Crollo a Casoria, il dramma degli sfollati: «Vogliamo le nostre case»
Una vita sospesa in attesa di verifiche, controlli e la speranza di tornare a casa. «La nostra dignità è sotto le macerie», ripete Roberto Maida, la voce degli sfollati...
Una vita sospesa in attesa di verifiche, controlli e la speranza di tornare a casa. «La nostra dignità è sotto le macerie», ripete Roberto Maida, la voce degli sfollati da via Cavour. Con il suo impermeabile viola, è diventato un riferimento per le famiglie che in questo momento stanno vivendo un tragico punto interrogativo sul futuro abitativo.
I residenti allontanati da via Cavour lo scorso 22 gennaio, dai palazzi al civico 60 e 74, in parte sono in affitto e altri sono proprietari, come Gino Marzano, fotografo qualificato, trent’anni di professione, che da pochi mesi ha riscattato il mutuo del suo appartamento e recentemente ne ha aperto un altro per acquistare un locale, proprio sotto casa, dove poter realizzare il suo studio. «Avevo iniziato i lavori la settimana prima del crollo - racconta -. Sono nato a Casoria, credo nel potenziale di questo territorio, ma in questo momento abbiamo bisogno di risposte, in modo da poter organizzare le nostre vite».
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Le testimonianze
Alcuni residenti del civico 74, spiegano che l'area da mettere in sicurezza sarebbe esterna alle abitazioni: «Aspettiamo le verifiche tecniche. Ci sono appartamenti che sembrerebbero non avere riportato danni visibili all'interno, ma è l'ingresso esterno al palazzo che presenta problemi. Sappiamo che si sta facendo di tutto per la nostra sicurezza e comprendiamo l'emergenza, ma chiediamo di essere informati».
Da via Cavour, all'ultimo piano, si intravedono scorci di una vita quotidiana che non c'è più. È la casa dove viveva Domenico Ferraiuolo insieme alla sua compagna, tra le più danneggiate dal crollo. «Le nostre cose sono tutte tra le macerie», indica la giovane coppia di trentenni che in quel nido stava costruendo il loro futuro. Domenico il pomeriggio prima del crollo è riuscito ad ispezionare la grotta del palazzo, e comprendendo la gravità della perdita d'acqua ha avvisato tutti i residenti.
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Gli sgomberi
Nel primo pomeriggio di giovedì, pesanti calcinacci sono precipitati da un palazzo in vico Umberto I. Tredici famiglie sono state allontanate da casa per precauzione, ma in queste ore potrebbero già fare rientro nelle abitazioni. Come per vico VII Padre Ludovico, l'episodio sarebbe dovuto alla manutenzione dello stabile. Per quanto riguarda quest’ultima situazione, con il Centro operativo comunale si stanno decidendo le modalità di intervento di messa in sicurezza sulle palazzine private. Le indagini geognostiche effettuate sull’area, comunque, hanno dato risultati positivi. Venerdì sera, sempre in corso Umberto I, sette famiglie sono state sgomberate in via precauzionale, dopo avere contattato i vigili del fuoco, segnalando rumori sospetti dal sottosuolo. Le indagini sono in corso.
Lo scorso 4 febbraio si è riunito il Coc, con il prefetto Michele di Bari, per stilare un cronoprogramma degli interventi in via Cavour. La rimozione degli elementi sospesi, che costituiscono tuttora un pericolo, e nuovi sopralluoghi dei vigili del fuoco e tecnici comunali per verificare se ci sono le condizioni per fare rientrare i nuclei familiari residenti nei palazzi prospicienti al crollo. Attualmente risultano accolte ancora 91 persone presso strutture alberghiere, mentre altre 34 hanno trovato sistemazione autonoma.