Pier Paolo Baretta: «Abbasseremo le tasse. Tari, nessuna stangata»
Il Mattino

Pier Paolo Baretta: «Abbasseremo le tasse. Tari, nessuna stangata»

Giovedì 5 febbraio 2026
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Pier Paolo Baretta - assessore al bilancio del Comune - il 29 di marzo è il quarto compleanno del ?Patto per Napoli? una legge dello Stato con la quale l?Ente ha incassato...

Pier Paolo Baretta - assessore al bilancio del Comune - il 29 di marzo è il quarto compleanno del “Patto per Napoli” una legge dello Stato con la quale l’Ente ha incassato un miliardo e 244 milioni. Come sono i conti del Municipio oggi?

«La premessa è che quando ci siamo insediati con il sindaco Gaetano Manfredi a novembre del 2021 abbiamo ereditato un debito di 5 miliardi eravamo in dissesto di fatto anche se non conclamato. Abbiamo vissuto giornate drammatiche per non fallire e il Patto è servito a questo e ci servirà ancora molto, all’epoca l’arrivo di quei soldi ha ridato speranze anche all’opinione pubblica»

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Ma sono aumentate le tasse per i napoletani...

«Alla luce dei risultati ottenuti, l’abbattimento di un miliardo e 650 milioni del debito, l’aumento è stato contenuto: l’unica vero aumento a carico dei cittadini è l’addizionale Irpef dello 0,2 per mille. Per il resto abbiamo introdotto la tassa di imbarco aeroportuale come ci imponeva il Patto, che non grava sui cittadini. Ed è stata un’azione lungimirante perché 5 anni fa non avevamo il flusso turistico di oggi».

Restiamo sulle tasse: la Tari aumenterà? Ci sono prospettive per diminuire il peso della tassa rifiuti?

«L’obiettivo del Comune è di ridurre le tasse in generale e ci stiamo lavorando. Il miglioramento della riscossione coattiva, abbiamo recuperato con “Napoli obiettivo valore 250 milioni, apre scenari nuovi. Sulla Tari, che non abbiamo mai aumentato e non aumenterà, c’è stato un ritocco perché era ferma da 4 anni ed era un obbligo di legge. Ma abbiamo ristorato i napoletani con il bonus energia da 4 milioni. La Tari potrà calare solo quando avremo un ciclo di rifiuti completo, ci mancano gli impianti di trattamento e dobbiamo esportare i rifiuti fuori regione e il costo è molto elevato. Però mi preme dire che il Patto non è stata solo una operazione finanziaria».

Vale a dire?

«Il senso del Patto era ed è mettere in moto un processo di crescita e di sviluppo e migliorare l’immagine della città. E non tutto va attribuito al Patto, serve fare un ragionamento».

Ci spieghi

«Intanto ci ritroviamo con una drastica riduzione del debito: 1 miliardo e 650 milioni. Poi ci sono altre due cose interessanti collegate al Patto: i tempi di pagamento ai fornitori, siamo passati da 200 giorni ai 30 previsti per legge e questo significa che ora il Comune è affidabile. Infine, il bilancio di Previsione quando siamo arrivati si faceva nell’anno di competenza e non a novembre, oggi lo facciamo a gennaio e significa che possiamo programmare davvero cosa fare e come spendere i soldi»

Lei ha detto che non tutto è merito del Patto a cosa si riferisce?

«Al Pnrr. Abbiamo potuto impegnare il bilancio per fare operazioni per consolidare i conti, fare assunzioni e qualche investimento sulla città. Con il Pnrr abbiamo messo in moto il volano dello sviluppo con investimenti strategici. Lasceremo un Comune a chiunque verrà dopo di noi - e io mi auguro che ci sia continuità politica e amministrativa - n perfetta linea di galleggiamento senza assilli».

Tuttavia la spesa corrente è ancora compressa bisogna migliorare la vivibilità dei napoletani e dei turisti non crede?

«Napoli è cresciuta molto nel turismo, ci sono grandi eventi e abbiamo richiesta crescente di spesa e dobbiamo recuperare risorse. Però abbiamo anche la necessità, come le dicevo prima, di ridurre qualche gabella e tassa. C’è stato un grosso miglioramento della riscossione ma dobbiamo recuperare ancora molto. E ci sono ottimi segnali. Dall’Irpef abbiamo avuto 15 milioni in più. E ci sono ti napoletani che hanno rateizzato i loro debiti con il Comune. Un grande segnale di cambiamento, significa che la gente di Napoli ha fiducia e vuole pagare. C’è maggiore fedeltà fiscale. Del resto Napoli non è più immobile ma in movimento e tutto quello che sta succedendo in città produce ricchezza. La dinamica di Napoli è quella di un a città in movimento»

Ci sarebbe il patrimonio a cui attingere...

«La nuova società del patrimonio che andrà in Consiglio a breve ha questo compito. Cioè mettere a reddito il patrimonio. il Comune è proprietario di 70mila immobili. Bisogna salvaguardare il patrimonio sociale e incrementare le case pubbliche. Possiamo però alienare magazzini e terreni di cui c’è grande richiesta».

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