Zoe Trinchero, Alex Manna confessa: «Le ho dato pugni e l'ho lasciata cadere, non so perché». L'autopsia chiarirà se la ragazza si poteva salvare
«Abbiamo discusso, le ho dato un pugno, forse più pugni, io facevo boxe. Non so perché. Comunque non l'ho buttata giù nel canale, l'ho solo lasciata...
«Abbiamo discusso, le ho dato un pugno, forse più pugni, io facevo boxe. Non so perché. Comunque non l'ho buttata giù nel canale, l'ho solo lasciata cadere». Questa una parte della confessione di Alex Manna, il ventenne che ha ucciso Zoe Trinchero a Nizza Monferrato dopo un rifiuto.
La confessione
APPROFONDIMENTIIl giovane ha raccontato anche il tentativo di depistaggio, gettando la colpa su di un altro ragazzo del paese. «Ho detto in giro che poteva essere stato lui - avrebbe sostenuto davanti ai carabinieri e al pm - perché si sa che è un po' strano.
Ho raccontato che ci ha aggrediti e che sono scappato. Mi spiace, ho fatto male». Una versione che corrisponderebbe a quanto alcuni amici avrebbero riferito, sottolineando però quanto fosse «impossibile». «Ora che sappiamo la verità, sembra impossibile fosse indifferente, mentre la famiglia, disperata, la cercava» hanno affermato. «Zoe aveva sempre il sorriso addosso, non doveva capitare una cosa del genere proprio a lei» ha detto oggi al Tg3 una delle sue sorelle.L'autopsia
Non è possibile sapere, al momento, se Zoe sia morta per i pugni ricevuti, per strangolamento, o se le sia stato fatale essere stata lanciata nel canale, battendo la testa. Nemmeno se dopo tutto ciò, con un tempestivo intervento medico, si sarebbe potuta salvare. È un dubbio investigativo che solo l'autopsia potrà chiarire a proposito del femminicidio della ragazza di 17 anni, avvenuto nella notte tra venerdì e sabato a Nizza Monferrato, nell'Astigiano, per cui ha confessato Alex Manna, 20 anni. L'aggressore invece, a quanto emerso, si è allontanato senza chiamare i soccorsi e Zoe è stata trovata nel rio Nizza ore dopo.
La dinamica
Il corpo della giovane, da un primo esame, riporta evidenti segni di una raffica di pugni e di una stretta al collo, ma anche di un trauma cranico. Tra le persone con cui ricostruire i tempi certi ci saranno anche gli amici della ragazza. Zoe, al termine del turno di lavoro al Bar della Stazione, intorno alle 21, secondo quanto emerso finora, si sarebbe recata in un garage attrezzato come area ricreativa dai ragazzi del posto, una sorta di rifugio autorganizzato, a pochi passi dal luogo dell'omicidio. Qui il gruppo di amici si ritrovava per mangiare e bere qualcosa prima di proseguire la serata nei locali. Quella sera erano in cinque o sei e sembra difficile stabilirlo con precisione, visto che alcuni ragazzi andavano e venivano. Arrivati gli ultimi due, non ci sarebbe stato più nulla da mangiare, così i due decidono di andare in centro a comprare dei kebab da consumare poi con calma nel garage. Zoe e Alex si uniscono a loro. Al ritorno gli altri accelerano il passo per evitare che il cibo si raffreddi, mentre Zoe e Alex restano indietro, soli, sull'argine del rio Nizza.
La versione di Manna
Qui il racconto si affida esclusivamente a quanto avrebbe detto Manna. Ci sarebbe stata una discussione a proposito di una loro relazione, finita per un tradimento di lui, col rifiuto di lei sul tornare insieme. Una relazione che gli amici della ragazza sostengono mai esistita. È a questo punto che sarebbe avvenuta l'aggressione. Tra gli elementi da valutare ci sarebbe anche un eventuale stato di alterazione del giovane, ora detenuto nel carcere di Alessandria, mentre si attende la convalida del fermo.