Napoli, metal detector a scuola: «Nella rete del prefetto finiscono dodici istituti»
Il Mattino

Napoli, metal detector a scuola: «Nella rete del prefetto finiscono dodici istituti»

Domenica 8 febbraio 2026
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Il disagio giovanile è tutto lì, negli atteggiamenti che si tengono a scuola. È proprio la popolazione scolastica una delle frange più attenzionate in questo momento,...

Il disagio giovanile è tutto lì, negli atteggiamenti che si tengono a scuola. È proprio la popolazione scolastica una delle frange più attenzionate in questo momento, perché riguarda tutti i ragazzi, perché è qui che si sviluppano paure e tensioni che esplodono poi nell’affiliazione ai piccoli gruppi criminali.

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La circolare Piantedosi–Valditara (quella che prevede l’uso di metal detector per i dirigenti scolastici che ne fanno richiesta) è dunque soltanto un strumento attraverso il quale vanno rafforzate misure di prevenzione che, di fatto già esistono. Una mappatura delle scuole a rischio c’è. È stata fatta da tempo dalla Prefettura. E sono dodici le scuole che, con una certa frequenza, vengono monitorate dalle forze dell’ordine da mesi: una di queste si trova in provincia. La geografia del disagio è stata delineata e i risultati, stando ad alcune testimonianze, non sono mancati. È stata proprio l’esperienza sul campo, a Napoli e nell’area metropolitana, a creare a far sì che i docenti possano essere pronti nella gestione di situazioni critiche, riconoscendo i segnali “sentinella” e “spia” .

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 Per il prefetto di Napoli, Michele di Bari, «Quella da poco emessa dai ministri Piantedosi e Valditara è una circolare molto positiva perché si affianca alle esperienze che già abbiamo in corso. I controlli - continua - si dimostrano efficaci». L’ultimo esempio arriva da una scuola di Scampia dove è stato trovato un coltello a serramanico nel bagno e un sedicenne è stato denunciato.

La dirigente

Valeria Pirone, dirigente scolastica dell’istituto Marie Curie di Ponticelli, è stata una delle prime a chiedere i controlli con i metal detector a Napoli. «Quest’anno scolastico, da settembre ad oggi - spiega - ne abbiamo avuti già tre. Devo dire che la situazione in questi anni è molto cambiata. Quando iniziammo ci furono delle criticità, furono trovate alcune armi. Poi le cose sono andate migliorando». La Pirone spiega anche: «c’erano ragazzi che quando vedevano le divise fuggivano, cambiavano strada e non entravano a scuola. Così il commissariato di Ponticelli ha organizzato dei servizi in borghese lungo tutto il perimetro della scuola: gli studenti che cambiavano direzione sono stati intercettati dagli agenti e hanno dovuto spiegare il perché del loro atteggiamento». Per la dirigente del Marie Curie dunque, «ben vengano i controlli che non rallentano affatto, come ho sentito dire, gli ingressi a scuola. Anzi, la presenza delle divise diventa occasione per i ragazzi di capire che non solo “guardie” come vengono chiamate ma persone che possono intervenire in tutto aiuto».

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Il disagio

Spesso sono gli stessi giovani a raccontare il proprio disagio agli insegnanti. Tre, in linea di massima, le motivazioni che spingono un ragazzino ad armarsi: per esibizione, per paura o perché la scuola diventa solo un luogo dove arruolare proseliti. Un vero e proprio dossier è stato presentato venerdì mattina nel corso di una iniziativa che si è svolta presso Ipseoa Rossini di Fuorigrotta (diretto dalla dirigente Teresa Martino) in collaborazione dei liceo Boccioni e Labriola e al quale hanno partecipato politici, magistrati, associazioni e rappresentanti del ministero dell’Istruzione. «È stato un incontro molto interessante - spiega la dirigente Martino - perché anche i ragazzi hanno detto la loro, hanno chiesto soprattutto più ascolto e la presenza di uno psicologo. E, neanche a dirlo proprio oggi (ieri, ndr) il ministro ha annunciato la possibilità di avere uno psicologo prenotando una seduta sulla Piattaforma unica». I ragazzi, nel dossier raccolto dalla preside dell’istituto alberghiero, hanno ammesso di sentirsi «giudicati e sottovalutati». Hanno anche spiegato che, chi porta la pistola, è quasi sempre impaurito o vuole mostrare la propria superiorità mentre, chi usa il coltello è coraggioso perché accoltellare qualcuno vuol dire avere coraggio e forza per il modo in cui viene usato. Presente anche l’assessore alla Pubblica istruzione Maura Striano per la quale «bisogna che i ragazzi diventano consapevoli delle conseguenze delle proprie azioni e, per fare ciò, bisogna creare una sinergia tra i diversi attori del sociale, della scuola e della famiglia perché la vita non è una fiction». «IL carcere - precisa la dirigente Martino - non è Mare fuori».

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