Sarno, parlano i figli di Gaetano Russo: «Ho visto il coltello entrare nel corpo di nostro padre: lui è morto per salvarci»
Il Mattino

Sarno, parlano i figli di Gaetano Russo: «Ho visto il coltello entrare nel corpo di nostro padre: lui è morto per salvarci»

Sabato 7 febbraio 2026
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«Ho visto il coltello entrare ed uscire dal corpo di mio padre. Io avevo ancora tanta vita da dividere con lui. E? morto per salvarmi». Cristina Russo ha appena 19 anni e la vita...

«Ho visto il coltello entrare ed uscire dal corpo di mio padre. Io avevo ancora tanta vita da dividere con lui. E’ morto per salvarmi». Cristina Russo ha appena 19 anni e la vita le ha già mostrato l’orrore del mondo, il volto più cupo di un essere umano che diventa un assassino senza scrupoli. Accanto a lei c’è Maria Angela, la sorella di 33 anni. Si guardano per darsi forza a vicenda, si stringono, il loro dolore è un eco sordo nel salone al primo piano del civico 4 di via Falciani, a pochi passi da piazza Sabotino. Qualche metro più sotto, al piano terra, c’è il negozio di alimentari, dove è stato massacrato a coltellate il papà, Gaetano Russo, da Andrea Sirica, 34 anni, pluripregiudicato, che ha prelevato la lama dal bancone della salumeria. Ci sono ancora le tracce di sangue, i punti fissati dei rilievi della Scientifica, tra gli scaffali di scatole colorate. Sembrano mescolarsi vita e morte, in un angolo di normalità divenuto luogo di un crimine efferato. Proprio quella serenità consueta è stata spezzata per sempre, perché nulla, da adesso in poi, sarà come sognato, come immaginato.

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«Io mi sono sposata l’anno scorso – dice Maria Angela con gli occhi velati di lacrime - ho avuto la fortuna che papà mi abbia accompagnato all’altare. Cristina nemmeno questo potrà più pensare. Lui non potrà fare il nonno, adorava i bambini, è nata mia nipote da 15 giorni. Io vivo al secondo piano, quella notte ho sentito le urla disperate ed ho capito stesse succedendo qualcosa di terribile. Mi sono buttata in strada, voleva ammazzare tutti noi. Io oggi potevo essere una vittima o essere completamente sola». Racconta di quell’uomo problematico che il papà ha visto crescere e che ha aiutato sempre. Generosità ed accoglienza, una mano tesa, quella di Gaetano, verso tutti, anche verso Andrea.

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«Aveva citofonato, come altre volte, abbiamo aperto la porta perché è sempre stata una persona normale. Oggi quello che pensiamo è di aver aperto la porta all’assassino di mio padre, a chi voleva ucciderci tutti. Lo conoscevamo bene, io e lui siamo andati a scuola insieme. Quella notte ho sentito le urla disperate, mi sono buttata in strada. Ho capito fosse accaduto qualcosa di grave. Mi sono avvicinata alla porta, ho visto mio padre a terra, vedevo solo i piedi. Il suo assassino mi ha guardato, mi ha sputato in faccia e contro il vetro, dicendomi che mi avrebbe ucciso. Voleva far del male a tutti noi. Non riesco a chiudere gli occhi perché vedo mio padre in quel momento. Quelle coltellate le sento tutte, percepisco il suo dolore; io e papà eravamo in simbiosi, ci capivamo anche solo guardandoci. Lui viveva per noi, la mattina si alzava, andava al lavoro con gioia, noi eravamo la sua motivazione e lui il nostro pilastro. Ci ha insegnato la bontà, l’altruismo, ci diceva di aiutare sempre gli altri, di tendere una mano e donare un pezzo di pane anche davanti alla cattiveria». Le figlie di Gaetano, una frase dopo l’altra, una immagine dopo l’altra, che oggi rivivono con forza, restituiscono la verità. Quella anche ripresa dalle telecamere di sorveglianza della zona e dell’esercizio commerciale. Sirica che entra e si muove con sicurezza, chiede anche di spegnere le camere di sicurezza, di staccare le connessioni, chiama tutti per nome. Cristina ha vissuto quei minuti accanto al papà, ha tentato di bloccare l’assassino, lo ha supplicato di smettere, ha riportato una ferita alla mano. «Lui è entrato con l’intenzione di fare del male. Era lucidissimo, mi ha detto di togliere le connessioni, ha chiamato tutti noi per nome. Inizialmente non ho nemmeno capito cosa mi stesse chiedendo, quando ha iniziato ad urlarmi contro mi sono spaventata ed è subito arrivato mio padre e mi ha messo al riparo. Però non me ne sono andata, sono rimasta un po’ più distante, non avrei mai immaginato quello che è successo, ma nemmeno mio padre se lo sarebbe aspettato. Lui è venuto fino al giorno prima, lo conoscevamo da sempre. Ha ucciso con l’intenzione di farlo, voleva ammazzare anche noi. Mio padre lo ha aiutato a crescere, gli dava cibo e pure soldi per vivere». Cristina, Maria Angela e Raimondo hanno parole che si spezzano in gola e sono fatte di rabbia, incredulità e forza per chiedere giustizia. Hanno trovato il coraggio di raccontare nell’amore che hanno per il papà, massacrato in una manciata di secondi. Un uomo buono, umile, perbene, dedito al lavoro ed alla famiglia. Generoso in ogni azione, ogni atto della sua vita è stato un gesto di sincero per gli altri con la sua frase: «Donate del pane anche a chi vi tira le pietre».

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I figli chiedono giustizia, che sia giusta, concreta. Una pena esemplare. «Le parole le trovo solo per gridare giustizia – dice Raimondo – Ci ha tolto un papà, non lo perdonerò. Voglio la presenza dello Stato, che sia fatta davvero giustizia senza sconti, perché non sarà solo per il mio papà ma per tutte le vittime. Voglio che la legge sia applicata fino in fondo». Lunedì sarà conferito l’incarico al medico legale per l’esame autoptico. Sarà l’autopsia a chiarire alcuni punti, anche la profondità e la violenza dei fendenti scagliati contro il 61enne. La bottega storica di Sarno, un punto di riferimento per la comunità, ha ora le imposte chiuse ed in zona è un andirivieni continuo di perone che lasciano fiori, candele e preghiere. Ieri sera è stata luogo di un momento di raccoglimento. La porta è illuminata dalle fiamme flebili dei ceri, su un lato la foto del diciottesimo compleanno di Cristina mentre balla col papà. In un angolo un cavalletto con sopra un ritratto di Gaetano che regge il pane in una cesta. Il volto sorridente, l’espressione di chi ha saputo seminare amore e lo si percepisce tutto nelle parole dei cittadini.

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