Il Pd a Castellammare, De Luca jr: «Ripartire dagli errori»
Il Mattino

Il Pd a Castellammare, De Luca jr: «Ripartire dagli errori»

Sabato 1 agosto 2026
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Castellammare. «Siamo qui per ripartire con umiltà», dice Piero De Luca; «Ci assumiamo le nostre responsabilità», rincara Arturo Scotto. Definitelo mea culpa,...

Castellammare. «Siamo qui per ripartire con umiltà», dice Piero De Luca; «Ci assumiamo le nostre responsabilità», rincara Arturo Scotto. Definitelo mea culpa, autodafé, o come volete ma il segretario regionale dem e il neo commissario del partito non si nascondono e ammettono che, sì, di errori ne sono stati fatti. «E ora serve aria nuova e nuova energia per far ripartire e ricostruire il partito», ragiona De Luca all’assemblea dem convocata dopo il terremoto che si è abbattuto su Castellammare. Tra scioglimento del comune guidato dal centrosinistra e commissariamento (l’ennesimo) del partito. Nella sede storica del partito (prima Pci, poi Pds, Ds e Pd) comprata con una colletta tra gli iscritti negli anni ‘70 c’è un caldo afoso. Niente aria condizionata ma, d’altronde i conti sono in rosso, come farà notare dopo il tesoriere del partito che snocciola di numeri negativi più che di crisi politica. In sala una quarantina di persone e il lamento degli iscritti. «Abbiamo smarrito la nostra identità. Ma da anni. Perché ormai siamo in un partito in cui si fa poca politica e non si discute più», è il grido di dolore di Luigi De Martino, 26enne iscritto ai dem. Dietro di lui campeggia l’enorme opera di Antonio Gargiulo che rappresenta i fatti di piazza Spartaco: è un ««Guernica» picassiano in salsa stabiese che racconta il tempo che fu. Ma d’altronde ormai la crisi politica è quasi nel dna di questa cittadina post-industriale, ex roccaforte rossa, dove dal 2010 non c’è sindaco, destra o sinistra, che riesca a terminare il suo mandato. Quasi un record.

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L’ASSEMBLEA

«Siamo qui non per giudicare ma per riattivare un processo politico. E se siamo qui qualche errore è stato fatto», ragiona Piero De Luca prima di percorrere tutta la crisi dell’amministrazione guidata da Luigi Vicinanza. «Abbiamo lavorato sino all’ultimo minuto per sostenere quest’amministrazione ma - aggiunge - venute meno le condizioni politiche, l’abbiamo detto con chiarezza. E una delle azioni, prospettate anche al sindaco Vicinanza, era andare ad elezioni per evitare lo scioglimento. Purtroppo non ne ha voluto sapere». Da segretario regionale, però, si carica delle responsabilità ma attaccando: «Ora ripartiremo ma non accettiamo lezioni dalla destra». Più duro Arturo Scotto che parla di «una crisi tra il Pd e questa città, tra il centrosinistra e questa città che va avanti da anni. Troppi». «E - aggiunge - serve assumersi responsabilità per ripartire non fare esercizio di vittimismo». Si riferisce all’ex sindaco e agli ex consiglieri. Poi attacca: «Ci sono molti punti di contatto se leggete questa relazione di scioglimento e quella dell’amministrazione di centrodestra. Altro che accuse farlocche come fa qualcuno. Guardate i nomi: sono sempre gli che si ripetono». Sono i punti contatto tra la politica e i clan. Sempre gli stessi. E lo sanno tutti a Castellammare anche se molti preferiscono non vedere. Ma ora i dem soffrono davvero per questa batosta. «Stiamo vivendo una situazione tragica, un momento particolare che vivo con grande tristezza e sofferenza», interviene Marcella Somma, 25 segretaria dei giovani dem. Che poi se la prende con i dirigenti più adulti lanciando una accusa pesantissima. Eccola: «Siamo un partito moribondo perché da anni non ci sono più momenti di discussione e confronto».

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