Intervista a Paola Severino: «I nostri esperti per formare la classe dirigente africana»
«Da oggi il Progetto Africa della Sna passa dalla fase di ideazione a quella di attuazione, dal sogno alla realtà». È palpabile la soddisfazione espressa...
«Da oggi il Progetto Africa della Sna passa dalla fase di ideazione a quella di attuazione, dal sogno alla realtà».
È palpabile la soddisfazione espressa dalle parole di Paola Severino, presidente della Sna, che aprirà ufficialmente oggi a Caserta (nella prestigiosa sede della Scuola all’interno della Reggia vanvitelliana) la sessione operativa del progetto congiunto Italia-Africa che, nell’ ambito del Piano Mattei, è teso alla formazione di 1320 tra dirigenti e funzionari pubblici i quali, grazie al training e all’affiancamento di esperti italiani, costituiranno l’ossatura della classe dirigente di Etiopia, Costa d’Avorio, Kenya e Tunisia.
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Stipulato a giugno 2025, il piano prevede un’attività di formazione di 36 mesi e si avvale di 6,5 milioni di euro finanziati dal ministero degli Esteri e della collaborazione con l’Agenzia per la Cooperazione e lo sviluppo e con il Dipartimento della Funzione pubblica. Sarà presente anche il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli.
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Professoressa Severino, come è avvenuta la scelta dei quattro Paesi pilota?
«È avvenuta in funzione delle priorità della cooperazione italiana allo sviluppo e del Piano Mattei. Abbiamo individuato, con grande cura, due Paesi anglofoni e due francofoni, scelti anche, su indicazioni della nostra diplomazia, in base ad altri progetti di cooperazione già avviati e al forte desiderio manifestato, da parte di questi stessi Stati, di collaborare assiduamente con le istituzioni italiane».
Qual è la portata storica e quale la valenza geopolitica di questo progetto?
«Rafforzare il ruolo e la centralità dell’Italia nello scambio culturale e nella cooperazione privilegiata con l’Africa e rappresentare concretamente, attraverso queste intese, la possibilità per questi Paesi di avvicinarsi alle istituzioni europee parlando un linguaggio comune e assimilandone i principi di buona amministrazione».
Il Piano per ora coinvolge 4 Paesi africani: pensa che questo modello possa essere estensibile anche ad altri contesti?
«Sicuramente sì, questi quattro sono Paesi pilota: si tratta di un sistema bidirezionale, incentrato su un rapporto paritetico rafforzato dal grande credito che l’Italia riscuote in un’area geopolitica in cui è stato manifestato un profondo apprezzamento per l’operato delle istituzioni italiane».
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Qual è in questo contesto il ruolo che rivestono il Sud e la proiezione mediterranea dell’Italia?
«Partiamo dalla sede prestigiosa, a Caserta, della Scuola Nazionale dell’Amministrazione: una sede affascinante non solo sotto il profilo artistico e architettonico ma anche per l’importanza culturale che ha rivestito in passato e che riveste tuttora. Basti pensare, per esempio, alla ricchissima biblioteca che custodisce volumi antichi e preziosi e testimonia come già un tempo la condivisione della cultura e della conoscenza fosse un valore imprescindibile per la crescita dei popoli. È questo lo stesso principio che ha ispirato e sta ispirando i nostri progetti basati sulla condivisione dei saperi, sullo scambio di esperienze, sull’armonizzazione dei contenuti. In questo contesto si iscrive la proiezione del Mezzogiorno e dell’Italia in un quadrante, come quello del Mediterraneo, sempre più centrale nel rapporto con l’Africa e nelle moderne rotte di sviluppo e cooperazione».
Quali sono i temi specifici su cui è incentrata la formazione?
«Abbiamo individuato cinque aree tematiche: lo sviluppo di capacità manageriali ed esercizio della leadership; il rafforzamento delle capacità di Public Procurement; la digitalizzazione nella Pubblica amministrazione, la sicurezza informatica e l’intelligenza artificiale; l’adozione di politiche pubbliche; la gestione del debito pubblico e l’accesso a strumenti finanziari innovativi».
Esistono anche progetti di formazione «dal basso»?
«Nell’ambito del Piano Mattei si affiancano altri bellissimi progetti come ad esempio quello del ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara, per la formazione negli istituti tecnici di giovani africani che impareranno i mestieri di cui c’è più bisogno (elettricisti, manutentori, idraulici)».
Quali delegazioni saranno presenti oggi a Caserta?
«Sono attesi i rappresentanti delle omologhe scuole e università africane, nel convincimento che solo attraverso un reciproco apprendimento si svilupperanno una sinergia produttiva e un’alleanza solidissima tra le Nazioni coinvolte. Un ruolo di cerniera e raccordo che l’Italia rivendica con orgoglio e grande competenza».