Smog, Napoli tra le ultime in Italia: «Invertire la tendenza»
Il Mattino

Smog, Napoli tra le ultime in Italia: «Invertire la tendenza»

Martedì 10 febbraio 2026
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Terzultimo posto in classifica per giorni di sforamento di pm10, le polveri sottili. E ultimo posto per quanto riguarda il biossido d?azoto. Sono i numeri che portano Napoli tra le...

Terzultimo posto in classifica per giorni di sforamento di pm10, le polveri sottili. E ultimo posto per quanto riguarda il biossido d’azoto. Sono i numeri che portano Napoli tra le città italiane dove la qualità dell’aria è peggiore: e se l’ultimo posto per il biossido d’azoto è una conferma, per quanto riguarda le polveri sottili si tratta di un passo indietro. A certificarlo è il rapporto «Mal’aria di città» realizzato da Legambiente. E mentre in Italia si passa da 25 a 13 città bocciate per giorni di sforamento di pm10, Napoli non riesce a fare passi in avanti. Nel rapporto 2025, relativo ai dati del 2024, la città non rispettava i target ma era solo nella top 25 in quanto a giorni sforamento. Ora, invece, è tristemente terzultima.

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Un tema che non riguarda certamente soltanto il capoluogo. Sulle polveri sottili, Acerra si prende la maglia nera campana, superando anche i limiti di Palermo che è ultima a livello nazionale. Non va meglio a San Vitaliano, Teverola e Casoria. «La lotta all’inquinamento atmosferico può e deve diventare un obiettivo strutturale delle politiche ambientali - dice Francesca Ferro, direttrice Legambiente Campania - Bisogna investire con continuità nel trasporto pubblico e nella mobilità sostenibile, accelerare la riqualificazione energetica degli edifici e il superamento delle fonti più inquinanti nel riscaldamento domestico e dal comparto industriale».

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Le polveri sottili 

Ma entriamo nel merito dei dati, partiamo dalle polveri sottili. Napoli è terzultima per pm10. Nel 2025 Palermo ha registrato 89 giorni oltre il limite, Milano 66, Napoli 64 e Ragusa 61. Nel 2024 a Napoli le giornate in cui si erano registrati sforamenti erano 57: un netto peggioramento. La media annuale di microgrammi registrata nel caso napoletano è di 41 per metro cubo. I limiti europei di polveri sottili sono di 50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni all’anno. A livello nazionale, la situazione è ancora critica anche per il Pm 2.5, dove 68 città su 93, pari al 73%, hanno una media annuale superiore a 10 microgrammi per metro cubo. Tra queste anche Napoli che però in classifica è più lontana rispetto ai casi più problematici che si registrano a Monza, Cremona, Rovigo, Milano, Pavia, Vicenza. Guardando al 2030 con la revisione della Direttiva europea sulla qualità dell’aria il 53% dei capoluoghi italiani (55 città su 103) non rispetta già ora il limite previsto per il Pm10 di 20 microgrammi per metro cubo: Napoli è nella non onorevole top ten delle città più distanti.

Nell’analisi campana, sono nove i comuni sui 33 monitorati che superano la soglia dei 35 giorni annui oltre il limite giornaliero di Pm10. In testa si collocano Acerra (92 giorni) e San Vitaliano (84), seguite da Teverola (74) e Casoria (72). Sopra soglia anche Aversa (54), San Felice a Cancello (47), Maddaloni (42) e Marcianise (37). Tra le nove città campane “fuorilegge” ben cinque riguardano la provincia di Caserta. Guardando al 2030, il 74% dei comuni campani mostra medie annuali di PM10 superiori ai limiti. Ad oggi solo sei rientrano nei limiti previsti: Portici, Ottati, Pignataro Maggiore, Polla, Pratella, Presenzano. Per quanto riguarda il Pm 2.5 sono state considerate 23 città in Campania in cui sono sempre stati disponibili i dati delle centraline Arpac: i valori medi annuali vengono superati a San Vitaliano (30,39 µg/mü) e Casoria (26,45 µg/mü). Se si guarda al target 2030, la distanza è molto più ampia: 21 città su 22 con dato disponibile risultano oltre il valore obiettivo. Solo Ottati (500 abitanti in provincia di Salerno) rientra nel target.

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Biossido di azoto

Il biossido di azoto, come accennato, vede Napoli all’ultimo posto, rispettando i parametri attuali ma essendo lontani dal 2030. Per quanto riguarda il biossido di azoto, 40 città su 105, pari al 38%, non rispettano il nuovo valore di 20 microgrammi per metro cubo. E Napoli si piazza sul gradino più alto del podio davanti a Torino, Palermo, Milano, Como e Catania. A Napoli si registrano 38 milligrammi per metro cubo, con una riduzione necessaria del 47% rispetto al 2030. Situazioni critiche a San Vitaliano dove serve una riduzione del 49% e Volla con il 41%.

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