Omicidio di Ylenia Musella, i funerali al Rione Luzzatti: la madre abbraccia la bara durante le esequie
È il giorno dell'ultimo saluto Ylenia Musella la 22enne del Rione Conocal di Ponticelli, uccisa dal fratello Giuseppe. Le esequie della ragazza si stanno tenendo...
È il giorno dell'ultimo saluto Ylenia Musella la 22enne del Rione Conocal di Ponticelli, uccisa dal fratello Giuseppe. Le esequie della ragazza si stanno tenendo dalle 16.30 nella chiesa Sacra Famiglia al rione Luzzatti.
Già si sono iniziati a riunire all'esterno della chiesa diverse persone che hanno accolto la salma della giovane con palloncini e lacrime di commozione. Dolore dai parte dei familiari di Ylenia che hanno accompagnato il feretro all'interno della struttura. La mamma partecipa al funerale abbracciata alla bara bianca ai piedi dell'altare. Sta ripiegata sul feretro e rifiuta qualunque invito a lasciare l'abbraccio.
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«Abbiamo a che fare con dei giovani, capiamo che è una vita che si spezza, è qualcosa che non ci da modo di vedere il cammino che questi ragazzi potevano fare» a parlare è Don Federico Saporito, vicario episcopale a cui è affidata la celebrazione dei funerali di Ylenia Musella. «Semplicemente bisogna riflettere e pensare quale può essere il ruolo degli adulti e della chiesa in eventi come questo - ha spiegato - Non sono in grado di dire nulla in più a quello che è stato raccontato. Sono dispiaciuto come qualsiasi persona di buon senso che abbia un minimo di attenzione. Vorrei che non succedessero più cose del genere e che non fossimo di nuovo in qualche chiesa a celebrare i funerali di un giovane morto così tragicamente» ha concluso.
Gli amici hanno magliette bianche con frasi dedicate a Ylenia. La piccola chiesa è colma in ogni spazio. Il celebrante ha faticato a dare inizio al funerale perché in tanti cercavano di avvicinarsi alla bara bianca per un ultimo saluto a Ylenia. La cerimonia funebre si svolge al Rione Luzzatti perché una parte della famiglia della ragazza è originaria di questo quartiere della città. All'esterno della Chiesa sono radunate altre centinaia di persone in attesa dell'uscita del feretro.
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L'omelia integrale
«Carissime sorelle e carissimi fratelli, quest'oggi siamo riuniti nella preghiera per poter esprimere il nostro dolore e il nostro affetto alla cara Ylenia che, tragicamente e prematuramente, ha lasciato questo mondo. Carissimi, le letture che abbiamo ascoltato (Lam 3-Sal 129-Lc 23,44ss) riprendono i nostri sentimenti di tristezza e di speranza. Non possiamo parlare di speranza senza la tristezza e, neanche possiamo fermare i nostri sentimenti nel buio dell'ignoto. Siamo tristi perché la morte ci porta via i nostri affetti, i nostri legami e, quest'oggi, di fronte alla morte di una ragazza piena di vita, anche la morte sembra più fredda, più spietata. Abbiamo ascoltato nella Prima Lettura sono rimasto lontano dalla pace, ho dimenticato il benessere (Lam 3)» recita.
«Cari fratelli e sorelle, soprattutto cari giovani, la vita che abbiamo ricevuto è un dono che il Signore ci ha voluto consegnare e, per questo, non possiamo perdere l'occasione di sentire ogni giorno il suo significato profondo.
