Green, agroindustria e digitale: 1,6 miliardi per le imprese del Sud
Via libera al rifinanziamento dei Contratti di sviluppo, uno dei principali strumenti di politica industriale a disposizione del governo. La dote, questa volta, è davvero consistente: 3,9...
Via libera al rifinanziamento dei Contratti di sviluppo, uno dei principali strumenti di politica industriale a disposizione del governo. La dote, questa volta, è davvero consistente: 3,9 miliardi di euro, con una quota destinata alle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) che raggiunge 1,6 miliardi, il 40% del totale. Una “riserva” che rispetta i vincoli fissati dal Pnrr per favorire le aree meno sviluppate. Il decreto, firmato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, non solo sblocca le risorse a disposizione del sistema produttivo ma contiene anche una importante dose di semplificazione delle procedure, in linea con le richieste avanzate dagli imprenditori per accelerare i tempi dell’istruttoria e dell’erogazione degli incentivi, che risultano ancora troppo lenti.
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I fondi
L’ulteriore iniezione di risorse per i contratti di sviluppo, dopo quella prevista nella manovra economica dell'esecutivo per la Zes Unica, è stata in realtà resa possibile grazie alla rimodulazione dei fondi del Pnrr concordata con l’Unione Europea. Il decreto entra così nella fase attuativa. E i tempi per l'erogazione delle agevolazioni si preannunciano piuttosto stretti, se non altro perché Invitalia, fin dall'inizio, soggetto attuatore dei contratti di sviluppo, potrà attingere alle richieste già presentate nei mesi scorsi dagli imprenditori ma rimaste in stand by per mancanza di finanziamenti adeguati.
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La revisione
Sul fronte delle politiche industriali, l’ultima revisione del Pnrr, decisa dal governo per rispettare le scadenze del piano ed evitare la perdita delle risorse, ha di fatto creato un nuovo strumento finanziario a disposizione delle imprese che, spiegano al ministero di via Veneto, ha l’obiettivo «di garantire una migliore attuazione dell’investimento, con rilevanti vantaggi per il sistema produttivo e i potenziali beneficiari».
Ma che cosa finanzieranno le nuove risorse? E quali sono i settori che saranno incentivati? Una prima tranche dei finanziamenti, di 700 milioni di euro, ha un carattere decisamente “green” ed è destinata a finanziare “Tecnologie a zero emissioni nette”. In sostanza, saranno incentivati gli investimenti privati e sarà migliorato l’accesso ai finanziamenti nei settori dell’efficienza energetica, della produzione rinnovabile per l’autoconsumo e della trasformazione sostenibile del processo produttivo. Linee di investimento, sottolineano sempre al ministero delle Imprese, precedentemente incluse nella misura del Pnrr compresa sotto il titolo “Rinnovabili e batterie” e che non ha dato i risultati sperati.
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L’elenco
Le risorse contribuiranno a sostenere «la transizione ecologica del sistema di produzione nazionale a vari livelli, supportando gli investimenti per il rafforzamento delle catene di produzione dei dispositivi e dei loro componenti diretti e indiretti utili per la transizione ecologica». Una misura perfettamente allineata con uno degli asset strategici del Piano di Ripresa e Resilienza.
L’elenco è lungo; dalle batterie e dallo stoccaggio dell’energia al solare e all’eolico, dalle pompe di calore all’energia geotermica fino alle tecnologie dell’idrogeno e ai dispositivi di cattura e stoccaggio del carbonio. Infine, i contratti di sviluppo potranno aiutare le imprese nell’efficienza energetica dei processi di produzione (anche attraverso la produzione per l’autoconsumo di energia elettrica da fonti rinnovabili, ad esclusione della biomassa) e nella sostenibilità dei processi produttivi, anche ai fini dell’economia circolare e di un uso più efficiente delle risorse.
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La competitività
Non basta. L’altra linea di intervento del nuovo strumento finanziario destinato ai contratti di sviluppo è quella che riguarda la “Competitività e resilienza delle catene di approvvigionamento strategiche”. In questo caso, la dote è molto più consistente, raggiungendo i 3,2 miliardi di euro. E comprende anche una quota, di 400 milioni, destinata all’agroindustria. Saranno finanziati e incentivati, con sovvenzioni non rimborsabili, prestiti agevolati e sconti sugli interessi, i progetti industriali relativi alle principali catene del valore strategiche e programmi di sviluppo della protezione dell’ambiente. Il provvedimento, infine, introduce anche un procedimento semplificato per la valutazione e la concessione delle agevolazioni, in deroga a quanto disposto dal decreto 9 dicembre 2014 che disciplina i Contratti di sviluppo. Nuove regole che dovrebbero imprimere anche una forte accelerazione ai tempi per l'istruttoria dei progetti industriali.