Meloni: «Nemico dell?Italia chi manifesta contro i Giochi»
Il Mattino

Meloni: «Nemico dell?Italia chi manifesta contro i Giochi»

Lunedì 9 febbraio 2026
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Petardi, bombe artigianali, sassaiole e fumogeni. In cima al video della guerriglia urbana a Milano postato da Giorgia Meloni sui social a tarda notte campeggia il marchio di ?Fox...

Petardi, bombe artigianali, sassaiole e fumogeni. In cima al video della guerriglia urbana a Milano postato da Giorgia Meloni sui social a tarda notte campeggia il marchio di “Fox News”. Una delle tante tv internazionali che ha rilanciato gli scontri con le forze dell’ordine nel giorno d’esordio delle Olimpiadi. Si dice «indignata» la premier che verga un durissimo post. «Nemici dell’Italia e degli italiani», chiama così «i delinquenti» che hanno manifestato contro i giochi olimpici «facendo finire queste immagini sulle televisioni di mezzo mondo». È una giornata di festa per il team Italia che ha di che sorridere a guardare il medagliere e i cinque podi per gli atleti connazionali. Rovinata però dagli scontri nel capoluogo lombardo della vigilia che riaccendono le tensioni politiche.

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La premier esprime sui social «solidarietà, ancora una volta, alle Forze dell’ordine, alla città di Milano e a tutti coloro che vedranno il loro lavoro da queste bande di delinquenti». Mentre sempre via social Guido Crosetto riapre il fronte con i giudici che a Torino hanno messo in libertà i black-block del corteo per Askatasuna «dopo tre giorni, in tempo magari per essere a Milano a fare le stesse cose». Un affronto ai poliziotti feriti, accusa il ministro della Difesa, che parla di «servitori dello Stato» presi «a calci un giorno dai manifestanti e poi dallo stato scritto in minuscolo». Segue botta e risposta a distanza con l’ex prefetto Franco Gabrielli. Alle sue recenti sortite sulla stampa si riferisce Crosetto quando si chiede perché «polemizzare» quando bisogna «essere compatti nel condannare dei delinquenti violenti e nel difendere la legalità». «La dignità passa dalla capacità di dire le cose in cui si crede e non quelle che conviene dire» la replica al vetriolo dell’ex capo dei Servizi con il governo Draghi.

Da destra chiedono una dura presa di posizione del campo largo contro i violenti di Torino e Milano. «Ci attendiamo che Elly Schlein e Giuseppe Conte condannino senza esitazioni» l’affondo del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami. E la risposta non si fa attendere. Sono solo «distrazioni di massa» dal «flop dei decreti sicurezza» accusano dal centrosinistra dove comunque fioccano condanne trasversali per i facinorosi che hanno assaltato la polizia. Parte Giuseppe Conte. «Condanniamo le violenze e i disordini sempre, gli aggressori di ogni colore politico, anarchici, antagonisti, estremisti di sinistra ma anche i vostri amichetti nostalgici che assaltavano le sedi sindacali» tuona su facebook il presidente del Movimento Cinque Stelle. «Diteci piuttosto come mai dall'opposizione a ogni disordine chiedevate le dimissioni dei ministri e ora che ci siete voi al Governo le falle su sicurezza e ordine pubblico non vi riguardano». Via via tutti gli altri. Dal Pd vergano una nota di fuoco i capigruppo di Camera, Senato ed Europarlamento. «Chi governa non può limitarsi a chiedere dichiarazioni agli altri, deve garantire risultati». Sullo stesso spartito Riccardo Magi, segretario di Più Europa, che mette nel mirino il “pacchetto sicurezza” appena passato dal via del Consiglio dei ministri: «Non servono altri decreti e nome liberticide: le leggi per prevenire tutto questo già ci sono, è il governo Meloni che non sa o non vuole applicarle». La rissa olimpionica è servita. Dal governo parlano di «un salto di qualità» della minaccia antagonista e anarchica che ha lasciato la firma sugli scontri di piazza nei capoluoghi del Nord. Ma soprattutto sui sabotaggi della linea ferroviaria che da Bologna hanno mandato in tilt i collegamenti di metà Paese. La tesi di un «coordinamento» para-militare si fa spazio tra gli apparati della sicurezza e convince anche i pm che indagano e non escludono la pista terroristica.

Anche per questo Meloni intende premere sull’acceleratore. Già in settimana il disegno di legge sulla sicurezza - al suo interno, fra l’altro, le norme che accelerano i rimpatri dei migranti “violenti” - dovrebbe atterrare in Cdm. Mentre il decreto legge con la stretta contro i coltelli e i “maranza”, il fermo preventivo e il filtro penale per gli agenti attende il bollino della Ragioneria generale: sono in corso verifiche sulle coperture.

Battaglia politica combattuta all’ombra del Quirinale che osserva e monitora il rispetto delle regole del gioco. Non solo giustizia: sulla sicurezza, ormai è certo, si giocherà la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche. «Lavoreremo per difendere la legalità e rimediare ai disastri generati da dieci anni di destrutturazione delle norme che regolano la sicurezza e l’immigrazione da parte dei governi di sinistra» recita un dossier riservato di Fratelli d’Italia inviato ai parlamentari nel week end. Nessuna tregua olimpica all’orizzonte.

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