Non possiamo perdere l'occasione di custodiria, di costruire ogni giorno qualcosa di buono per noi e per gli altri. La vita è un'occasione straordinaria che il Signore ha dato anche alla nostra sorella Ylenia. Possiamo gridare con certezza che la vita è custodita per la forza dell'amore che Dio ha ancora per lei. La vita di Ylenia la consegniamo nelle mani di Dio perché, se i nostri sentimenti si mostrano smarriti dalla situazione e sofferenti per la morte di questa ragazza, il Signore oggi l'accoglie e lascia che la sua vita sia nelle Sue mani, sia messa al riparo dal dolore, dalla fatica del vivere quotidiano, dalla ricerca di affetti perduti e le offre l'opportunità di realizzare il suo sogno di Pace» continua.«Perciò abbiamo pregato le grazie del Signore non sono finite, non sono esaurite le sue misericordie (Lam 3) perche, se le nostre domande su questa triste vicenda che tocca la cara Ylenia, ci hanno prosciugato le lacrime, le grazie del Signore ancora non si sono pienamente manifestate. Sono sicuro nella fede, che si manifesteranno nel cuore di qualche persona che saprà rinunciare alla violenza, ricordando il dolore che provoca l'offesa o la morte, sono sicuro che il Signore ispirerà il cuore di qualcun altro, affinché possa impegnarsi nei suoi sogni senza lasciarsi ammaliare dalle facili realizzazioni o spaventare dalla fatica dell'impegno. Nel Vangelo che abbiamo ascoltato c'è un uomo buono che ha raccolto il corpo di Gesú morto sulla Croce e lo ha sepolto. Oggi è tutta la comunità che sta raccogliendo il corpo senza vita di Ylenia per accompagnarla in questo ultimo viaggio. Giuseppe di Arimatea fu l'uomo che ebbe modo di fare questo gesto di misericordia verso il Signore Gesù».
«Oggi siamo noi, il Signore chiama noi, con la nostra preghiera a spendere la nostra misericordia. E senza togliere nulla al dolore e alla verità di ciò che è accaduto, affidiamo alla misericordia di Dio anche Giuseppe, perché nessuna vita è cosi perduta da essere sottratta alla possibilità di un cammino di conversione e perché il male non abbia mai l'ultima parola sulla vita di un uomo. Cari fratelli e sorelle, di fronte a questo evento comprendiamo che la nostra società deve trovare altre strade, per custodire ciascun ragazzo e ciascuna ragazza. Non è possibile pensare che tutte le luci che si accendono su un evento così forte, com'è stato la morte di Ylenia, non siano in grado di illuminare i passi che bisogna fare per evitare altre morti ed altre situazioni di sofferenza».
«Ci sono responsabilità personali che non dobbiamo dimenticare, ma ognuno di noi è chiamato a guardare alle proprie responsabilità. Per piacere, in questo momento non puntiamo il dito, ma rendiamoci disponibili alla riflessione seria, ciascuno per la sua parte deve impegnarsi a concentrarsi sul senso della cura verso i nostri ragazzi. Ma nulla potrà cambiare se non mettiamo insieme le nostre sensibilità ed i nostri ruoli sociali ed educativi. Non è una retorica, ma una realtà che chiede di riflettere sulle periferie esistenziali e materiali che, nella società che corre veloce verso il sogno che diventa cambiamento, assumono sempre di più volti che spezzano sogni».
«Concludo con un pensiero di don Mimmo, nostro Arcivescovo: vi prego, non fatevi rubare il cuore dalla rabbia. Non lasciate che il dolore diventi odio. Non credete alla bugia che essere forti significhi non sentire nulla. La vera forza è fermarsi in tempo. É parlare. È chiedere aiuto. È dire: "Io non sto bene". Ylenia oggi ci affida una responsabilità. Non quella di vendicare, ma quella di prenderci cura. Di guardarci negli occhi. Di non lasciare nessuno solo con il proprio buio. Se dentro di voi c'è rabbia, se c'è confusione, se c'è violenza che bussa, non abbiate paura di dirlo. C'e sempre una mano che può trattenervi prima del baratro. Noi, come Chiesa, ci siamo. I nostri preti, i nostri educatori sono con voi e per voi. Le nostre parrocchie sono e saranno sempre aperte, come casa dove ci si salva insieme, dove ci si ferma in tempo, dove nessuno viene lasciato indietro, Fatelo per voi stessi. E fatelo per Ylenia, che oggi affidiamo al Signore della vita. Ylenia, oggi il tuo nome ci trema sulle labbra. Lo pronunciamo con le lacrime, perché ci fa male dirio. Eppure lo crediamo, anche se con una fede ferita: Dio asciuga ogni lacrima. Ti accoglie nella sua pace. Ti restituisce alla vita piena, quella che nessuno potrà più strapparti» ha concluso.