Reggia di Caserta, lite sul Cda: nominato un esponente di Fdi
È uno scontro durissimo quello tra il Pd e l?M5s contro il ministro della Cultura Alessandro Giuli. Ad accendere la miccia è la nomina di Paolo Santonastaso a...
È uno scontro durissimo quello tra il Pd e l’M5s contro il ministro della Cultura Alessandro Giuli. Ad accendere la miccia è la nomina di Paolo Santonastaso a componente del Cda della Reggia di Caserta: non un semplice tecnico d’area (è avvocato civilista) ma anche coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia dal marzo scorso. Un dirigente di partito insomma. Per le altre due nomine sempre del ministro infatti (Nicolina Virgilio e Marianna Pignata) il centrosinistra non ha nulla da ridire.
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Da qui il duello innescato da Stefano Graziano, parlamentare dem di Caserta, contro Santonastaso. «Giù le mani dalla Reggia di Caserta. Un luogo simbolo dell’Italia, patrimonio Unesco, non può essere svenduto agli interessi di partito», attacca Graziano che aggiunge: «Una scelta scandalosa che conferma un uso sempre più irresponsabile del ruolo istituzionale da parte del ministro, piegato alla logica della spartizione e del favore politico. La gestione e la tutela del nostro patrimonio culturale devono essere sottratte a ogni forma di lottizzazione e garantite da competenze, autonomia e visione, non da amichettismo e appartenenze di partito». «Serve un chiarimento politico immediato, ma anche un approfondimento amministrativo serio. Non è possibile che il ministro Giuli utilizzi i musei statali come strumenti di occupazione politica, piazzando amici ed esponenti di partito e politicizzando istituzioni che dovrebbero essere autonome e libere», attacca invece Piero De Luca, deputato e segretario regionale del Pd. E così la collega dem del Senato Susanna Camusso: «Vogliamo sapere se per il ministro Giuli contino ancora la competenza, l’autonomia e l’imparzialità delle istituzioni, oppure se i luoghi simbolo del patrimonio culturale nazionale siano ormai ridotti a strumenti di sistemazione per dirigenti di partito. Il governo Meloni sembra dimenticare di rappresentare l'intero Paese e che i beni culturali dello Stato non appartengono alla maggioranza di turno, né possono essere trattati come un'appendice dell’organizzazione politica di chi governa».
«Siamo alla spregiudicatezza totale: con la nomina del coordinatore cittadino di Fdi nel cda della Reggia, il ministro Giuli ha gettato definitivamente la maschera. È un atto vergognoso che conferma - attacca Agostino Santillo deputato dell’M5s - la natura del governo Meloni, per il quale la cultura non è un valore da tutelare, ma una torta da spartire tra i fedelissimi di partito. Il ministro lo capisca bene, la Reggia non è la “bancarella del torrone” di Fratelli d’Italia».
Prende le distanze anche Forza Italia. «Non parteciperemo mai più a tavoli interpartitici con Santonastaso, ha scelto altro rispetto alla politica. O sta nel Cda o fa politica, le due cose non sono compatibili», dice la commissaria azzurra Amelia Forte.
Nessuna replica dal ministero della Cultura sulla nomina che, ribadiamo, è di sua competenza. A rispondere a dem e grillini è invece in serata direttamente il coordinatore di Fdi. «Il Pd confonde il proprio modus operandi, che abbiamo avuto modo di apprezzare nel comune di Caserta a guida Pd sciolto per camorra oltre che nella Regione Campania nota per il clientelismo a base di fritture di pesce, con la serietà e la trasparenza del governo guidato da Giorgia Meloni. Fa specie poi che - aggiunge velenoso Santonastaso - a parlare del mio incarico a titolo completamente gratuito sia Stefano Graziano, al quale De Luca, allora presidente della Regione Campania, pensò bene di elargire una onerosa consulenza alla Regione dopo la sua mancata elezione».