Napoli, sparatoria tra i vicoli. Colpi conficcati in casa: due donne sotto choc
Raffica di spari nel cuore del borgo Sant?Antonio Abate, a Napoli, bersagliato da un interminabile raid di fuoco la notte tra domenica e lunedì. Un?incessante catena di...
Raffica di spari nel cuore del borgo Sant’Antonio Abate, a Napoli, bersagliato da un interminabile raid di fuoco la notte tra domenica e lunedì. Un’incessante catena di esplosioni a ripetizione ha paralizzato l’intero quartiere San Lorenzo, piombato nel terrore e nella paura.
Non si è trattato di un blitz fugace, né di un’azione criminale repentina ma di una scarica di colpi di pistola lunga e rumorosa che è rimbombata tra le palazzine del borgo. Il silenzio della notte è stato squarciato dalle urla di chi ha sentito i colpi di pistola perforare le pareti di casa. Alcuni proiettili, infatti, si sono conficcati nel soffitto di un’abitazione seminando il panico in vico Pergola Sant’Antonio Abate, nel dedalo di stradine a ridosso dell’antico borgo che confina con corso Garibaldi. Il commando di fuoco è entrato in azione dopo la mezzanotte e, probabilmente, solo per pura casualità nessuno è stato ferito dalla raffica di fuoco che ha riacceso la preoccupazione dei cittadini sul tema della sicurezza in un quartiere che non è nuovo a questo genere di episodi. Poco più di un anno fa, nella zona del Mercato che confina col borgo, un’altra stesa provocò il ferimento alla spalla di una 24enne che si trovava all’interno della propria abitazione.
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Il raid
La descrizione della raffica di fuoco della scorsa notte è fatta di frasi spezzate e parole non dette. La paura nel quartiere è una presenza tangibile e l’unico dato certo che alcuni abitanti hanno confermato senza sbilanciarsi sui dettagli, riguarda il fatto che si sia trattato di “tanti colpi, esplosi uno dopo l’altro”. La stesa è avvenuta intorno all’una di notte e tre proiettili hanno colpito il soffitto di un’abitazione al primo piano in vico Pergola Sant’Antonio Abate. In quel momento, all’interno dell’appartamento centrato dai colpi, c’erano due donne, fortunatamente entrambe rimaste illese nonostante l’irruzione delle pallottole. C’è chi ha sentito il via vai di scooter passare tra i vicoletti che circondano la strada della sparatoria, sia qualche minuto prima della stesa che negli istanti successivi ma la presenza dei centauri e soprattutto il collegamento tra il gruppo in sella ai motorini e la raffica dei colpi, è un elemento ancora da accertare e al vaglio delle indagini dei carabinieri intervenuti sul posto.
Le indagini
Il primo sopralluogo delle forze dell’ordine sul luogo della sparatoria è avvenuto nel corso della notte, poco dopo l’esplosione della raffica di colpi in vico Pergola dove i militari dell’arma hanno rinvenuto e sequestrato 16 bossoli. Un quantitativo inusuale e particolarmente corposo per una stesa che, in questo caso, si è contraddistinta per la violenza e la lunghezza della raffica dei proiettili esplosi. Sul posto è intervenuto il Nucleo Investigativo dei carabinieri di Napoli in sinergia con la sezione Radiomobile e i militari della Compagnia Stella a cui sono affidate le indagini. All’interno dell’appartamento al primo piano della palazzina centrata da tre colpi, i militari hanno individuato e documentato i tre punti di impatto dei colpi sul soffitto e, tra gli accertamenti effettuati in zona, gli investigatori hanno avviato un’operazione di ricostruzione dei movimenti nel vicoletto con l’aiuto delle immagini intrappolate nelle telecamere della videosorveglianza nel quartiere. Tra le ipotesi al vaglio dei militari della sezione Stella, non si esclude la possibilità di un’azione dimostrativa come la classica stesa ma anche l’ipotesi di dissidi familiari collegati alla 32enne napoletana incensurata che abita nell’appartamento dove sono stati ritrovati i segni dei proiettili sul soffitto.
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L’appello
A fare da eco alla rabbia e all’indignazione per questi episodi di violenza, è il messaggio del deputato Francesco Emilio Borrelli che descrive «la deriva inarrestabile di baby criminali in aumento». «È solo un caso che non ci siano stati dei morti, oramai sono talmente tanti gli episodi di criminalità con l’uso di pistole o coltelli che non si contano più - spiega Borrelli - Lo ribadiamo: le prime responsabilità sono delle famiglie. Spesso infatti si tratta o di figli di genitori criminali o di genitori che si disinteressano di cosa fanno i propri figli. Il territorio va presidiato con maggiore determinazione».