Omicidio di Ylenia Musella, è stata uccisa in casa: tre testimoni del delitto, c'è anche la mamma
Per quasi tre ore ha riavvolto quel nastro intriso di sangue, dolore e lacrime. Davanti agli interrogativi di gip e pm non ha scelto la strada del silenzio. Giuseppe Musella ha risposto a ogni...
Per quasi tre ore ha riavvolto quel nastro intriso di sangue, dolore e lacrime. Davanti agli interrogativi di gip e pm non ha scelto la strada del silenzio. Giuseppe Musella ha risposto a ogni domanda, mettendo però subito in chiaro un concetto: «Ylenia era tutta la mia vita. La amavo e non potrò mai darmi pace per quello che è successo». L’udienza di convalida celebrata ieri mattina nel carcere di Secondigliano ha avuto un copione in bilico tra dramma e pulp.
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La confessione
Il ventottenne di Ponticelli fermato lunedì notte con l’accusa di aver assassinato la sorella con una coltellata alla schiena ha ammesso le proprie responsabilità e indicato la scintilla che avrebbe, a suo dire, innescato il raptus: «Il cane aveva fatto pipì sul pavimento. Quando lei, dopo averla raccolta con uno straccio, l’ha strizzato sul mio letto ho perso il controllo». Una scena horror, terminata nel più tragico dei modi, alla quale avrebbero assistito almeno tre persone: la madre, che si trovava in casa quando è scoppiata la lite, e due inquilini del Parco Conocal che hanno assistito alla fase conclusiva dell’aggressione.
Omicidio Ylenia Musella, il legale del fratello: «Ci sono testimoni oculari»
In attesa che il giudice per le indagini preliminari Maria Rosaria Aufieri sciolga la riserva sulla necessità di convalidare, o meno, il decreto di fermo, quello che resta è il racconto terrificante di una giornata che ha scosso profondamente il popolare rione della periferia est di Napoli. Una storiaccia, balzata con prepotenza alla ribalta della cronaca locale e nazionale. Il ventottenne calciatore, nel corso del lungo interrogatorio ha in sostanza confermato quanto fin qui emerso dai primi step investigativi condotti dalla Squadra mobile. Giuseppe Musella ha però fornito alcuni spunti inediti e che nei prossimi giorni saranno attentamente scandagliati dal pool inquirente diretto dal sostituto procuratore Valeria Vinci e dall’aggiunto Raffaello Falcone. Giuseppe e Ylenia Musella litigavano spesso, anche in maniera accesa, ma lunedì pomeriggio il limite è stato superato irreversibilmente: «Ricordo - ha messo a verbale - che ero a casa, steso sul mio letto. A un certo punto Jlenia è entrata in camera con uno straccio zuppo di pipì del mio cane e l’ha strizzato sulle lenzuola. Non ci ho visto più, abbiamo discusso per alcuni secondi, poi lei è andata via». Un attimo di quiete apparente, prima dell’ultima escalation. Quella che di lì a breve costerà la vita alla ventiduenne.
La miccia sarebbe stata una presunta violenza inflitta al suo pitbull: «Non appena mi sono rimesso a letto, l’ho sentito guaire. Sono uscito dalla camera e ho visto che aveva una macchia sul collo che sembrava un livido. È in quel momento che ho perso il controllo e ho preso un coltello da cucina». Nonostante la presenza della madre, che ha provato a separare i due fratelli, quelli successivi sono stati attimi di puro terrore. Ylenia esce di casa, ha appena il tempo di scendere i primi gradini della scala che conduce all’androne, quando una lama lunga venti centimetri la trafigge al centro della schiena. Una scena horror, alla quale avrebbero assistito anche due inquilini del palazzo.
La violenza
«Ero in preda a un raptus, ho lanciato il coltello da almeno cinque metri di distanza», ha assicurato il giovane assassino. Il ventottenne, difeso dagli avvocati Andrea Fabbozzo e Leopoldo Perone, nonostante l’affaticamento emotivo ha però espresso un concetto forte, da cui sembrerebbe emergere un barlume di lucidità: «Non mi importa di quelle che saranno le mie sorti processuali, la mia condanna è non avere più con me mia sorella».
Stravolto e in lacrime, Musella ha poi ricostruito il momento in cui ha accompagnato e poi abbandonato la sorella, ormai cadavere, al pronto soccorso di Villa Betania: «Dopo aver colpito Ylenia, l’ho caricata in auto e mi sono precipitato verso l’ospedale. In quel momento non mi ero ancora reso conto che fosse morta. L’ho realizzato soltanto nelle ore successive». Il ventottenne sarebbe stato infatti avvisato da un amico che, via whatsapp, gli dava la notizia che mai avrebbe voluto ricevere: «Ylenia è finita». Poco dopo la sua decisione di consegnarsi alla polizia e ammettere le proprie responsabilità. Ora il primo passo sarà quello di verificare l’effettiva presenza di urina sul suo letto, il secondo accertare la distanza dalla quale il coltello è stato lanciato. Le prime risposte a breve già dall’autopsia».