Zona economica speciale, il patto tra Abi e struttura di missione rilancia le imprese
Il sistema del credito bancario al fianco delle imprese che investono nella Zes unica per il Mezzogiorno. È un?altra, attesa e significativa opportunità per il futuro della...
Il sistema del credito bancario al fianco delle imprese che investono nella Zes unica per il Mezzogiorno. È un’altra, attesa e significativa opportunità per il futuro della Zona economica speciale il protocollo d’intesa siglato a Palazzo Chigi dall’Associazione Bancaria Italiana (Abi), con il direttore generale Marco Elio Rottigni, e dalla Struttura di missione della Zes unica, con il coordinatore Giosy Romano, presente il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud Luigi Sbarra. «Il Protocollo è finalizzato a favorire l’accesso al credito delle imprese che investono all’interno della Zes unica per il Mezzogiorno, anche attraverso l’utilizzo efficiente degli strumenti di incentivazione pubblica e il coinvolgimento delle banche che decideranno di aderire al Protocollo», recita una nota. In sostanza, banche e imprese diventano protagoniste di un dialogo sempre più stretto e concreto sugli investimenti nella Zes ampliando le possibili sinergie tra capitale privato e cornice pubblica che hanno inciso molto positivamente sul cambio di passo del Mezzogiorno in questi ultimi anni.
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L’intesa
Abi e Struttura di missione daranno vita a «un Tavolo permanente che sarà la sede per affrontare in maniera strutturata e organica le diverse esigenze delle imprese». Il passo in avanti è notevole, specie se si considerano i numeri della Zes unica tra accesso al credito d’imposta e investimenti delle aziende. È la riprova dell’alto livello di credibilità raggiunto dalla Struttura di missione, capace di creare una forte rete di relazioni con gli enti istituzionali che va persino al di là della pure riconosciuta capacità di applicare la semplificazione burocratica (le autorizzazioni uniche rilasciate in poco più di un mese) per ogni singolo investimento. Ma al tempo stesso è la conferma di un modello che ha liberato energie imprenditoriali bloccate da paure e incertezze e assicurato al Sud uno slancio decisivo, come sottolinea il sottosegretario Sbarra: «L’accordo – dice - rappresenta un passo concreto e strategico per rafforzare il sistema degli investimenti nel Mezzogiorno. Attraverso lo sviluppo di un dialogo tra Struttura di missione Zes e Abi, intendiamo favorire in modo efficace l’accesso al credito per le imprese che scelgono di investire all’interno della Zes unica, valorizzando appieno gli strumenti di incentivazione pubblica già disponibili. Il Governo conferma il proprio impegno a creare condizioni favorevoli allo sviluppo economico del Sud, puntando su semplificazione, attrattività e sostegno concreto all’economia produttiva». A giudizio del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Pina Castiello «con questa misura viene confermata l’attenzione del governo al Mezzogiorno, ne ribadisce il ruolo strategico e il valore delle imprese che valorizzano i territori. L’esonero contributivo fino a 650 euro al mese per i datori di lavoro che assumono dipendenti over 35 disoccupati da almeno 24 mesi rappresenta inoltre un punto di svolta dagli effetti immediatamente operativi. Un segnale forte contro i divari territoriali».
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Anche per l’Abi, come commenta Rottigni, il Protocollo «segna la volontà comune di rafforzare una collaborazione strutturata tra istituzioni e settore bancario per sostenere i percorsi di crescita del Mezzogiorno. L’iniziativa contribuirà al dialogo continuo e costruttivo tra banche, istituzioni e territori, affinché le misure pubbliche e gli strumenti finanziari privati possano operare in modo complementare ed efficace. Perché il Mezzogiorno possa svolgere un ruolo centrale nei processi di trasformazione dell’economia italiana ed europea, è fondamentale che tutte le parti lavorino insieme, con responsabilità e visione di lungo periodo». Un messaggio che proprio nel caso della Zes unica appare strategico: lo strumento, che vincola gli investitori autorizzati a restare in loco per almeno 5 anni, che ha creato occupazione diretta per 17mila nuove unità lavorative e sollevato interesse anche all’estero, deve diventare la leva per garantire e accrescere la competitività del sistema Mezzogiorno anche in futuro. Un obiettivo che appare tanto più necessario quanto più si avvicina la fine del Pnrr.