Camorra, blitz a Scampia. Gratteri: raffica di arresti non ci sono zone franche
Il Mattino

Camorra, blitz a Scampia. Gratteri: raffica di arresti non ci sono zone franche

Giovedì 5 febbraio 2026
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Con tono risoluto si rivolge a quella donna incontrata per strada. Pensa - anzi, è certo - di essere l’antistato. Una sorta di “sindaco del quartiere”: «Io devo dare soddisfazione alla gente, perché io rappresento qualcosa all’interno del rione e non posso fare passare così questa storia». La “storia” era uno sgarro che uno degli esponenti della famiglia Notturno, fino a quel momento alleata, aveva osato fare alla figlia. Patrizio Raia, dopo una vita da gregario tra le fila del clan degli Scissionisti, decide che ora è lui il boss di camorra. Con i fratelli Costantino, Francesco, Giovanni e Pasqualina mette in piedi un cartello criminale autonomo, in grado di macinare affari a sei zeri grazie allo spaccio di droga nei bunker dello Chalet Bakù e dell’Oasi del Buon Pastore di Scampia.

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Lo smercio 

Uno smercio incessante, attivo a tutte le ore del giorno e della notte, che ha consentito alla cosca di distribuire ad affiliati e parenti la cifra blu di oltre 23mila euro al mese. Un business decapitato dall’inchiesta della Dda di Napoli, che all’alba di ieri ha portato all’esecuzione di sedici arresti: quindici in carcere, uno ai domiciliari. È un clan familiare, dunque, quello decapitato dalle indagini condotte tra il 2018 e il 2023 dai poliziotti della Squadra mobile guidata dal dirigente Giovanni Leuci e dai carabinieri del Gruppo Napoli agli ordini del comandante Giuseppe Musto. A tenere le redini dell’inchiesta è stato ancora una volta il pool antimafia coordinato dall’aggiunto Sergio Amato e dal procuratore capo Nicola Gratteri. E proprio quest’ultimo, illustrando i risultati dell’operazione, ha avvertito: «Stiamo dimostrando che in Campania non esistono zone franche, che questa non è terra di nessuno e che è ancora possibile avere speranza». Gratteri, rivendicando la portata degli arresti che hanno portato all’azzeramento della cosca, non ha esitato a definire il clan Raia, diretta emanazione della holding Amato-Pagano, come «una camorra di Seria A. Noi continuiamo a intervenire sul piano giudiziario, ma questo è un territorio vasto ed effervescente, nel bene e nel male». Di consistenza assoluta le accuse vibrate tra le oltre trecento pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Gabriella Logozzo: dall’associazione mafiosa a quella finalizzata al traffico di stupefacenti, passando per il traffico di armi e l’introduzione di telefoni clandestini nel carcere di Secondigliano.

Il ras 

Sullo sfondo, la feroce cacciata dal quartiere dei familiari del ras Raffaele Notturno: una caccia all’uomo scattata nel 2022 dopo la sua decisione di collaborare con la giustizia. Tra le pieghe dell’inchiesta emerge un clan camaleontico e in grado di autorigenerarsi anche dopo gli arresti eccellenti. Ed è così che sul ponte di comando sarebbe finita anche una donna, Carmela Ruggiero, consorte di Patrizio Raia, al quale la cosca aveva affidato un compito assai delicato: la gestione della cassa. «Dal mese prossimo io avrò 1.500 come tutti quanti, anche perché ci sono i carcerati», raccontava al cognato Francesco durante una telefonata intercettata il 17 marzo 2020. La ras forniva quindi alcune precisazioni sulla contabilità: «Patrizio diceva che c’erano le mesate per i detenuti e poi questi qua (a piede libero) prendevano la mesata normale. Il foglio l’aveva Gigino (Luigi Ruffo), lo saliva qua ogni mese e lo metteva sul tavolo». Poi un’ultima rivelazione: «Ciccio, tu quando li devi avere mi chiami e io te li preparo, perché li devo togliere dal sistema nell’armadio». Dal dialogo sarebbe inoltre emerso che un avvocato avrebbe percepito un vero e proprio stipendio: 1.000 euro al mese.

Le cifre 

Di cifre si discute ancora in un’altra intercettazione captata l’1 novembre 2022. Al tavolo ci sono i fratelli boss Giovanni e Francesco Raia e Salvatore Russo, altro indagato di punta dell’inchiesta: «Costantino prendeva 3.200 euro perché si è preso gli anni di carcere e Patrizio la stessa cosa». La circostanza non va già a Giovanni, che sbotta: «Io devo prendere mille euro mentre Mariarca duemila?». Le indagini hanno poi confermato la capacità della camorra di infiltrarsi negli istituti penitenziari. A finire sotto la lente il carcere di Secondigliano.

Il 12 dicembre 2022 il “rampollo” Pietro Gemito, incurante del suo status di detenuto, estrae un telefonino clandestino e parla con il padre Vincenzo e la madre: «Dal dialogo - scrivono gli inquirenti - si comprende che, per volere del clan Amato-Pagano, Vincenzo Gemito, sarebbe stato affiancato nella gestione, dopo gli ultimi arresti, da una terza persona». La conversazione prosegue e il figlio «si fa spiegare i termini dell’accordo». Una specie di commissariamento, grazie al quale il clan familiare avrebbe continuato a monopolizzare lo spaccio a Scampia. E di droga, anche ieri, i carabinieri ne hanno trovata parecchia: un chilo di cobret, mezzo etto di cocaina e mezzo chilo di hashish, oltre a 225 dosi di crack. Scoperte anche due pistole pronte a far fuoco.

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