Alex Manna, chi è il killer di Zoe Trinchero: il passato da boxeur, la lite, i pugni sferrati alla vittima e la confessione
«Non dovevo lasciarla da sola, è stato quel ragazzo ad aggredirla». Sarebbe stata questa la prima versione fornita da Alex Manna, fermato dai carabinieri per l?omicidio di...
«Non dovevo lasciarla da sola, è stato quel ragazzo ad aggredirla». Sarebbe stata questa la prima versione fornita da Alex Manna, fermato dai carabinieri per l’omicidio di Zoe Trinchero, la diciassettenne trovata senza vita a Nizza Monferrato, in provincia di Asti, venerdì sera. Invece il colpevole era lui che non accettava di essere rifiutato, nonostante fosse già fidanzato. Un’accusa che ha rischiato di portare a un’altra vittima. Una quarantina tra amici e conoscenti di Zoe ieri mattina si sono infatti presentati davanti alla casa del ragazzo messo sotto accusa, un giovane di origine nord africana con problemi psichiatrici, con la chiara intenzione di fargliela pagare. A salvarlo sono stati i carabinieri: tutti i partecipanti al raid sono stati denunciati.
Il racconto
E alla fine l’amico che era con Zoe si è contraddetto fino a confessare l’omicidio: «Volevo stare con lei». Ma alla ragazza non interessava. Davanti all’ennesimo rifiuto Manna - che è fidanzato con un’altra ragazza e che con Zoe non aveva una relazione - ha deciso di fargliela pagare. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Zoe e Alex avrebbero trascorso la serata in qualche locale con alcuni amici, per poi allontanarsi insieme. Lei però non è mai tornata e quando gli amici sono andati a cercare Zoe lui ha tirato fuori la storia dell’aggressione, cercando di allontanare da sé i sospetti.
Il corpo della ragazza era lì, nel canale. Era stata picchiata e strangolata, poi gettata nel rio Belbo in un tratto in cui il corso d’acqua passa in mezzo alle case, in via Tacca, poco prima della confluenza con il rio Nizza. Gli amici che avevano passato la serata con lei e che la stavano cercando, hanno provato a estrarla dall’acqua e hanno chiamato il 118 ma per la ragazzina non c’era più nulla da fare. Il medico legale ha riscontrato segni di percosse diffuse, lesioni al collo, tumefazioni al volto e ferite compatibili con un tentativo di difesa.
Dopo due ore di interrogatorio, Alex Manna ha confessato. L’omicidio, secondo quanto ricostruito, è giunto al culmine di una lite. Il 20enne - che in passato ha praticato boxe - ha raccontato agli inquirenti di aver sferrato uno o due pugni alla vittima, che si è accasciata. Forse poco prima di essere uccisa Zoe aveva cercato di chiamare un’amica per chiedere aiuto. Dopo l’omicidio il ragazzo, «preso dal panico», l’ha gettata nelle acque del fiume Belbo.
La ricostruzione
Zoe Trinchero sognava di diventare psicologa «per aiutare gli altri» e lavorava come cameriera al bar della stazione con un contratto a tempo determinato. Proprio la sera in cui è stata uccisa, alla fine del turno, aveva parlato con il titolare che le avrebbe rivelato l’intenzione di trasformarlo a tempo indeterminato. All’uscita dal bar la ragazza, verso le 21, ha incontrato degli amici in una birreria nella zona dei locali di Nizza Monferrato. Dopo circa un’ora si è presentato Alex Manna, che aveva un interesse per la ragazza, ma che lei aveva rifiutato.
I due, stando al racconto di chi stava trascorrendo la serata con loro, si sono allontanati per parlare. Poco più tardi gli amici si sono accorti che Alex e Zoe non erano più lì e si sono messi a cercarli. Ed è stato a quel punto che Manna ha richiamato, dicendo di aver visto il cadavere, non lontano dalla birreria, in un cortile privato accanto al canale, a cui si accede da un cancello che è sempre aperto. Subito dopo ha cercato di dare la colpa all’altro ragazzo ma la verità è stata scoperta nel giro di poche ore.
Il procuratore capo di Alessandria, Cesare Parodi, si è complimentato con il collega e con i carabinieri per aver risolto il caso in meno di 24 ore e ha spiegato che sono in corso «le valutazioni su una corretta qualificazione del fatto, ossia se è un omicidio o se possiamo qualificarlo come femminicidio, ma sappiamo che, con la nuova fattispecie, ci sono una serie di valutazioni ulteriori e non immediate che devono essere svolte».
Il dolore
«Non doveva finire così per la mia povera Zoe - si dispera mamma Mariangela - Era una ragazza bravissima, lavorava, si dava da fare. Non posso credere che non ci sia più». Leonardo, 20 anni, uno dei tanti amici di Zoe, racconta che «quando uscivamo alla sera andavamo sempre a prenderla al lavoro. Con la gente che gira da queste parti non ci fidavamo a lasciarla sola». «A me - dice Nicole, l'amica del cuore - non ha mai raccontato niente di preoccupante. E fra noi credo che non ci fossero segreti».