Napoli, ragazzi aggrediti e derubati in via Toledo: «Volevano solo farci del male»
Una serata come tante, tra amici, si trasforma in un incubo. Pochi minuti di violenza che segneranno per sempre l?esistenza di tre ragazzi per i quali doveva essere soltanto un sabato sera...
Una serata come tante, tra amici, si trasforma in un incubo. Pochi minuti di violenza che segneranno per sempre l’esistenza di tre ragazzi per i quali doveva essere soltanto un sabato sera di divertimento. Per fortuna nessuna conseguenza grave ma il dolore di chi si sente aggredito senza alcuna motivazione mentre passeggia in una delle strade principali della città.
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I tre ragazzi, poco più che ventenni, si stavano ritirando a casa quando sono rimasti vittima dell’aggressione del branco: accerchiati e picchiati brutalmente da un gruppo di giovani in via Toledo. E la cosa ancora più agghiacciante è che a mettere a segno il raid, privo di qualsiasi giustificazione, sono state anche delle ragazze. Le vittime erano in tre: si tratta di Sara Panariello, l’amica Daryna e un ragazzo che preferisce mantenere l’anonimato.
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Gli aggressori in dieci. Hanno preso colpi e botte che li hanno messi ko, facendoli riversare a terra nel giro di una manciata di minuti: appena tre, al massimo quattro. Il ragazzo è stato aggredito con uno spray al peperoncino spruzzato negli occhi, le due ragazze tirate per i capelli da altre ragazze, scaraventate a terra, prese a calci e pugni. Tramortite e spaventate, le due amiche hanno trovato la forza per riuscire a fuggire e a trovare ricovero in un localino dei Quartieri spagnoli che conoscevano ma il gruppo le ha inseguite. È stato qui, all’interno del locale, che un ragazzo ha continuato ad aggredirle fino a portare via con se il cellulare di Daryna. I tre amici hanno immediatamente chiesto aiuto ai genitori e sono stati portati in ospedale dove sono stati refertati e dove gli sono state riscontrate diverse contusioni. Ieri la denuncia al drappello del Cardarelli. «Il loro gusto- dice Sara Panariello - era quello di sentirsi forti, di sentirsi superiori a noi e di ascoltare le nostre richieste di fermarsi». Ora saranno le telecamere ad aiutate nelle indagini.
Il racconto
«Frequentiamo via Toledo da sempre - racconta Sara, 22 anni - Era una serata come tante, un weekend di relax dopo una settimana di studio e lavoro. Stavamo raggiungendo la mia macchina per tornare a casa quando all’improvviso ce li siamo trovati addosso, non li avevamo mai visti prima». Racconta a fatica quanto è accaduto, ancora spaventata ma decisa a raccontare la sua verità e a denunciare una nottata di violenze.
«Erano almeno in dieci, maschi e femmine, tutti molto giovani - ricorda - Ci hanno aggrediti spruzzandoci negli occhi lo spray al peperoncino e poi calci e pugni di una violenza inaudita. Per primi si sono accaniti sul mio amico, l’unico maschio del gruppo. Subito dopo hanno colpito me e la mia amica. Io mi sono trovata a terra tirata per i capelli e una ragazza mi ha sferrato un calcio alla colonna vertebrale. Per un attimo ho alzato gli occhi e ho visto la mia amica scaraventata nella vetrina di un negozio e alcuni di loro che le stavano addosso e la picchiavano».
Un racconto agghiacciante che Sara riesce a fare con grande lucidità interrogandosi ancora sul perché, ma consapevole che «un perché non c’è». Sono stato attimi concitati: «Non ricordo bene come ma io e la mia amica siamo riusciti a tirarci fuori dall’aggressione e siamo scappate in un bar dei Quartieri Spagnoli che conoscevamo per trovare riparo - ricorda ancora - Purtroppo però uno di loro ci ha seguiti e rubato il cellulare di Daryna prendendoglielo dalla tasca, poi si sono dileguati tutti».
In ospedale
Sara racconta cosa è accaduto dopo. «Sono stata in ospedale e mi hanno diagnosticato un trauma cranico ma poteva finire molto peggio - dice - Sono allibita dalla violenza gratuita che abbiamo subito. È vero ci hanno anche rapinati ma il loro intento era solo quello di farci del male, senza nessun motivo apparente. Se avessimo reagito sono certa che avrebbero estratto i coltelli che sicuramente avevano». I tre amici sono ancora sconvolti, il ragazzo avrebbe anche avuto paura di sporgere denuncia «Ma io no - conclude Sara - perché credo che sia importante trovare la forza di reagire altrimenti la daremo vinta a loro». Quindi il suop sfogo di ragazza ma anche di cittadina: «Non possiamo continuare così, continuiamo a far scorrere avvenimenti del genere - conclude - se c’è una cosa per cui io e i miei amici oggi ringraziamo Dio, è che siamo vivi. Un minuto in più e probabilmente ci avrebbero ammazzato, con dei coltellini o semplicemente di botte».