difesa che arriverà in tribunale. «Ho chiesto l’accesso agli atti, la prefettura mi ha risposto che nessuna relazione è stata ancora pubblicata - spiega l’ex presidente del consiglio comunale che si è autosospeso dal Pd -. Aspetterò documenti ufficiali e se quanto scritto dovesse corrispondere a quanto letto in questi giorni sono pronto a difendermi nelle sedi opportune, non c’è un solo aspetto che non sia stato analizzato nella sua completezza, non ci sono reati, non ci sono prove se non ricostruzioni fatte ad arte. Faccio il libero professionista da 33 anni, vivo Castellammare e la sua realtà, leggendo questi fogli ho pensato di essere il Provenzano stabiese».
Elefante parla nervosamente, più volte si commuove e si rivolge ai familiari in sala. Accanto a lui, oltre all’ex sindaco Vicinanza e al vice Giuseppe Di Capua, c’è l’altra consigliera Pd autosospesa e menzionata nella relazione, Giusy Amato, «colpevole di aver preso voti dove è nata e nel quartiere dove vive da 30 anni - spiega Elefante -. Il piano denigratorio nei nostri confronti parte proprio da quell’osservatorio sul voto. Noi due - spiega il commercialista - non siamo mai stati chiamati a partecipare ai lavori sebbene fossimo parte di quel partito che oggi scopro “giustizialista”».
Quando si riferisce al Pd Elefante mostra le ferite, profonde, inferte negli anni fino al colpo finale. «Non rinnego la mia storia politica, sono una persona perbene e l’ho sempre dimostrato. C’è chi aveva un piano ben preciso e l’ha portato avanti infangando noi. Se proprio lo vogliamo dire - prosegue Elefante che mostra i dati - sono il primo consigliere per equa distribuzione del voto, ho ottenuto 999 preferenze, con una media di 16 voti a sezione. Non ho cartelli e non sono l’anello di congiunzione della camorra con il Comune».
Per dare forza alle sue parole il professionista stabiese, che è stato presidente del circolo cittadino del Pd per quattro anni, riprende le accuse sulle sue partecipazioni societarie, sulle parentele dei suoi soci o di clienti dello studio. «Per alcuni consiglieri non si è arrivati nemmeno al secondo grado di parentela - denuncia Elefante -. Ci sono legami che non sono stati menzionati affatto, nel mio caso invece siamo arrivati al terzo, quarto grado anche di clienti e affini dei miei soci. Un fumo denigratorio che non accetto».
Il partito
L’affondo finale è sul suo partito che oggi si riunirà nella sede di Corso Vittorio Emanuele per un’assemblea pubblica alla quale parteciperanno anche il segretario regionale Piero De Luca e quello metropolitano Francesco Dinacci e il commissario del circolo Arturo Scotto. «Non ci sto in un partito giustizialista - spiega Elefante -. O si cambia atteggiamento o non ritornerò. Il partito o è garantista per tutti o per nessuno. Non si buttano via le persone così, se i nostri voti sono legati alla camorra lo erano anche quando abbiamo sostenuto il Pd alle regionali e alle politiche».
Infine l’amarezza per chi avrebbe dovuto unire e non schierarsi: «Quando Ruotolo è arrivato in città ha firmato segretamente e si è subito schierato con una parte del partito. Da una persona che considero superiore a me politicamente - conclude Elefante - mi sarei aspettato un ruolo di garanzia e unità, non di capobanda. La sua presenza è stata un’occasione persa da tutti. Per ricostruire, il Pd dovrà estirpare il cancro presente all’interno da venti anni altrimenti le persone perbene non ci andranno più».