Milano Cortina, inaugurate le Olimpiadi invernali: Mattarella e Meloni in piedi per gli azzurri, dall'Italia messaggio di pace per l'Ucraina
I due bracieri gemelli di Milano e Cortina, ispirati ai nodi di Leonardo da Vinci, si accendono un notte memorabile e perfetta, invernale eppure caldissima di messaggi di pace, di fiera...
I due bracieri gemelli di Milano e Cortina, ispirati ai nodi di Leonardo da Vinci, si accendono un notte memorabile e perfetta, invernale eppure caldissima di messaggi di pace, di fiera italianità, di barlumi e fiammate di speranza. E con chiari messaggi da parte del pubblico allo stadio di San Siro, dove si celebra la cerimonia inaugurale: fischi copiosi quando sfila la squadra di Israele, ovazioni per gli atleti ucraini, applausi convinti per la squadra statunitense, ma fischi al vicepresidente Vance quando appare sui maxischermi. Così davanti ai grandi del mondo, riuniti nel vetusto tempio di San Siro sotto lo sguardo del presidente Sergio Mattarella che è arrivato qui su un tram numero 26 guidato da Valentino Rossi, inizia la XXV edizione delle Olimpiadi invernali.
Nel segno dell'Armonia, come da titolo dello spettacolo orchestrato da Marco Balich, un veterano di queste cerimonie perché è alla sedicesima Olimpiade. Uno show sobrio ma colorato, non inutilmente spettacolare, analogico e non digitale, di una semplicità che a tratti ha emozionato, perché la semplicità spesso è la cosa più difficile da ottenere. L'armonia ricercata, evocata e raccontata per tutte le tre ore della cerimonia è anche e soprattutto un invito alla pace, al dialogo, a costruire connessioni in un modo sempre più frammentato, in cui le persone si allontanano anziché avvicinarsi, anziché stringersi in un circolo virtuoso. Ce lo ricordano nel finale della cerimonia coloro che portano la bandiera olimpica dentro San Siro: Tadatoshi Akiba, ex sindaco di Hiroshima e alfiere di campagne contro gli ordigni nuclearu, gli attivisti italiani Filippo Grandi e Nicolò Govoni che aiutano da anni i rifugiati nel mondo, l'artista nigeriana Matyan Bukar Assan che si batte per le eguaglianze, l'ex ginnasta brasiliana e pluricampionessa olimpica Rebeca Andrade, che si batte da anni per i diritti delle donne. E infine Ghali con la poesia di Gianni Rodati contro la guerra, e la splendida Charlize Theron, ambasciatrice Onu, con le parole di Nelson Mandela.
Il simbolo di una pace da ricercare sempre sta nella rotondità dei cinque cerchi olimpici che campeggiano sull'antico prato di San Siro, e nella circolarità del palco che è rotondissimo con delle spirali al suo interno, ma con quattro connessioni che portano ai luoghi protagonisti dell'Olimpiade che inizia, e con cui si dialoga: Milano, Cortina, Livigno e Predazzo. Palco circolare come la pianta di Milano, città a cerchi concentrici, e che diventa una superficie viva su cui si muovono a centinaia i figuranti, i danzatori e i protagonisti dello show. Che inizia nel segno del neoclassicismo, col biancore di Amore e Psiche di Antonio Canova, le statue di marmo che prendono vita. È il primo struggente omaggio alla bellezza e all'italianità che è un altro filo conduttore della serata. Arriveranno i grandi della lirica, Verdi Puccini e Rossini, mentre calano dall'alto enormi tubetti con i tre colori primari: blu, rosso e giallo rimangono sospesi sui ballerini, un effetto magnifico che emoziona e commuove il pubblico (stadio quasi pieno, non pienissimo). Poi l'omaggio a Raffalla Carrà e quello a Domenico Modugno, col Blu dipinto di blu cantato in italiano da Mariah Carey, un po' rigida, anche nell'acuto finale. C'è la celebrazione della moda di Giorgio Armani con l'eterea Vittoria Ceretti che porta la bandiera italiana poi issata sul pennone dai corazzieri. Finché arriva il colpo di teatro col presidente Mattarella, il cui tram attraversa Milano con ragazzi e orchestrali a bordo, e quando per ultimo il presidente scende dal predellino davanti San Siro ringrazia il conducente Valentino Rossi, entra allo stadio e prende posto vicino alla presidente del Cio Kirsty Coventry. C'è l'inno di Mameli cantato da Laura Pausini (in playback come tutti, scelta obbligata per motivi tecnici). Poi Pierfrancesco Favino declama l'Infinito di Leopardi, e il naufragar c'è dolce in questa atmosfera poetica e immaginifica, sul colle delle emozioni.
La sfilata delle 92 nazioni partecipanti è il momento più lungo, con pochissimi atleti a San Siro e la maggior parte nelle altre sedi di questa prima Olimpiade diffusa della storia (ma ne seguiranno molte altre in futuro), ed è la fase meno riuscita: la sfilata farà sforare la cerimonia di oltre 20 minuti rispetto al programma originario. Spiccano l'omaggio degli atleti giapponesi che sfilano con una bandierina italiana in mano, i fischi di San Siro agli atleti israeliani, l'ovazione per gli ucraini, altri fischi quando appare J.D. Vance. E l'entusiasmo dilagante del pubblico quando per ultimi sfilano gli atleti italiani, sotto le note del Figaro del Barbiere di Siviglia: emozionatissimi i nostri portabandiera Federico Pellegrino («Ho perso il senso dell'orientamento dentro lo stadio... non mi aspettavo una cosa così forte») e Arianna Fontana a Milano, oltre a Federica Brignone e Amos Mosaner a Cortina. Poi i discorsi ufficiali di Giovanni Malagò, che ha fortissimamente voluto questi Giochi come risarcimento (purtroppo parziale) all'affossamento di Roma 2024 («Mai stato così orgoglioso di essere italiano come stasera, gli azzurri uniranno l'Italia»), della presidente Coventry, poi Sergio Mattarella, con voce emozionata e sostenuto dai cori della folla («Sergio, Sergio!») dichiara aperte le Olimpiadi. La torcia olimpica entra nello stadio accompagnata dal "Nessun dorma" di Andrea Bocelli, la portano Franco Baresi e Beppe Bergomi, glorie calcistiche milanesi, la cedono ai geandi pallavolisti azzurri guidati da Paola Egonu, poi ne esce per raggiungere l'Arco della Pace. E alla fine l'accensione dei bracieri. Lo sport è competizione, ma è soprattutto un inno alla fratellanza e alla pace. L'Olimpiade italiana vuole ricordarcelo per prima cosa. Non dimenticatelo mai, voi grandi del mondo.