Trapianto, ipotesi choc: «Impiantato sul bimbo il cuore inutilizzabile»
Non se ne sono accorti. E gli hanno trapiantato un cuore nuovo ma tecnicamente bruciato dal maldestro uso del ghiaccio. Non se ne sono accorti e hanno proceduto ad effettuare un intervento...
Non se ne sono accorti. E gli hanno trapiantato un cuore nuovo ma tecnicamente bruciato dal maldestro uso del ghiaccio. Non se ne sono accorti e hanno proceduto ad effettuare un intervento chirurgico delicatissimo, parliamo di un trapianto di un cuore su un bambino, senza capire che stavano portando a termine una operazione drammaticamente inconcludente: l’organo impiantato nel corpo di un bambino di pochi anni era già bruciato, era inservibile.
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Quanto basta ad aggiungere dolore a dolore, ma anche ad alimentare domande destinate a finire nel fascicolo di una inchiesta penale condotta dalla Procura di Napoli. Una storia dolorosa, che tiene con il fiato sospeso una intera comunità, nella speranza che le sorti del piccolo destinatario del trapianto possano conoscere a breve un epilogo positivo. Ricapitoliamo quanto raccolto in questi giorni da Il Mattino.
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È lo scorso 23 dicembre, quando da Bolzano arriva il via libera all’espianto del cuore dal corpicino di un bambino vittima di un incidente. La storia è nota: c’è un errore nella conservazione dell’organo, per il probabile uso scriteriato del ghiaccio, il cuore donato viene bruciato. Non è finita. Stando a quanto si apprende in queste ore, c’è l’ipotesi che l’intervento di trapianto sia realmente avvenuto. Una vicenda che ora spinge la Procura di Napoli, sotto il coordinamento del procuratore Nicola Gratteri ad aprire un fascicolo di indagine. Inchiesta condotta dal pm Giuseppe Tittaferrante, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Antonio Ricci. Accertamenti dei carabinieri del comando provinciale di Napoli, due le ipotesi fino a questo momento al vaglio: si va dalle omissioni in atti di ufficio, nella possibilità che qualcuno - all’interno della equipe medica - non abbia rispettato regole imposte dalla procedura; all’ipotesi di lesioni colpose nei confronti del piccolo destinatario del cuore, che è stato sottoposto a anestesia e a un intervento chirurgico da ritenere completamente inutile.
La testimonianza
«Non ce la faccio a parlare, comprendetemi. In questo momento voglio soltanto due cose: che mio figlio stia bene e che emerga la verità su quello che è successo». Ha ragione la mamma del piccolo Tommaso, il bimbo sottoposto ad un trapianto sul quale ora indaga la Procura di Napoli: ancora tanti i punti da chiarire in una vicenda medica che per certi versi appare incredibile, surreale. Invece la vita del bimbo di due anni e tre mesi, figlio di una giovane coppia del Nolano, resta appesa a un filo. È una macchina a tenerlo in vita, ed è ripresa la ricerca spasmodica di un nuovo cuore compatibile con il suo. Giusto e comprensibile silenzio dei genitori, che va rispettato. A parlare con Il Mattino - è invece l’avvocato Francesco Petruzzi, che sta assistendo la famiglia di Tommasino.
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Il dubbio
Che cosa è successo per compromettere il cuore espiantato da un altro bimbo morto tragicamente in Trentino Alto Adige? Quali sono le cause che lo hanno reso inutilizzabile? Chi doveva sovrintendere al confezionamento della borsa termica contenente un organo tanto delicato? «Domande alle quali chiediamo risposte in tempi rapidi - dice il penalista, specializzato in azioni legali collegate a colpe mediche -. Ma c’è anche da capire che cosa è avvenuto nella sala operatoria del Monaldi: ai genitori del piccolo è stato spiegato che il trapianto non era saltato, che anzi era stato effettuato, facendo riferimento al nuovo organo impiantato. Ma se quel cuore era compromesso, perché è stata presa questa decisione?».
L’avvocato ha già nominato un consulente medico di parte, il dottor Luca Scognamiglio, esperto di Medicina legale; inoltre nelle prossime ore si recherà negli uffici della compagnia dei carabinieri di Nola (dove l’11 gennaio la famiglia aveva presentato un esposto-querela per i noti fatti) per integrare con nuovi elementi la denuncia.
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L’esposto
In quelle pagine c’è anche la ricostruzione fatta dal legale sugli attimi immediatamente successivi al ritorno di Tommasino dalla sala operatoria in Terapia intensiva: «La versione fornita dall’ospedale - prosegue - parlava di un “problema” e spiegava che il cuore non pompava bene, ragione per la quale si era fatto ricorso ad una macchina. Ebbene, dopo 50 giorni il bambino è ancora attaccato alla ECMO (una strumentazione tecnica salvavita di circolazione extracorporea che supporta o sostituisce temporaneamente la funzione di cuore e polmoni). L’altro giorno, tra l’altro, il piccolo ha subìto un principio di emorragia, e la situazione resta grave». Tommasino è inchiodato in un lettino della Terapia intensiva di Chirurgia pediatrica, viene mantenuto in coma farmacologico e il suo nome è in testa alla lista europea della banca dati donazioni. Adesso comincia una nuova lotta contro il tempo. Le lacrime non bastano più, se non sono accompagnate dalla speranza e dalla solidarietà: e intorno a questo bimbo inchiodato in un lettino d’ospedale si stringe tutta la città.